Il sorpasso di Enel Green Power
«Più energia dalle rinnovabili
Ora conviene puntare sul verde»

Alessandro Farruggia

ROMA

«CON LE rinnovabili siamo quasi alla parità economica. Se attueremo la Strategia Energetica Nazionale e porteremo le rinnovabili al 55%,l’impatto sulla bolletta sarà minimo, se non nullo. A patto che il sistema sia ben disegnato per creare il giusto livello di competizione che porti i prezzi al livello minimo per renderli sostenibili e bancabili». Così l’ingegner Antonello Cammisecra, nuovo amministratore delegato di Enel Green Power, il più grande operatore mondiale delle rinnovabili e il motore della crescita di Enel. Il sorpasso delle rinnovabili sulle fonti fossili sarà per Enel una realtà nel 2020? «Certo. Ma il sorpasso è in atto da un bel po’. E’ come superare un tir con rimorchio: abbiamo messo la freccia e imboccato la corsia di sorpasso da molti anni. Da quando si è deciso che era più utile e conveniente investire nelle rinnovabili piuttosto che nelle fonti convenzionali».

Cosa vi ha convinto a puntare sulle energie pulite?

«Sono almeno due le ragioni di questa scelta, che è stata fatta dall’Enel di Starace. Una è la pura competizione economica: le rinnovabili sono diventate gradualmente più competitive, più semplici, più granulari, si possono fare ovunque e richiedono una minore esposizione al rischio perché il ciclo di investimento è molto più breve. Il secondo aspetto è che noi abbiamo al centro della nostra filosofia i temi della sostenibilità, e le rinnovabili ci consentono di produrre energia in maniera più pulita. E sono due dimensioni che convergono perché non c’è sostenibilità economica a lungo termine se non c’è sostenibilità ambientale e sociale».

Ci saranno anche dei problemi.

«Molti meno di quello che si riteneva. Oggi la percentuale di penetrazione delle energie rinnovabili ha superato le barriere psicologiche di qualche anno fa, quando si facevano previsioni catastrofiche di sistemi elettrici che sarebbero stati messi in crisi. Questo non è successo, anzi, oggi in alcuni giorni dell’anno in Danimarca l’energia elettrica si produce per il 90% con le rinnovabili e in Germania, il più grande paese manifatturiero dell’Unione Europea, si raggiunge il 60-70%. Le fonti rinnovabili sono convenienti. In Cile abbiamo vinto una gara che non ci limitava alla costruzione di impianti rinnovabili, se avessimo voluto avremmo potuto costruire un parco eolico e, per esempio, un impianto turbogas, invece abbiamo scelto un mix al 100 verde: perché era più conveniente. Le rinnovabili non sono il futuro, sono il presente».

Come si può garantire la stabilità e la sicurezza della rete?

«Con investimenti intelligenti in innovazione e tecnologia. Combinando un mix di fonti rinnovabili, perché per la loro natura le fonti sono disponibili in momenti diversi, con l’innovazione tecnologica e con l’investimento in reti intelligenti: l’Italia è molto all’avanguardia in questo settore. Inoltre bisogna fare investimenti non solo in infrastrutture di rete ma anche in infrastrutture di stoccaggio. Le rinnovabili, accoppiate allo storage, possono ottenere risultati eccellenti anche su questo fronte».

Che tipo di storage è vincente?

«Ci sono costi e benefici per ogni soluzione. Noi pensiamo che la tecnologia killer sia lo storage elettrochimico, le batterie. Questo perché sono granulari e hanno costi che scenderanno rapidamente secondo una dinamica simile a quella che stiamo vedendo per il fotovoltaico. Utilizzeremo gli storage nelle nostre centrali rinnovabili in tutto il mondo e questo ci permetterà di contribuire alla stabilità della rete, minimizzare gli sbilanciamenti, generare in un arco temporale più ampio, riducendo la necessità di capacità di generazione a gas. Crediamo nelle batterie. C’è molta ricerca in corso, la tecnologia evolve. E l’Italia potrebbe anche svolgere un ruolo importante: abbiamo competenze, università, operatori delle rinnovabili».

Lei parla di innovazione: è vero che state pensando a robot per il montaggio sul sito dei pannelli fotovoltaici?

«E’ vero. Stiamo lavorando a un programma di robotizzazione di molte fasi di costruzione degli impianti, sia per gli scavi che perla predisposizione delle opere civili e il montaggio dei pannelli stessi. Ci stiamo lavorando con la Comau, che è un grande operatore della robotica. Così potremo lavorare di notte o in condizioni climatiche complesse riducendo ulteriormente i tempi e i costi».

Cosa serve oggi? La strategia energetica nazionale, ha indicato la direzione. Basta questo?

«Serve un sistema regolatorio che sia favorevole alle rinnovabili, chele promuova, senza più bisogno di incentivi economici. Servono regole e servono gli spazi legislativi. Servono contratti di compravendita di energia a medio e lungo termine anche con soggetti privati. E poi, per raggiungere gli ottimi obiettivi che la Sen ci ha dato, bisogna avere la velocità giusta, quindi bisogna passare a una fase di decreti che creino le condizioni per attuare la Sen stessa. Oggi c’è una proliferazione di leggi a livello regionale che crea un caos assoluto ed espone a una serie di problemi di lentezza e burocrazia. Questo non va bene. Le norme dovrebbero essere uguali per tutti, abbiamo bisogno di una omogeneizzazione se vogliamo andare nella direzione indicata dalla Sen».