LA NUOVA FASE DEL CREDITO

Banche, matrimoni rimandati
Cacciatori e prede impegnati
a rimettere i conti a posto

Pino Di Blasio  MILANO

PER QUANTO i mercati intonino la Marcia nuziale di Mendelsshon, nonostante fondi e istituzioni europee facciano pressioni per irrobustire le dotazioni patrimoniali degli istituti, il 2018 non sarà un anno di matrimoni tra le banche italiane. Non sono mature le condizioni per celebrare altre nozze, la campagna di «merger and acquisition» dovrà aspettare che le potenziali prede migliorino la loro dote matrimoniale, per essere più appetibili, e gli eventuali cacciatori finiscano di assorbire e digerire le acquisizioni precedenti, prima di rimboccare il sentiero di caccia. Prendiamo il caso di Banca Monte dei Paschi. Che rientri tra le possibili prede è scontato: con il ministero dell’Economia che ha più del 68% del capitale, la ricerca di un acquirente è solo questione di tempo. Ma, nonostante l’esito delle elezioni e tutti i rischi di un governo che ruota su 5Stelle e Lega, l’uscita dello Stato dal forziere di Siena sarà molto rallentata. L’ad Marco Morelli e la presidente Stefania Bariatti sono impegnati a rafforzare il patrimonio del Monte, a liberarlo dalle pesanti zavorre dei crediti deteriorati e a far risalire il valore del titolo in Borsa. Per questo sono pronti a spegnere ogni principio di incendio, ogni scintilla che potrebbe innescare un rogo. Sono bastate alcune illazioni sui giornali, sui cali del titolo in Borsa e sulle eventuali perdite dello Stato per il salvataggio a spingere la banca di Siena a precisare in una nota che «non sono allo studio operazioni di aumento di capitale, l’attuazione del piano di ristrutturazione procede secondo i tempi previsti. In particolare, sono confermati gli obiettivi di piano per la riduzione dei crediti deteriorati, le iniziative di contenimento dei costi e l’operazione di cartolarizzazione delle sofferenze». Sull’eventuale acquirente-socio di Mps i nomi restano gli stessi: Ubi Banca e Poste Italiane, in caso di operazione di sistema. Le altre due prede più note erano Creval e Carige. Entrambe, quasi a sorpresa, hanno superato la prova ostica degli aumenti di capitale. E adesso devono assorbire lo choc, riequilibrando la governance nel caso di Genova, e trattando con i fondi nel caso del Creval. Ci vorrà del tempo per la terapia di riabilitazione, gli aspiranti acquirenti (Banco Bpm e Popolare di Sondrio) possono attendere.

TANTO PIÙ che la vicina Popolare di Sondrio (potenziale cacciatrice), come la Popolare di Bari (invece preda), devono accelerare la trasformazione in spa, dopo la sentenza della Consulta. E anche per questa metamorfosi ritardata serve tempo. Sul fronte degli acquirenti, il ruolo di «banca alfa» spetta a Banco Bpm, visto che i due altri gruppi più grandi, Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno già chiuso lo shopping di istituti nazionali. Ma l’ad Castagna deve mettere molte energie nel completare il matrimonio più azzeccato nel credito italiano. Genova può aspettare, meglio che prima chiarisca chi comanda, tra l’ad Fiorentino e il socio forte Malacalza.

A MODENA, LA BPER si prepara all’assemblea del 14 aprile, definendo una governance che ruoterà attorno all’ad Vandelli. Lalista preparata dal cda, benedetta anche dall’azionista Unipol, darà più forza al gruppo, che continuerà con i suoi progetti: un maxi accantonamento da 1miliardo di euro e la cessione di 3miliardi di crediti deteriorati, oltre all’azione di recupero sofferenze da parte della società dedicata allo scopo. Solo tra un anno Bper si rimetterà sui sentieri di caccia, guardando verso Bari ela Popolare che nel frattempo sarà diventata società per azioni. Come avrà fatto Sondrio, forse la più papabile a convolare a nozze prima della fine del 2018. Sarebbe un matrimonio tra consanguinei, anche se Creval leva i calici per il successo dell’aumento di capitale e potrebbe continuare a restare zitella.

INFINE UBI, il predatore più importante. Il gruppo guidato da Massiah resta l’acquirente migliore per il Monte dei Paschi. Ma solo sulla carta, considerando che deve ancora digerire le tre good bank incorporate, dopo averle comprate per 1 euro: Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti, o come si sono chiamate alla fine Banca Tirrenica, Banca Adriatica e Banca Teatina. E poi anche le regole d’ingaggio con Siena e il Ministero vanno studiate dettagliatamente. Per dare forma a un’alleanza in grado di ambire al podio del credito italiano. Anche se il terzo posto tra le banche tricolori non ha portato finora fortuna a chi l’ ha occupato nei decenni precedenti.


Assemblea Bper. La lista del cda cambia le regole di governo

MODENA

È STATO un cambio culturale, una novità in un mondo abituato a pesare le rappresentanze con il bilancino del farmacista. Bper è stata la prima ad alzare il livello nel consiglio d’amministrazione, imitata da Unicredit che farà lo stesso nella sua assemblea. Così, il 14 aprile a Modena, l’assemblea degli azionisti dell’istituto emiliano si troverà sul tavolo due liste da dove attingere i 15 nomi per il cda che resterà in carica fino al 2020. La prima è una lista emanazione del cda, che sarà guidata dall’ad Alessandro Vandelli. Undici candidati indipendenti, 6 donne, 8 consiglieri uscenti, 7 nomi nuovi: tutti connotati da un elevato livello di professionalità e in grado di completare il percorso per accantonare la cultura di banca popolare e affrontare le sfide di un istituto nazionale. Unicredit farà lo stesso con la lista Mustier. Il candidato più vicino alla presidenza, che sostituirà Luigi Odorici, è Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia Romagna dal 2017, già al vertice degli industriali di Modena, guida della Ing Ferrari spa. Unipol, primo azionista di Bper con il 10% circa del capitale, ha scelto di non indicare un proprio candidato per il cda. Il gruppo guidato da Carlo Cimbri ha scritto una lettera a Bper confermando la fiducia nel management e nell’ad, ma chiedendo un deciso rinnovamento dei consiglieri. I bolognesi sono stati accontentati con la lista del cda. Mentre Assogestioni, che raccoglie i fondi italiani e stranieri hanno indicato tre candidati nella lista di minoranza: Roberta Marracino, Alessandro Robin Foti e Marisa Pappalardo, tutti manager.

 

Di |2018-03-27T16:08:15+00:0027/03/2018|Finanza|