L’innovazione non è la minaccia
«L’Italia deve fare sistema
Solo così il Pil potrà decollare»

Giuseppe Catapano
MILANO
OPPORTUNITÀ o minaccia? «L’innovazione è percepita come una potenziale minaccia», risponde senza esitazione Andrea Poggi, innovation leader di Deloitte, azienda di servizi di consulenza e revisione. Lo fa con i numeri allamano: sono quelli di un’indagine che la stessa Deloitte ha svolto per misurare l’impatto dell’innovazione sui settori fashion, automotive e turismo coinvolgendo cittadini italiani e di altri quattro Paesi europei (Germania, Francia,Regno Unito e Spagna), oltre a operatori di settore. L’obiettivo, indagare e mettere a confronto il percepito sul posizionamento dell’Italia in tre comparti di eccellenza. Risultato in sintesi: innovazione vista più come una minaccia che come un’opportunità. Per ora. «C’è il timore – spiega Poggi – che il cambiamento possa determinare vantaggi a favore di pochi e anche conseguenze non positive a livello occupazionale.Ma c’è anche la consapevolezza del ruolo importante e della forza dirompente dell’innovazione. Se in passato abbiamo assistito a un atteggiamento rinunciatario, questa consapevolezza sta portando a un comportamento più attivo. Così l’innovazione può diventare un’opportunità».
E ALLORA si arriva alla radice del problema. Da cosa dipende l’atteggiamento passivo? «Da un aspetto culturale – dice Poggi – ma soprattutto dal fatto che non c’è un approccio di sistema. In Italia ogni operatore risponde in proprio: le aziende si gestiscono come ritengono più opportuno, il governo ha un approccio generalista per quel che riguarda le politiche fiscali, poi ci sono i centri di ricerca. Non c’è un collegamento vero, questo scoraggia e dà un vantaggio competitivo agli altri Paesi». Come quelli coinvolti nell’indagine di Deloitte. In Germania, Francia, Regno Unito l’approccio di sistema «c’è in buona parte. Il primo effetto positivo è proprio il cambiamento culturale. Tale approccio non solo c’è, ma è concentrato nelle aree di eccellenza. Lì sono rivolti gli sforzi d’innovazione». Con casi virtuosi che secondo Deloitte – e non solo – possono essere d’esempio perl’Italia. «L’agricoltura in Nuova Zelanda – aggiunge Poggi – ha fatto passi da gigante. In quel settore si sono concentrati gli investimenti dei privati, lo Stato ha investito più del 4% del Pil in ricerca e sviluppo, i centri di ricerca hanno lavorato molto. L’agricoltura ha raddoppiato in termini di fatturato il contributo al Pil. Tutto il sistema economico ne ha beneficiato. E oggi la Nuova Zelanda è leader nell’agricoltura di precisione». La conseguenza non può che essere «la raccomandazione a un approccio di sistema soprattutto in aree di eccellenza. Così l’Italia potrà assumere una posizione di leadership». A proposito di eccellenze, il percepito dei consumatori e degli operatori di settore è chel’Italia sialeader nella moda e nel turismo, mentre nelll’automotive – che vale il 5% del Pil – l’impressione è che il Paese subisca la concorrenza tedesca, giapponese e americana. «In quel comparto – dice Poggi – l’innovazione è già arrivata ed evidentemente non l’abbiamo saputa cogliere. Basti pensare che il primo brand italiano per innovazione è all’ottavo posto. Si fa fatica a cavalcare il cambiamento».
PER QUANTO riguarda il turismo, nel 2015 sono state 55 milioni le persone che hanno visitato l’Italia, Paese con il maggior numero di siti Unesco (51) nel mondo, contribuendo a più del 10% del Pil e producendo un impatto pari a 167,5 miliardi di euro. «È vero, abbiamo più siti Unesco di tutti. Ma siamo indietro nelle infrastrutture e quindi acquisiamo meno clienti. Anche in questo caso l’innovazione è una straordinaria opportunità: i consumatori vogliono soluzioni perla costruzione virtuale dei propri viaggi, sharing, acquisti online. Se fossimo in grado di intercettare la domanda di innovazione potremmo colmare il nostro gap di tipo infrastrutturale». Infine la moda, che genera il 3% del Pil. Quasi il 35% di tutto il sistema fashion europeo è rappresentato da prodotti italiani. E come nel turismo, è sempre più diffusa la prassi di acquistare online. Nuvole all’orizzonte per i negozianti, in particolare per le agenzie viaggi: per finalizzare gli acquisti, la maggior parte degli italiani si reca ancora soprattutto nel negozio fisico (moda: 59%; automotive: 84%), ma nel futuro si prevede una più marcata convivenza dei due canali.Nel turismo, il 62% degli acquisti avviene già online.


Design Dinn! premiata, anche i conti sono rosei

MILANO

L’ULTIMO Ericonoscimento è stato accolto con soddisfazione e un pizzico d’orgoglio. Dinn!, azienda di strategic design innovation che opera a livello globale, si è aggiudicata nei giorni scorsi il Premio Le Fonti, il riconoscimento di riferimento per la business community, in qualità di ‘Eccellenza dell’anno – Innovazione & Leadership – Design’. La realtà milanese è partner di numerosi istituti bancari e aziende, a livello globale, per le quali non solo reinventa spazi, ma le accompagna in un progetto di crescita concreto ridefinendo i modelli in funzione dell’evoluzione del mondo del lavoro. Tra i clienti più recenti ci sono Crédit Agricole, Aboca e Autogrill (in Italia), Bank of Georgia, Fortebank e Piraeus Bank (tra Europa e Middle East), Ocbc Nisp, Krungthai Bank e Aeon (acquisiti in pochi mesi dall’apertura dell’Headquarter nel Sud Est Asiatico).
«COME azienda italiana che ha recentemente aperto sede a Singapore – le parole di Massimo Fabbro, fondatore e presidente di Dinn! – abbiamo sempre puntato sullo sviluppo internazionale e sulla creazione di importanti sinergie oltre confine. In pochi mesi dall’apertura della nostra base nel Sud Est Asiatico, abbiamo ottenuto incarichi di rilievo per importanti gruppi bancari in Thailandia, Malaysia, Indonesia. Ma nonostante un grande successo globale, abbiamo radici e dna italiano». Dinn!, che annovera circa 45 professionisti tra dipendenti e collaboratori, ha recentemente acquisito le società Built e Cave. Oltre 40 i nuovi clienti conquistati negli ultimi 4 anni, per un’azienda che lavora in 15 differenti paesi. Un successo che si riflette anche sul fatturato, cresciuto negli ultimi tre anni da 1,5 milioni a 3,5 milioni: questa è la previsione per il 2017.