LA FILIERA ITTICA

Dall’università all’allevamento
«Le trote sono il cibo del futuro
Mi hanno cambiato la vita»

Viviana Ponchia

CUNEO

ALBERT EINSTEIN si domandava, tra l’altro, cosa ne pensi un pesce dell’acqua in cui nuota per tutta la vita. Delia Revelli lo sa. Le sue trote hanno pensieri felici. Abitano in acqua sorgiva dalla nursery al momento in cui vengono pescate, si alimentano come atleti e chiudono il viaggio diventando cibo di altissima qualità. La ragazza con la tuta impermeabile che si cala nelle vasche della società agricola San Biagio, in provincia di Cuneo, è marcata stretta da Pepe, un vispo Jack Russel che vigila sui movimenti subacquei. Ha 42 anni, una laurea in Economia, è stata presidente della Coldiretti locale e sorride bene come chi ha realizzato un sogno. La sua azienda ittica è un posto molto speciale. Un allevamento a ciclo chiuso (che comprende deposizione e schiusa delle uova), due o tre anni di accudimento con un’alimentazione calibrata perché il pesce non diventi troppo grasso, nessun intervento farmacologico. E poi l’approdo in tavola senza passare dalla grande distribuzione, perché Delia oltre a metterci la faccia vuole vedere quella di chi compra.

Signora Revelli, scelta di vita o di business?

«Di vita, non si discute. Se non hai quella passione lì, non scegli di fare il contadino e non allevi pesci. Non pensi nemmeno al fatturato, che nel mio caso è un felice effetto collaterale».

Lei è figlia d’arte.

«Cresciuta in acqua fra le trote. Tradizione di famiglia e azienda che resta a conduzione familiare: io, mio marito Valerio e 2 dipendenti. Mio padre Baldassarre, classe 1931, prima di occuparsi di forniture per la pesca sportiva e ripopolamenti, allevava maiali. Ho preso in mano l’azienda a 21 anni subito dopo la laurea in marketing, che è servita per l’individuazione di un target».

Dalle sue parti è famosa per la grinta, il rispetto e lo stakanovismo.

«Anche Valerio si lamenta perché lavoro troppo. Ma sono così da sempre. Da ragazza sono stata assessore comunale alle Attività produttive e alla Cultura. Ho questa fissazione di fare qualcosa per gli altri. In Coldiretti, giovane io stessa, dicevo ai giovani di darsi da fare, di guardare oltre il proprio orto per capire come gira il mondo».

E lei lo ha capito?

«Non gira troppo bene in questo momento. L’Italia è un Paese pieno di risorse, dal punto di vista imprenditoriale ci sono tantissime idee. Mancano la voglia e la possibilità di lanciarsi nel cambiamento».

Lei è riuscita a innovare senza tradire il passato.

«Sono partita dall’acqua, in un’azienda che ha conservato dimensioni medio-piccole. L’allevamento iniziale è stato trasformato con gli impianti per la lavorazione del pesce. Lo vendiamo fresco, soprattutto alle mense scolastiche, e mi piace l’idea di portare un cibo genuino ai bambini di città. Poi ci dedichiamo anche alla trasformazione e all’affumicatura. Mettiamo il pesce in vasetto, produciamo il salame di trota: carne macinata fresca con pesce e noce moscata, imbudellata e messa a cuocere nel forno, poi affettata e confezionata sotto vuoto».

Ha detto di no alla grande distribuzione.

«Nella convinzione che un prodotto artigianale come il nostro vada valorizzato senza diventare un marchio anonimo. Siamo una storia, non solo un’etichetta. Riforniamo piccoli negozi specializzati fra Piemonte e Liguria, facciamo qualche spedizione all’estero. Andiamo forte con l’e-commerce. Si formano gruppi di acquisto per arrivare direttamente al consumatore finale. Mi occupo personalmente delle consegne, mi presento con il mio pacco e guardo negli occhi chi compra. È questa l’arma vincente».

Che prospettive ha il settore ittico?

«Il pesce di acqua dolce come la trota ha un futuro radioso. È un alimento perfetto in un mondo che cura sempre di più la dieta e la salute».

Che cosa pensa durante gli spostamenti o nelle lunghe ore a mollo?

«Prego. Come i contadini. Nel lavoro manuale si apre uno spazio immenso in cui è inevitabile fare entrare qualcosa di superiore. Prego e cerco di capire perché sono al mondo. E a come, nel mio piccolo, posso fare diventare il mondo un mondo migliore».

 

La fiera Seafood Expo, le nuove tendenze in mostra a Bruxelles

BRUXELLES

CI SARÀ anche la Toscana a Seafood Expo Global 2018 che si terrà a Bruxelles da domani a giovedì. «La nostra presenza alla più grande esposizione mondiale del commercio di frutti di mare – ha detto Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura – vuol sottolineare quanto la Toscana punti anche su un settore chiave dell’economia primaria come la pesca». Alla manifestazione parteciperanno quest’anno più di 1.850 aziende provenienti da 79 Paesi. «La costa della Toscana – ha proseguito Remaschi – è una risorsa che non va dimenticata soprattutto quando si parla di ‘crescita blu’, una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo. Il mare rappresenta un motore per l’economia Ue, con enormi potenzialità per l’innovazione, la crescita e l’occupazione». La Toscana sarà presente al Seafood Expo Global 2018 all’interno di uno stand del ministero delle Politiche agricole, assieme ad altre sei Regioni: Sicilia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Puglia, Calabria.

NEL PADIGLIONE ITALIANO saranno presenti anche aziende di tutta la filiera ittica dalla pesca e dell’acquacoltura provenienti dai diversi territori. Tracciabilità del prodotto e sostenibilità del processo produttivo saranno i concetti chiave della presenza italiana che promuoverà il consumo responsabile di specie tipiche delle nostre coste: vongola, acciuga, tonno rosso, scampo, calamaro, nasello, cozza, gambero rosso, spigola e altre varietà. Nel corso dell’evento, gli espositori forniranno quasi tutti i tipi di pesce, frutti di mare e prodotti o servizi legati ai frutti di mare.

Di | 2018-05-14T13:14:03+00:00 23/04/2018|Focus Agroalimentare|