LA FIBRILLAZIONE DEI MERCATI

Lo spread scende sotto i 200 punti
Interessi scontati sul debito pubblico:
è l’ultimo regalo di Draghi all’Italia

Giuseppe Turani
MILANO

LO SPREAD scende sotto quota 200 e ha tutta l’aria di rimanere lì per molto tempo. Va precisato, ma forse è superfluo, che non scende in virtù di nostri comportamenti particolarmente assennati, ma solo perché per la seconda volta Mario Draghi, ancora per pochi mesi presidente della Bce, ha pronunciato le poche parole magiche: «To do whatever it takes to preserve the euro». Si farà tutto quello che serve per salvare l’euro. La Bce, cioè, scende in trincea e darà battaglia. E, giustamente, non conviene mai andare contro una banca centrale. Può tenere bassi i tassi e può inondare il mercato di denaro, e anche fare il contrario. «Never bet against the Fed», dicono in America. Ma lo spread sotto quota 200, se ci rassicura (si spende meno per interessi sul debito), comporta anche altri cambiamenti per quanto riguarda i nostri risparmi.

LA NOVITÀ più vistosa è che oggi investire sui titoli di stato è meno interessante perché tenderanno a essere sempre meno remunerati. E quindi conviene cominciare a pensare a cambiare tipo di investimenti. Ma lasciare i titoli di stato significa necessariamente andare sulle azioni. E qui sorgono i problemi. Quando si investe sui titoli di stato in realtà si scelgono dei rendimenti, più o meno interessanti. Con le azioni, invece, si scelgono rischi e opportunità. Nel senso che con le azioni si può guadagnare, ma si può anche perdere. Tutto dipende dalle scelte che si fanno.

NON CI SONO regole. I giornali sono pieni di consigli e di strategie in merito: ci sono i graficisti, i ciclici, i teorici dei bilanci. Ma la verità è che non ci sono regole. Si racconta del Kennedy padre, che ogni mattina, prima di entrare in Borsa, si faceva lucidare le scarpe da un ragazzino, al quale lasciava una consistente mancia. Una mattina il ragazzo rifiuta la mancia: «Ho investito in Borsa e ormai sono ricco». Kennedy entrò nella sala contrattazioni e vendette tutto: «Se anche i lustrascarpe investono, è ora di uscire dal mercato». E si salvò dalla crisi del 1929. In realtà, si tratta di avere anche molta fortuna.

COMUNQUE alcune regole di prudenza si possono adottare: 1- Controllare come è andata la società sulla quale si vuole investire negli anni precedenti. Se mostra un buon andamento continuativo allora può essere interessante. 2- Vedere se il settore nel quale opera è in espansione o in via di riduzione. 3- Verificare che nel suo mercato principale abbia una buona posizione (monopolista sarebbe perfetto, ma il caso non è mai così buono…). 4- Accertarsi che il gruppo dirigente della società sia fatto da professionisti competente e motivati. 5- Controllare che sulla società non siano in azione manovratori interessati. Negli anni Settanta, ad esempio, in Italia Sindona prese una società di scarso valore (la Pacchetti) e la fece volare sul listino come un aquilone. Il progetto era quello di venderla a un certo punto, uscendo dalla compagine azionaria, lasciando il disastro nelle mani degli sprovveduti azionisti.

QUESTE cinque regole possono mettervi quasi al sicuro, voi e il vostro capitale. Ma il consiglio migliore che vi si può dare è di non rischiare da soli a giocare in borsa, se non lo avete mai fatto prima. Il disastro è in agguato ogni ora. La cosa migliore è quella di affidarsi a professionisti seri e farvi costruire un ‘pacchetto’ adatto a voi. Volete alti guadagni, ma anche alti rischi? Oppure preferite una cosa più tranquilla, magari con ancora un po’ di titoli di stato? Affidarsi a dei professionisti è la cosa migliore, anche perché in Borsa accade di tutto.

NEGLI ANNI Ottanta, il più famoso operatore di quel tempo, Aldo Ravelli, entra in Borsa e dice: «Oggi vendo tutto». Panico generale, crollo del listino. «Se Aldo vende tutto, sarà successo qualcosa… ». Finalmente qualcuno si azzarda a chiedere spiegazioni e Aldo lascia tutti di stucco: «Non è successo niente. Porto in vacanza la mia signora e mi piace viaggiare leggero, vendo tutto». Rapidissima ripresa delle quotazioni, un crollo durato pochi minuti. Ma non sempre c’è un signor Ravelli che porta in vacanza la moglie.

ULTIMA regola. Una volta andava di moda il p/e, che sta per price/ earnig: prezzo/guadagni. In sostanza quante volte devo incassare gli utili per rientrare del mio capitale? Ma oggi si usa meno. Si guarda di più ai guadagni immediati, quelli fatti sulle quotazioni. E il gioco si è fatto più rischioso.

Di |2019-07-23T07:47:53+00:0023/07/2019|Dossier Economia & Finanza|