Finanza, le previsioni dei ‘guru’
«La crescita sta rallentando
Ma nessuno choc sui mercati»

Achille Perego
MILANO

NON andrà bene, probabilmente, come nel 2017, ma il nuovo anno dovrebbe essere per gli investitori e i piccoli risparmiatori meno avaro di soddisfazione rispetto a un 2018 che ha visto tutte le asset class (bond, azioni, materie prime) chiudere con il segno meno. All’orizzonte non mancano le incognite politiche e finanziarie, dall’effetto di una Brexit disordinata al voto per il Parlamento Ue a maggio, tanto per restare in Europa, alla guerra commerciale Usa-Cina senza dimenticare la riduzione della liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali, con la fine di programmi come il Qe della Bce. Ma la maggioranza degli outlook 2019 delle principali società di asset management e delle banche d’affari vedono un 2019 più positivo per i mercati – sebbene resterà alta la volatilità – rispetto all’anno che ci siamo lasciati alle spalle. E proprio la correzione dei mercati, che si era aggravata a dicembre con i ribassi scattati a Wall Street e poi diffusi sulle altre piazze finanziarie, ha reso appetibili i titoli azionari soprattutto se – come sembra – risultassero fuori luogo gli allarmi lanciati su una possibile recessione globale. Convinta che sia prematuro posizionarsi per una flessione della crescita globale o degli utili aziendali è Goldman Sachs. Nel suo Outlook 2019, la banca d’affari americana conferma il suo orientamento pro-rischio finché, spiega «non emergeranno segnali più chiari di deterioramento dei fondamentali».

QUEST’ANNO aumenteranno i segnali relativi a un ciclo economico molto vicino al termine ma la reazione dei mercati di fine 2018 è stata eccessiva perché la crescita è ancora in atto sebbene a ritmi inferiori. Il rallentamento dovrebbe riguardare in particolare l’economia americana mentre l’Europa dovrebbe mantenere una certa stabilità con la riduzione della disoccupazione che dovrebbe favorire i consumi. Per questo Goldman Sachs – che vede un 2019 con un dollaro debole anche nello scenario di un rialzo dei tassi da parte della Fed – si mostra positiva verso l’azionario, privilegiando l’investimento nei mercati emergenti e nelle small cap Usa. Per quanto riguarda invece i mercati sviluppati, sempre secondo gli analisti della banca americana, sono da preferire i titoli americani e giapponesi. Sul fronte dei bond, Goldman Sachs è ribassista sui titoli governativi Usa a breve termine e rialzista su quelli dei principali Paesi europei. A livello invece di obbligazioni corporate, quelle cioè emesse dalle società, sono preferiti i bond americani per le valutazioni interessanti e i buoni fondamentali. Anche Samy Chaar, Chief Economist di Lombard Odier guarda con maggiore favore quest’anno all’investimento azionario rispetto ai segmenti a reddito fisso e consiglia di mantenere disponibilità liquide superiori alla media. Del resto, quando la volatilità rimane alta e non mancano le incertezze un tesoretto liquido consente di entrare sui mercati nelle fasi per esempio di correzione per cogliere le opportunità.

MERCATI che quest’anno, ricorda Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte Sim, guarderanno ancora alle mosse delle banche centrali chiedendone, dalla Fed alla Bce, un ritorno in campo. Quindi il varo di politiche monetarie ancora accomodanti, per evitare il rischio recessione, sia con lo stop al trend di rialzo dei tassi sia con nuovi programmi di iniezione di liquidità. In uno scenario che non dovrebbe scontare, almeno quest’anno, una fase recessiva, e nella prospettiva di un raffreddamento delle guerre commerciali Usa-Cina, le materie prime – anch’esse depresse nel 2018 – dovrebbero secondo David Donora, responsabile materie prime di Columbia Threadneedle Investemnts, prepararsi a una nuova fase rialzista. Compresi il gas e il petrolio visto da Goldman Sachs in un range di prezzo tra 50 e 70 dollari. Anche l’oro dopo i ribassi dello scorso anno dovrebbe riappropriarsi del suo ruolo di bene rifugio e rivalutarsi mentre sembra davvero finita la bolla speculativa delle criptovalute.

CON IL BITCOIN che in un anno è crollato da 20mila a circa 3mila dollari e gran parte delle valute similari hanno subito crolli ancora più pesanti. Così non sono pochi coloro che hanno cavalcato la bolla e sono rimasti scottati. La conferma, chiosa Roberto Rossignoli, Portfolio manager di Moneyfarm, di quanto «possa essere rischioso approcciarsi ai mercati finanziari senza una guida e con poca consapevolezza».

Credito Prestiti boom per le auto

BOLOGNA

NEL primo semestre del 2018, quelli destinati all’acquisto di vetture sono arrivati a rappresentare un l’81,0% del valore totale dei prestiti finalizzati concessi agli italiani. Lo rileva l’ultimo Market Outlook di Crif dedicato al credito nel settore auto. Lo studio ha inoltre messo in evidenza che nel periodo compreso tra luglio 2017 e giugno 2018 è aumentata la quota di auto che vengono acquistate con il supporto di un prestito finalizzato auto, che arriva a spiegare il 49,6% del totale. Nello specifico, la distribuzione degli importi finanziati è concentrata per la netta maggioranza dei casi nell’acquisto di veicoli nuovi, che nel periodo di osservazione hanno rappresentato addirittura il 72,8% del totale.

IL MARKET Outlook mostra quindi come, all’interno del segmento dei prestiti finalizzati all’acquisto di auto, la distribuzione sia concentrata prevalentemente nella classe di importo compreso tra i 10 e i 15.000euro per tutti i cluster considerati.