LA MANIFATTURA NOSTRANA

Cuore tricolore e hi-tech giapponese
Il gigante Takara scommette sull’Italia
Un brand di lusso per i beauty center

Andrea Bonzi

REGGIO EMILIA

COME FUORISERIE. Dalla struttura metallica ai materiali per l’imbottitura, alle finiture estetiche, le poltrone da barbieri, parrucchieri o beauty center sono un prodotto quasi artigianale. Ed è proprio partendo dalla tradizione della manifattura italiana che Takara Belmont – multinazionale giapponese con quasi 100 anni di storia, un’istituzione del settore da 800 milioni di euro di fatturato globale – ha deciso di puntare sul nostro Paese. Creando una startup a Scandiano (Reggio Emilia) con cui rafforzare l’espansione nel Vecchio Continente. Alla testa della Takara Italy, che ad aprile si darà una stabile organizzazione, c’è Marco Bursi, manager che ha selezionato personalmente il team di professionisti al lavoro e che sintetizza così la sua esperienza: «Le multinazionali di solito comprano i concorrenti per poi eliminarli progressivamente; in questo caso Takara ha operato con lo spirito opposto».

Bursi, come è nata questa avventura?

«Takara Belmont da 60 anni ha una filiale a Londra, probabilmente i vertici avevano già i sentori della Brexit e hanno cercato di giocare d’anticipo. Sono stato contattato alcuni anni fa: mi hanno detto che avevano intenzione di produrre in Italia, di cui ammirano il design e lo stile, e mi hanno chiesto di individuare delle professionalità. Ho selezionato i fornitori – falegnami, carpentieri, tappezzieri, tutti nella zona di Reggio Emilia, che conosco bene – e abbiamo cominciato a fare dei prototipi, in particolare la linea Epiphany è piaciuta, così abbiamo iniziato la produzione. E, da aprile, diventeremo ufficialmente Takara Italy».

Quanto vale il mercato beauty e wellness per la vostra azienda?

«Tutto il gruppo Takara Belmont ha un giro d’affari di 800 milioni di euro, di cui una cinquantina circa in Europa, il 60% del quale sul beauty & wellness, il resto sulle poltrone medicali da dentista, su cui pure stiamo organizzandoci. Il progetto, per Takara Italy, è di arrivare a 4-5 milioni di euro solo come arredo di parrucchiere, ma credo che faremo molto meglio».

Quanto è l’investimento nella startup?

«Dopo i 600mila euro iniziale sono previsti 500mila euro all’anno nei prossimi anni per lo sviluppo. Il fatturato è cresciuto del 50% circa nei primi 12 mesi».

Quanti dipendenti avete?

«Attualmente siamo una decina di dipendenti assunti, tra operai che assemblano i prodotti e gestiscono il magazzino; se aggiungiamo l’indotto arriviamo a 40 persone, tra i nostri fornitori ci sono tre falegnamerie, 2 carpenterie e tappezzerie».

È stato difficile rapportarsi con i manager giapponesi?

«Assolutamente no, sono stato molto sorpreso dal rapporto con i vertici della Takara Belmont. Li ho incontrati in Giappone e a Londra e, devo dire, ho trovato che apprezzassero molto la mentalità di lavoro italiana. Hanno trovato qui da noi disponibilità e professionalità».

Sì, ma perché hanno scelto proprio l’Italia?

«Innanzitutto il nostro Paese è il mercato più importante del settore a livello europeo. Poi c’è il discorso del made in Italy, fortemente apprezzato. I giapponesi non sono venuti qui per modificare un’azienda, anzi, loro vogliono utilizzare il nostro saper fare e creare qualcosa che sia autenticamente italiano. Dall’Oriente prenderemo i componenti elettrici, ma il lavoro manuale, la ricerca del design e la meccanica è fatta tutta nel nostro Paese. Trovo la loro lungimiranza sorprendente, una vera rivoluzione».

 

Petrolio Gli accordi tra colossi portano il barile a quota 70 dollari

FIRENZE

UN MERCATO che si sta riequilibrando, secondo il bollettino mensile dell’Opec, l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. La domanda nel 2018 dovrebbe aumentare di 1,53 milioni di barili al giorno. Il prezzo del petrolio dovrebbe assestarsi sui 70 dollari al barile nei prossimi mesi, con una media nell’anno che starà un po’ sopra i 60 dollari. Sono queste almeno le previsioni del leader di Eni, Claudio Descalzi, che, intervistato da Bloomberg, ha affermato: «Ora i fondamentali stanno guidando il mercato, ma le condizioni di domanda ed offerta connotate da una richiesta stabile abbinata a scorte in calo, faranno sì che i 70 dollari per barile siano sostenibili solamente nei prossimi mesi. Ritengo che 60-65 dollari per barile siano la media di prezzo che caratterizzerà il 2018». Se così non sarà, è perché interverranno elementi geopolitici: Nigeria, Libia e Venezuela, le aree che, secondo Descalzi, potrebbero destare preoccupazioni. Già da quest’anno, comunque, le aziende dell’oil&gas, come Baker Hughes-General Electric, prevedono un andamento leggermente migliore. «Le prime indicazioni sulla spesa in conto capitale dei clienti nel 2018 sono incoraggianti, in particolare per il nostro business a ciclo più breve», commenta Lorenzo Simonelli, presidente e ceo di BhGe.

«STIAMO assistendo a un aumento dell’attività sia nel volume sia nelle dimensioni delle offerte per nuovi progetti, poiché i clienti si sentono più sicuri dei loro costi operativi e della stabilità dei prezzi delle materie prime». «La nostra strategia aziendale – prosegue Simonelli – è ben allineata con le condizioni del mercato e con le necessità dei clienti». In occasione del meeting annuale di BhGe, evento di riferimento che ogni anno riunisce i leader del settore, la società ha presentato anche l’accordo con Shell. Bh-Ge ha infatti sviluppato JewelSuit, che rivoluziona il modo nel quale Shell esegue la pianificazioni dello sviluppo ‘di campo’, integrando dati e processi dalla interpretazione sismica fino alla modellazione geologica. Ciò permette a Shell di ridurre le incertezze sulla posizione dei giacimenti, la stima delle riserve e la pianificazione della produzione. «Le tecnologie digitali – ha spiegato Harry Brekelmans, direttore di Shell Projects and Technology – sono state una caratteristica importante nel nostro settore, ma adesso il ritmo nel cambiamento sta aumentando: quello che prima necessitava di anni o mesi per essere sviluppato e introdotto, adesso necessita solo di qualche settimana».

Monica Pieraccini

 

Di |2018-10-02T09:24:49+00:0007/02/2018|Imprese|