LA GLOBALIZZAZIONE NEGLI STUDI

Università, boom dei corsi in inglese
«Vogliamo attrarre cervelli stranieri
E rendiamo competitivi i nostri giovani»

Veronica Passeri

MILANO

DARE AI LAUREATI italiani una formazione internazionale per poter competere nel mercato globale e, al tempo stesso, attirare studenti stranieri negli atenei di casa nostra. Le università italiane hanno scoperto, non da ora, l’importanza di offrire corsi di laurea triennale e magistrale in inglese. Sono 56 gli atenei italiani che li hanno in calendario, a fronte di circa mille corsi di questo genere in Germania e Olanda: Paesi che, infatti, che sono diventati bilingui. Alla Bocconi di Milano ci sono 10 trienni, di cui 7 in inglese e 3 in italiano, 12 bienni, di cui uno in italiano, 7 in inglese e 4 in entrambe le lingue mentre il quinquennio di giurisprudenza è solo in italiano. «Il problema della formazione in lingua inglese è squisitamente un problema disciplinare. Per il mondo delle scienze sociali e in particolare dell’economia e del management, l’offerta di formazione in inglese è indispensabile – spiega il rettore della Bocconi, Gianmario Verona – sia per attirare in Italia i migliori talenti stranieri sia per permettere ai laureati nostri connazionali di proporsi per gli impieghi più interessanti, ovunque siano offerti. Oltre un quarto dei nostri laureati trova il primo impiego all’estero». Insomma, le università italiane con una significativa offerta in inglese riescono ad attirare studenti da tutta Europa e, spesso, anche dal resto del mondo.

«IN BOCCONI, nei corsi in lingua inglese gli studenti stranieri sono in media il 30% con picchi che superano abbondantemente il 35% nelle lauree magistrali in Finance e in International management e il 70% nel Master in Business administration», sottolinea Verona. Per l’Università di Catania internazionalizzazione significa soprattutto aprirsi al Mediterraneo con studenti che arrivano soprattutto da Tunisia ed Egitto. Sono state, poi, destinate 10 borse di studio da 1.500 euro ciascuna a studenti internazionali che si immatricoleranno al primo anno di uno dei corsi di laurea magistrale in inglese: Physics(Fisica), Chemical engineering for industrial sustainability (Ingegneria chimica per la sostenibilità industriale), Automation engineering and control of complex systems (Ingegneria dell’automazione e del controllo dei sistemi complessi), Electrical engineering (Ingegneria elettrica), Global politics and euro-mediterranean relations (Politica globale e delle Relazioni euro-mediterranee). «La dimensione mondiale delle attività economiche e finanziarie richiede una prospettiva internazionale nella progettazione dei curricula e dell’offerta formativa», spiega il rettore dell’ateneo siciliano Francesco Basile, ribadendo che l’obiettivo è di aumentare anno per anno il numero di corsi in lingua inglese anche come «fattore strategico per attrarre studenti dal bacino del Mediterraneo». Un record lo stabilisce la Freie Universitat Bozen, che, unica in Europa, propone corsi universitari in tre lingue: italiano, tedesco e inglese. Il 31% dei prof e dei ricercatori è straniero, come lo è il 17% degli studenti (soprattutto tedeschi). Il rettore stesso, Paolo Lugli, in carica da un anno, è plurilingue (italiano, tedesco, inglese e francese) e ha insegnato per dodici anni Nanoelettronica a Monaco di Baviera.

«L’OBIETTIVO del nostro ateneo è attirare giovani motivati e preparati, dall’Italia, dai Paesi vicini di lingua tedesca ma anche da altre nazioni. Studiare in tre lingue – spiega Lugli – è una scelta non facile che viene però ricompensata con un maggiore facilità di accesso al mercato del lavoro internazionale». Da ottobre saranno attivati nuovi corsi: la laurea triennale in ingegneria del legno e le lauree magistrali in Scienze dell’alimentazione (tutta in inglese), Accounting e finanza, Experience design, Big data e informatica.

 

Generali Sale in cattedra alla Bocconi: corso sul rischio d’impresa

MILANO

ALL’UNIVERSITÀ BOCCONI di Milano nasce la cattedra Generali in Insurance and risk management, affidata al professore ordinario del dipartimento di Finanza, Stefano Rossi. L’obiettivo è insegnare un approccio innovativo al corporate risk management, non solo come copertura dei rischi finanziari ma anche, e soprattutto, come gestione dei rischi operativi dell’impresa. «La partnership tra la Bocconi e un grande gruppo assicurativo, che vanta una presenza in più di 60 Paesi al mondo, porterà vantaggi ad entrambi – ha detto il rettore dell’Università, Gianmario Verona –. Avremo l’opportunità di condurre ricerca di alta qualità sul mondo assicurativo, che è sottoposto a importanti cambiamenti in epoca di fintech, e potremo alimentare le conoscenze dei nostri studenti, grazie anche al coinvolgimento attivo in aula del Gruppo Generali».

IL CEO DI GENERALI, Philippe Donnet, ha spiegato che la collaborazione con l’Università Bocconi è un «contributo importante per studiare, analizzare e gestire» le «interrelazioni profonde» fra il settore assicurativo e «i grandi temi della contemporaneità». L’accordo prevede l’intitolazione della cattedra per cinque anni, durante i quali saranno svolte attività didattiche e di ricerca, finalizzate a partecipare al dibattito scientifico in tema assicurativo-finanziario attraverso ricerche e pubblicazioni internazionali, l’organizzazione di incontri, seminari e workshop e altre forme di collaborazione. Il titolare della nuova cattedra, Stefano Rossi, ha insegnato alla Stockholm school of economics, Cornell university, Imperial college business school e Purdue university. I suoi principali interessi di ricerca sono il rapporto tra legislazione e finanza, corporate governance, crisi finanziarie aziendali.

 

Di |2018-10-02T09:24:40+00:0017/04/2018|Lavoro|