LA FORZA DEI PROGETTI CREATIVI

Sostegno alle startup innovative
Intesa Sanpaolo tende la mano: «Puntiamo sui business emergenti»

Achille Perego
MILANO

IN FATTO DI CREATIVITÀ, coraggio imprenditoriale e spirito d’innovazione, l’Italia ha poco o nulla da invidiare ai competitor europei. Se al ministero dello Sviluppo economico sono registrate circa 9.400 startup contro le 600mila di Paesi come Germania o Inghilterra, dipende dall’inadeguatezza dei finanziamenti (prevalentemente in equity) del nostro sistema alle imprese innovative e operanti nelle nuove tecnologie: dal fintech al biotech, dall’healthcare all’automotive, dal foodtech al fashion & design tech. Gli investimenti in equity in startup, operati in particolare dai fondi di venture capital, si limitano infatti nel nostro Paese a 100-200 milioni all’anno. Troppo scarsi per consentire sia il fiorire di startup e, soprattutto, il superamento di quella soglia dimensionale (oltre il milione di euro) che necessita di capitali per diventare realmente grande. «Non c’è dubbio – spiega Luca Pagetti, Responsabile finanziamento crescita startup dell’Intesa Sanpaolo Innovation Center – che il freno principale alla diffusione e allo sviluppo delle startup sia rappresentato dal tema dei finanziamenti privati. Dal 2013 sono state introdotti norme e strumenti che ne favoriscono la nascita dal punto di vista delle agevolazioni fiscali, del costo del lavoro, delle garanzie sui finanziamenti. Per loro natura, però, le banche difficilmente possono assumersi il rischio di un investimento iniziale in equity e i fondi di venture capital sono ancora troppo pochi».

Come prima banca italiana avete deciso di esserlo anche per le startup?

«Intesa Sanpaolo investe nelle startup dal 2008, con il primo fondo di venture capital dedicato alle nuove imprese innovative. Oggi abbiamo una società indipendente dedicata alla tematica dell’innovazione, Intesa Sanpaolo Innovation Center, con sede a Torino, e presieduta da Maurizio Montagnese, ma con specialisti dedicati in tutte le regioni italiane all’interno della Banca dei territori. La sua mission è esplorare e apprendere i nuovi modelli di business, per creare gli asset e le competenze necessarie a supportare la competitività del gruppo e fungere da motore e stimolo della nuova economia in Italia. Con l’obiettivo di creare innovazione non solo con la nascita di startup ma anche al servizio della banca e dei suoi clienti, tra cui oltre 200mila imprese».

Quali sono gli strumenti che utilizza Intesa Sanpaolo Innovation Center?

«Da diversi anni abbiamo sviluppato il programma StartUp Initiative che ha lo scopo di selezionare le migliori startup per prepararle al confronto con il mercato e aiutarle a entrare in contatto con potenziali investitori e partner industriali. Dal 2009 a oggi sono stati realizzati ben 115 forum in Italia, nei principali Paesi europei e anche in Israele, Usa e Asia, che hanno permesso a 850 startup di entrare in contatto con migliaia di investitori, dai fondi di venture capital all’equity crowdfunding, imprese e operatori nel campo dell’innovazione, raccogliendo complessivamente oltre 130 milioni di euro. Dal 2018 abbiamo sostenuto come Innovation Center l’iniziativa BHeroes che, con un programma televisivo, ha documentato ‘il mestiere’ e l’accelerazione delle startup innovative. Alle vincitrici abbiamo offerto investimenti in equity e finanziato percorsi di professionalizzazione per scalare a livello internazionale. Del resto, se è fondamentale l’aspetto del finanziamento di una startup altrettanto lo sono facilitare l’incontro tra chi offre nuove tecnologie e chi cerca innovazione (con la piattaforma Tech- Marketplace) e informare e aiutare chi ha un’idea innovativa a realizzarla stimolando nuova imprenditorialità con il portale di Officine Formative».

E per l’aspetto finanziamenti…

«In questo ambito opera Neva Finventures, una società di corporate venture capital che ha una dotazione di capitale di 100 milioni. Neva investe sia in società fintech, che supportano le attività strategiche del gruppo, sia in iniziative per posizionare la banca come partner fondamentale per le startup che intendono entrare in nuovi mercati e settori chiave come la circular economy e l’Industry 4.0. Ma Intesa Sanpaolo, oltre all’equity, prevede anche finanziamenti a debito verso le startup selezionate con l’innovativo modello di due diligence Dats che integra l’analisi dei tradizionali meriti creditizi con un modello distintivo che valuta il loro potenziale di crescita secondo le metriche del venture capital, utilizzando in modo più efficace le garanzie pubbliche. Vogliamo quindi continuare a essere il motore e il connettore dell’ecosistema delle startup in Italia».

Bridgestone Hackathon Ada, i big data per ‘predire’ guasti all’auto

ROMA

UN SISTEMA di monitoraggio del veicolo basato sui Big data, con l’obiettivo di evitare guasti e assicurare una corretta manutenzione. Si chiama ‘Ada’ ed è il progetto vincitore del Bridgestone Open Innovation Hackathon, il progetto avviato dal dipartimento di Ingegneria dell’Università degli studi Roma Tre con il Digital garage del colosso degli pneumatici, in collaborazione con gli atenei La Sapienza e Tor Vergata. A seguire, premiati ex aequo CoPilot, app che raccoglie dati sugli incidenti stradali per fornire informazioni sulla pericolosità delle strade e segnalare percorsi alternativi, e il team Car assistant tools (Cat), che ha ideato un’applicazione che combina informazioni sullo stile di guida e quelle sul manto stradale dei percorsi effettuati. «L’incontro tra università e aziende rappresenta una preziosa occasione per lo sviluppo di nuove idee e nuovi progetti. Roma Tre è da sempre aperta al confronto con il settore produttivo e con le istituzioni, al fine di instaurare una collaborazione che permetta agli studenti di vivere esperienze formative e professionalizzanti», ha dichiarato il professor Paolo Atzeni, prorettore alla Ricerca dell’Università di Roma Tre. Emilio Tiberio, vice presidente R&S Bridgestone Emea, ha dichiarato:

«BRIDGESTONE è sempre più orientata alla digital transformation ed è felice di poterlo fare con il supporto e le idee dei giovani talenti delle università più prestigiose di Roma. Visto il successo di questa prima edizione abbiamo deciso di lanciare un secondo hackathon a settembre, con l’obiettivo di trovare l’algoritmo che raccoglie i dati sullo stile di guida degli automobilisti». Il team primo classificato Ada è composto dagli studenti dell’Università Roma Tre: Fabio Raschini, Luigi Oliva, Michele Sampieri e Raul Castri. «Questa esperienza – hanno dichiarato – ci ha permesso di esprimere le nostre potenzialità e la voglia di sperimentarci in attività sempre nuove. I big data sono un tema molto importante ed è giusto che l’università, in collaborazione con istituzioni e grandi società, offra agli studenti l’occasione di formarsi sull’argomento».

Di | 2018-07-09T12:34:22+00:00 09/07/2018|Dossier Economia & Finanza|