Thales a guardia degli aeroporti
Il sistema progettato in Italia
controlla Jfk e gli scali orientali

Pino Di Blasio

FIRENZE

PRIMA GLI aeroporti di Dubai, Doha, Salalah e Muscat, in Oman. Ora altri due contratti che potrebbero aprire a Thales Italia le porte dei più importanti scali internazionali: il Bahrain e il Jfk a New York, l’icona di un pianeta in volo. Roberto Tazzioli, 62 anni, modenese, è l’uomo che da metà maggio ha nelle mani la cloche dell’azienda che fornisce il sistema di sicurezza più richiesto dagli aeroporti. Nella veste di nuovo amministratore delegato e country director di Thales Italia, sovrintende al polo fiorentino che ha progettato ed elaborato il sistema AOCC, Airport Operation control center. «Thales Italia sfoggia due eccellenze mondiali – ribadisce con orgoglio malcelato Tazzioli -: il sistema di controllo degli aeroporti e quello di segnalamento per le tramvie. Sono due prodotti dello stabilimento all’Osmannoro, la zona industriale di Firenze. che contribuiscono al fatturato di Thales Italia. Thales Alenia Spaces è un’altra storia, è una joint venture con Finmeccanica e viaggia su altri binari e con altre governance». Per dare un po’ di numeri, se il fatturato globale di Thales, multinazionale francese, è di 14,9 miliardi di dollari, con 64mila dipendenti in 56 Paesi, la parte controllata da Tazzioli fattura 150 milioni di euro e conta 500 dipendenti, 200 dei quali a Firenze e quasi altrettanti nell’hinterland milanese.

Perché il sistema di sicurezza di Thales è così ricercato dalle società degli aeroporti?

«Perché – risponde l’ad – riesce a dialogare con tutti i sottosistemi di uno scalo, dai più semplici ai più sofisticati, in tempo reale. È una centrale operativa che può vedere quando c’è troppa fila davanti a un gate, spingendo così ad aprirne altri. O quando ci sono problemi più seri di sicurezza, visionando dall’handling alle piste, dai gates alle aree di servizio».

In tempi di aeroporti sotto attacco gli affari dovrebbero andare a gonfie vele..

«Thales ha contratti soprattutto con gli aeroporti del Medio Oriente. Ma il rapporto con il Jfk potrebbe rivelarsi il passepartout per sbarcare in America, sia al Nord che al Sud. Come biglietto da visita non ha eguali, anche se il contratto è di 10milioni di dollari. Più ricco quello con il Bahrain, da 20 milioni, così come erano più completi gli accordi con l’Oman».

Non avete commesse in Europa?

«Certo. Controlliamo l’aeroporto di Lione, alcuni scali in Portogallo, in Italia operiamo a Pisa. E speriamo di ottenere il contratto a Firenze, quando il nuovo aeroporto sarà finalmente operativo».

C’è anche una componente di cyber security?

«Ovviamente. Abbiamo rilevato una società vocata al controllo dei Big data, stiamo lavorando a contratti a Hong Kong e altri centri nevralgici. La lotta al cyber crime è la nuova frontiera per un business sicuro: una torta potenziale da 38 miliardi di dollari entro il 2020 e Thales punta a ritagliarsi una fetta da un miliardo. Tanto più che entro maggio 2018 le aziende che trattano dati pubblici e sensibili degli europei dovranno avere un bollino di sicurezza. Per le aziende del settore si aprono tante opportunità».

Parlava dell’altra eccellenza, il segnalamento per le tramvie. È un caso che sia a Firenze?

«Sì, perché la tramvia di Firenze aveva contratti precedenti. In Italia noi abbiamo installato il nostro sistema, molto più semplice degli altri, a Palermo e ora a Cosenza. I contratti migliori li abbiamo siglati a Taiwan e in Cina. Avvalendoci della formula del trasferimento di tecnologia a una società in joint-venture». Come braccio italiano di una multinazionale francese, siete forse l’impresa con meno problemi con la madrepatria. «Quando le cose vanno bene, non c’è nessun bisogno di complicarsi la vita. Thales è un colosso, che per il 27,8 per cento è in mano allo Stato e per un altro 26% è nelle mani di Dassault Aviation. Le relazioni con la casa madre sono ottime, ma dovremo ribilanciare i nostri fatturati. Oggi per il 70% dipendono dall’estero. E se vuoi che un polo di eccellenza resti in Italia, devi lavorare affinché il mercato italiano, i grandi players come Eni o Enel, firmino accordi con te. Con la Regione Toscana abbiamo dato vita al progetto Pitagora, che ha contribuito anche all’elaborazione del sistema di sicurezza degli aeroporti. Dovremo continuare su questa strada».


E-cigarette Bat investe un miliardo: siete un mercato interessante

FIRENZE

DALLA TOSCANA all’Italia. Dalla Lombardia al mondo. British American Tobacco (BAT) mette il nostro Paese al centro dei suoi progetti di sviluppo nel campo degli NGP, Next Generation Products. Dopo aver scelto Firenze per il lancio di Vype ePen, la prima e-cig prodotta da BAT, l’azienda ha aperto a Milano il suo primo store mondiale dove è possibile trovare anche Vype Pebble, un dispositivo innovativo che apre le porte a una nuova esperienza di vaping. «Pebble cambia le regole del gioco per stile, dimensioni, gusto e linea», dice Kingsley Wheaton, managing director NGP di BAT. «Abbiamo scelto Milano per il suo lancio perché è la capitale della moda e dell’innovazione. Un luogo ideale per verificarne sul campo il successo e avviarne la distribuzione in tutto il territorio nazionale».

Perché avete messo l’Italia al centro dei vostri piani sui prodotti di nuova generazione?

«L’Italia è un mercato interessante in cui i consumatori sono molto attenti e cercano prodotti a potenziale rischio ridotto con elevati standard di qualità e sicurezza, oltre che design e prestazioni d’eccellenza. Sono le caratteristiche della nostra gamma di dispositivi, la più ampia in questo settore. I consumatori potranno scegliere quello più in linea con le proprie esigenze contando su prodotti testati da oltre 50 scienziati».

Quali sono i progetti di BAT nel settore NGP?

«Da sempre l’industria è vista come parte del problema. Oggi questo nuovo segmento ci consente di essere parte della soluzione, con vantaggi per i consumatori, la salute pubblica, i nostri azionisti e la società. È un mercato dinamico in cui esigenze dei consumatori e progressi tecnologici vanno di pari passo. Oggi in Italia stiamo allargando la nostra linea di prodotti da vaping e la loro distribuzione; in futuro lanceremo altri prodotti all’avanguardia anche in altre categorie». BAT ha investito 1 miliardo di dollari in 5 anni in questi prodotti e distribuisce i suoi NGP in 12 mercati. Nel 2017 punta a raddoppiare la sua presenza internazionale in un mercato stimato in 15 miliardi di sterline nel 2020.