Il gioiello per bici elettriche
Parte lo stabilimento Five tutta l’energia è autoprodotta

BOLOGNA

LA PERLA della zona industriale Roveri, poco fuori le mura di Bologna, lo stabilimento Five (Fabbrica italiana veicoli elettrici). Dieci milioni di investimenti per un edificio completamente autosufficiente sul piano energetico, capace di garantire l’illuminazione e la produzione. Five è l’industria green per eccellenza in Italia. Inaugurato il 22 maggio con il ministro dell’ambiente Galletti, lo stabilimento produce più energia di quella che consuma e soltanto da fonti rinnovabili. Si tratta di un complesso industriale di oltre 7mila metri quadrati. Coperti da rinnovabile il riscaldamento, la climatizzazione acqua calda, l’illuminazione interna ed esterna, le catene di montaggio e i forni di verniciatura.

STIAMO parlando, insomma del più grande stabilimento italiano dedicato esclusivamente alla produzione di veicoli elettrici leggeri a due ruote e fra quelli di eccellenza in Europa. Unico totalmente green, alimentato da sole rinnovabili. L’autosufficienza dell’edificio è garantita da un doppio impianto fotovoltaico sul tetto a film sottile per aumentare i rendimenti invernali, pompe di calore, recupero calore dei forni, illuminazione a led, pompa di calore innovativa a CO2 , in duplice uso : preriscaldo forni e riscaldamento radiante area assemblaggio. I kilovattora prodotti ogni anno sono 238.600 con una stima consumi annui di energia pari a 213.800 kWh/anno: utilizzata per produzione industriale, riscaldamento e climatizzazione a pompe di calore Mitsubishi Heavy Industries e illuminazione a LED. Di cui: 54% produzione industriale e verniciatura, 14%: illuminazione LED, 32%: riscaldamento e altri consumi. La scelta dell’azienda è di utilizzare in autoconsumo direttamente il 60% dell’energia prodotta e prendere il restante 40% dall’interscambio con la rete visto che c’è un surpuls di 24.800 kW/h di energia prodotta in un anno che è ceduto in rete.

IL PROGETTO nasce nel 2013 con il preciso intento di rilocalizzare, dalla Cina in Italia, la produzione di bici e ciclomotori elettrici in uno stabilimento industriale energeticamente autosufficiente realizzato seguendo i principi della logica ZEB (Zero Energy Building). Five garantisce lavoro complessivamente a 50 persone, di cui 39 impegnate nel reparto industriale, che verrà implementato all’assemblaggio batterie nel 2018. A pieno regime, la fabbrica avrà una capacità produttiva di 35.000 veicoli elettrici all’anno, 160 al giorno . Il magazzino innovativo, completamente automatizzato 4.0, è composto da 860 postazioni in cui saranno stivati circa 3.200 mezzi: il tempo medio di un movimento di magazzino è di 90 secondi. Five intende raggiungere entro il prossimo triennio i propri obiettivi produttivi grazie al piano di sviluppo anche sul mercato estero con l’esportazione del luxury brandMomodesign ed i noti marchi del settore Wayel e Italwin. Five punta a diventare un punto di riferimento in Italia e all’estero e intende lanciare il Lockbike, un prodotto nato e pensato per comuni, aziende e strutture ricettive. In grado di fungere al tempo stesso da sistema di bike parking e di bike sharing ibrido. Le ciclostazioni Lockbike sono realizzate per poter parcheggiare e proteggere dai furti qualsiasi tipo di bicicletta (elettrica o tradizionale).

«CREDIAMO che l’imprenditoria sia fatta di esperienza, visione e lungimiranza. Come azienda abbiamo sentito l’esigenza di poter avere un controllo qualitativo totale sulla produzione, garantire l’eccellenza del Made in Italy e tempi di produzione congrui alla stagionalità dei nostri marchi – ha detto il giorno dell’inaugurazione il presidente di Five, Giorgio Giatti– Alla somma di questi fattori si aggiunge il fatto che una produzione italiana 4.0 ha l’obiettivo di essere più competitiva anche dal punto di vista economico. Tutto questo ci ha portato a guardare al futuro e a pensare in grande».


Vertice G7

Usa, meglio parlare di sprechi che di clima

BOLOGNA

VENIRE a parlare di ecologia e ambiente a Bologna ieri e ieri l’altro per gli americani è stato eufemisticamente imbarazzante. Lo si è visto dall’amabilità del capo dell’agenzia federale per la difesa dell’ambiente (Epa), Scott Pruitt, nel dilungarsi su temi quali lo spreco alimentare, contrastata dall’evasività sugli accordi di Parigi, appena sconfessati dal presidente Donald Trump. Meglio di niente, si dirà, allora l’accordo siglato a Bologna, il Protocollo, per la creazione di una task force capace di debellare circa 200 miliardi di sprechi alimentari, che in Italia sono essenzialmente scarti casalinghi. Per il resto è stato palpabile il ruolo americano, il soli contro tutti di cui si è fatto carico Scott Pruitt, appunto. Al di là delle contingenze politiche più generali comunque lo spreco alimentare sta diventando una vera e propria piaga e ben venga quindi il Protocollo internazionale. Solo in Italia ammonta a 16 miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil. Ogni famiglia italiana spreca 145 chili all’anno, ovvero il 75% dello spreco complessivo in Italia per un costo di 360 euro l’anno.

MA LA PROBLEMATICA è complessa. Quello delle famiglie è solo il dato più evidente. Ad esso vanno sommati le perdite già sulla produzione (un miliardo e 25 milioni), gli sprechi nell’industria (un miliardo e 160 milioni) e nella distribuzione (un miliardo e 430 milioni). Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti e l’amministratore dell’Agenzia dell’Ambiente americana, Scott Pruitt, si sono incontrati a Fico Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo che aprirà a Bologna in autunno. Galletti e Pruit hanno condiviso, con il mondo accademico, le aziende italiane e statunitensi maggiormente all’avanguardia sul fronte della riduzione dello spreco di cibo, le buone pratiche in corso nei due Paesi e insieme rafforzato l’interscambio su un tema che alla rilevanza ambientale aggiunge quella economica e sociale.

GLI ITALIANI lo considerano un non problema e se n’è cominciato a parlare in modo serio e più capillare solo grazie all’Expo di Milano nel 2015. Solo sei italiani su 10 sanno che esiste una nuova legge dedicata al recupero, alle policies e pratiche antispreco. E addirittura il 90% dichiara di non sapere nulla del provvedimento. Anche se i comportamenti stanno cambiando, secondo l’Osservatorio Waste Watcher: un italiano su cinque inizia ad avere atteggiamenti più virtuosi e a sprecare meno.