La forza economica regionale

Marche, i conti col sisma
«Colpiti i prodotti del lusso
Ma l’America ci aiuterà»

Il presidente degli industraili marchigiani tira le somme: «Noi produciamo il bello e anche il lusso subisce la crisi. Ma l’economia Usa tira e ci darà una mano nell’export».

«SARÀ UN ANNO sul quale peserà come un macigno il terremoto perché ha coinvolto un terzo del territorio regionale, ed ha colpito un migliaio di aziende con danni, in alcuni casi, anche di decine di milioni di euro», dice Bruno Bucciarelli presidente degli industriali marchigiani.

Che fa Confindustria?

«Abbiamo avuto la visita di Vincenzo Boccia e si vuole creare un fondo di solidarietà proprio per venire in soccorso degli imprenditori che sono rimasti colpiti dal sisma. Perché abbiamo visto, nel corso della visita, cose veramente drammatiche. A Fabriano abbiamo visitato le cartiere Fedrigoni, dove tutto è crollato sopra i macchinari».

I distretti marchigiani come stanno andando?

«Io direi che il settore del mobile si sta riprendendo molto bene, mentre ci sono problemi per quello del calzaturiero, anche perché la crisi non ha toccato solamente l’Italia. Noi produciamo il bello e il bel fatto e cioè per un target alto e questo ci sta penalizzando perché anche il settore del lusso sta risentendo della crisi: un caso per tutti riguarda il mercato russo che è stato colpito dalla crisi perché oltre alle sensazioni hanno risentito del crollo del rublo ed anche del prezzo del petrolio».

I rimedi?

«Sicuramente potranno arrivare dal mercato americano che sta tirando forte e che viene dato in crescita con l’insediamento di Donald Trump. Un’area sulla quale dobbiamo puntare non solo con le industrie mature, ma anche attraverso le nostre startup. Perché noi marchigiani su questo fronte possiamo vantare dei record. E per questa ragione siamo in procinto di andare negli Stati Uniti».

A proposito di startup e di giovani: una regione sempre alle prese con il ricambio generazionale?

«Questo è veramente il dito sulla piaga, il grande cruccio del sistema industriale delle Marche. Ma è un po’ anche colpa delle vecchie generazioni che non si vogliono tirare indietro. È vero che i capelli bianchi fanno esperienza, ma è anche vero che i giovani vanno messi alla prova perché hanno idee ed hanno forza. Bisogna magari controllarli e correggerli stando un passo indietro, ma bisogna dargli spazio».

Una regione basata su una reticolato di piccole e medie imprese: da forza a debolezza?

«Adesso piccolo non è più bello, bisogna far entrare i capitali all’interno delle aziende al fine di poter crescere. Occorre anche favorire le aggregazioni e comunque le reti di impresa per aumentare di dimensione e diventare più competitivi. Il problema del cognome come simbolo di una azienda in questo momento non ha più senso, perché l’imprenditore deve anche pensare al suo ruolo sociale, ai posti di lavoro. Non bisogna essere gelosi della propria azienda».

Un cavaliere del lavoro di questa regione ha affermato che senza i piccoli e senza l’artigianato le grandi aziende diventano delle cattedrale nel deserto. Lei cosa dice?

«Devo dire che l’imprenditoria marchigiana è molto attenta sotto questo profilo nel senso che vuole salvaguardare tutto il mondo dei terzisti, compresi gli artigiani. Questo avviene anche garantendo, e tanti imprenditori lo stanno facendo, con le banche e con le lettere di credito. È anche molto diffuso, e sta prendendo sempre più piede il fatto di non avere più un solo subfortinore, ma dividere fra tanti: questa diventa una salvaguardia per tutta la filiera che sta dietro alle industrie che corrono maggiormente». Il sistema industriale marchigiano sta dando segni di assestamento sotto il profilo produttivo: dato questo che emerge confrontando anche i numeri della cassa integrazione che sono dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma resta in grandissima sofferenza tutto il settore dell’artigianato che fa segnare un più 135% rispetto allo scorso anno. Resta al palo invece il mercato del lavoro che non torna a produrre risultati. Cosa curiosa dell’andamento del dato marchigiano, soprattutto per quello che riguarda l’export, è questo: ad incidere tantissimo, facendo schizzare i dati sopra la media nazionale, è l’industria farmaceutica che ha due grandi insediamenti: la multinazionale Pfizer nell’ascolano e l’Angelini di Ancona.

La locomotiva farmaceutica

L’export dell’industria farmaceutica fa schizzare i dati sopra la media nazionale grazie alla Pfizer e all’Angelini di Ancona.

La stagnazione del mercato russo

Il crollo del rublo e del prezzo del petrolio hanno fiaccato l’export del lusso verso quell’area.

Nell’artigianato cig in crescita: + 135%

Grande sofferenza dell’artigianato che fa segnare un più 135% di ricorso alla cig rispetto allo scorso anno.

Di |2018-10-02T09:25:38+00:0021/12/2016|Focus Distretti|