Fico, al via il grande parco del cibo
I prodotti tipici dai campi alla tavola
«Sarà un luogo unico al mondo»

BOLOGNA

DUE ULIVI calabresi di 400 anni e un muro di mele di ogni varietà, un assaggio della biodiversità della frutta italiana. Fico Eataly World si presenta così al visitatore. «Partiamo dalla terra per illustrare al mondo le eccellenze italiane», spiega Tiziana Primori, amministratore delegato del grande parco agroalimentare che inaugurerà il 15 novembre al Caab, alle porte di Bologna. Al taglio del nastro ci sarà il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Dottoressa Primori, manca solo da percorrere l’ultimo miglio e Fico Eataly World aprirà le proprie porte al pubblico. Come lo descriverebbe a chi non lo ha mai visto?

«Sotto gli occhi dei visitatori presentiamo tutte le tappe della filiera del settore, dalla raccolta delle materie prime alla trasformazione nelle eccellenze alimentari del nostro Paese. Fico è un luogo, prima di tutto, di verità, legato alla terra. Nelle aree esterne ci sono orti, campi e il museo della civiltà contadina, per ricordarci le origini. Troviamo poi l’allevamento, con ben 200 tipi di animali, suini, vacche, galline e molto altro, il tutto organizzato da grandi imprenditori italiani, dalla tartufaia di Urbani ai pollai Eurovo, solo per fare qualche esempio, e le vigne, con 60 vitigni messi a dimora».

Dal campo alla forchetta…

«A Fico le aziende di produzione e trasformazione sono ben rappresentate, con 40 fabbriche che producono tutti i giorni, dalla Sicilia alla Romagna, al Piemonte. Profumi, odori, sapori, la varietà di pasta, con tagliatelle e tortellini fatti a mano, olio, caffè, formaggi, e salumi, dai prosciutti alle mortadelle. Nello stesso settore ci saranno aziende grandi, come Granarolo, e piccole, come il caseificio Valsamoggia. Entreremo nel mondo dei dolci, con Balocco, le caramelle Amarelli e molto altro. E ancora: 45 posti di ristoro, dai ristoranti, in alcuni casi stellati, ai chioschi tematici delle fabbriche di trasformazione. Un luogo magico, dove i migliori imprenditori spiegano l’Italia».

La scelta della food valley dell’Emilia-Romagna come contesto per Fico è stata naturale?

«Certo, stiamo creando un’attesa importante.  sarà il luogo ideale per far capire quanto sia bello questo Paese e, ovviamente, per aumentarne la conoscenza nel mondo. Tra i nostri partner ci sono anche Ferrovie dello Stato, che realizzerà un trenino interno per gli spostamenti, e Poste Italiane: da Fico Eataly World si potrà spedire in tutto il mondo».

Che giro d’affari vi aspettate?

«Noi stiamo ragionando su un’ipotesi di 80 milioni di euro di fatturato del parco agroalimentare. È il più grande del mondo, un’attrazione unica, un grande orgoglio: abbiamo investito molto sulla bellezza. Non a caso, all’ingresso ci sarà un totem con i 53 siti dell’Unesco».

Quanti visitatori pensate di accogliere? E come li porterete a Fico?

«La stima è 6 milioni l’anno. Sui trasporti siamo pronti, abbiamo firmato accordi importanti, ci saranno collegamenti diretti da Firenze, Modena, Rimini e, dalla stazione di Bologna, partirà una navetta ogni 20-30 minuti per portare qui le persone. Mezzi ibridi finanziati dalla Regione Emilia-Romagna con fondi europei e Tper. Infine, una cosa importante: non si paga alcun biglietto di ingresso e, se si vuole, si può girare in bicicletta e anche farci la spesa, passando dalle casse».

Quanti posti di lavoro creerete?

«Settecento persone saranno impiegate direttamente, e diventeranno 3.000 contando anche l’indotto. Ma in realtà Fico creerà posti in tutta Italia, la nostra iniziativa punta ad aumentare il turismo e la possibilità di conoscere, e quindi vendere, i prodotti dell’eccellenza gastronomica italiana. Hanno visitato il cantiere centinaia di giornalisti e tour operator stranieri, sarà un grande richiamo».

Le piace la definizione di Disneyland del cibo?

«Se si intende un’attrazione falsa e costruita ad arte, no, non mi piace. Ma se si intende un luogo nato dalla fantasia dell’uomo e da qualcosa di magico, come i cartoni animati, beh, ci può stare. Le cose dipendono sempre da come le si guardano».

Le difficoltà sono ormai alle spalle. Cosa le rimane del percorso compiuto finora, ora che ci si avvicina al taglio del nastro?

«Ogni giorno ho affrontato e sto affrontando mille problemi, ma il bello è che ho imparato ad amarli, perché ho capito che si possono risolvere. Mi piace pensare che qui ci sia un’Italia che lotta e ha voglia di scommettere, abbiamo molte donne e molti giovani che non stanno certo a piangersi addosso ma, anzi, hanno voglia di pensare a un Paese migliore. Ed è importante che a Fico ci abbiano creduto in primis gli attori pubblici, Caab e Comune di Bologna, e la cooperazione, Eataly e i 150 imprenditori che sono presenti. È un progetto importante che mette al centro le migliori energie tricolori».

Business e non solo, a Fico verranno invitate anche le scuole

«Certo, c’è una parte importante di didattica per gli studenti. Fico sarà un grande luogo per imparare, tutti gli imprenditori presenti, faranno almeno 30 corsi al giorno dove spiegano come si fa la pasta, l’olio, la birra, e così via. Ci saranno degli ambasciatori e delle guide, con il pieno coinvolgimento delle quattro università della Fondazione Fico».