LA DURA VITA DEL MANAGER PASTICCIERE

I cannoli preferiti da Garibaldi
non si esportano in Europa
«La burocrazia soffoca l’Italia»

Nino Femiani
PALERMO

«Imiei cannoli, o meglio quelli dei miei avi, li ha mangiati anche Giuseppe Garibaldi arrivando in Sicilia. Eppure, nonostante i 178 anni di vita della mia azienda, lo Stato continua ad esserci nemico, o meglio la burocrazia continua a intralciare chi vuole fare impresa onestamente e dare lavoro vero e non assistito ». Giovanni Rosciglione è il manager dell’azienda aperta nel 1840 nel mercato di Ballarò, il più antico di Palermo.

Non le sembra esagerato dire che la burocrazia è il vostro primo nemico?

«Le sembra normale che per ottenere il riconoscimento del marchio CE e riuscire così ad esportare i dolci siciliani in tutto il mondo sia necessario aspettare cinque anni?».

Certo, non è normale. Ci racconti come è andata.

«Nasciamo come fabbrica di cannoli, di cialde per cannoli, di cassate e di biscotti secchi siciliani. Con il trasferimento da Ballarò a Carini abbiamo fatto un investimento notevole… ».

Di quanto parliamo?

«Solo l’immobile 2,5 milioni, poi con ristrutturazione, macchinari e arredi siamo arrivati a sei. Ci siamo spostati a Carini per esigenze di mercato perché avevamo una forte richiesta di pasticceria surgelata e gastronomia siciliana. Ma il mercato estero è ben diverso da quello locale, ormai saturo, quindi ci vogliono le autorizzazioni giuste per sbarcare fuori dai confini nazionali».

E qui inizia la vostra via crucis.

«Noi già esportiamo in Europa, ma solo prodotti secchi. Non possiamo mandare cannoli ripieni di ricotta, cassate o arancine all’estero, ci vuole il riconoscimento. Nel 2014 presentiamo la richiesta, ma subito si scatena la baraonda sulla competenza tra gli uffici di Carini e quelli di Palermo ».

Ovvero? Una burrasca burocratica…

«Non solo: arrivano il Suap (lo Sportello unico per le attività produttive del Comune), la Provincia, l’Asp, il Consorzio industriale ex Asi e di colpo cala il silenzio sulla mia pratica. Nessuno sa bene dove sia e chi debba decidere. E nessuno, in effetti, decide ».

Vi lasciano a bagnomaria.

«Arriviamo a gennaio 2016, sono trascorsi due anni. L’Asp viene qui in azienda con i suoi tecnici e mi rilascia un parere favorevole».

Tutto ok, allora?

«No, perché è subordinato al verdetto dell’Aua, ovvero l’autorizzazione unica ambientale. Ma il certificato, che deve essere rilasciato dal Suap, lo Sportello unico Attività Produttive, finisce nelle sabbie mobili. Sollecito, insisto, prego, scongiuro, non succede nulla. Fino a quando l’Asp non ci consiglia di ripresentare una pratica ex novo».

Come nel gioco dell’oca si riparte dall’inizio.

«Sì, mi dicono che la normativa entrata in vigore a gennaio 2018 ci consente di chiudere la pratica nell’arco di un mese e che i tempi sono ‘cadenzati’ tra i diversi uffici. Presento il nuovo fascicolo il 3 ottobre, il Suap avrebbe dovuto smistarlo dopo pochi giorni. Al 20 di ottobre non è stato ancora trasferito. Già mi hanno anticipato che i tempi si allungheranno di qualche mese. E lo sa qual è la conseguenza diretta?

Quale?

«Che abbiamo perso tutti gli ordini delle feste natalizie».

Si sente preso in giro?

«Lei non lo penserebbe? Ho votato M5S e a loro dico: volete aiutare le aziende? Mettete fine alle carte e alle pastoie».

Lei lavora in azienda con i suoi tre fratelli Vincenzo, Domenico e Antonino. Vi sentite ancora artigiani?

«Certamente: lavoriamo su ordinazione, nel rispetto della tradizione, ed evitiamo le giacenze di magazzino ».

Qual è il vostro fatturato?

«L’azienda è passata da 10 a 25 dipendenti e il fatturato 2017 è di due milioni. Con il riconoscimento CE potremmo aumentarlo del 50%. Ma chissà quando arriverà».

Melegatti L’azienda riparte, ma i primi pandori saranno prodotti ‘fuori sede’

VERONA

NON usciranno subito dallo stabilimento di San Giovanni Lupatoto, storica sede fondata da Domenico Melegatti, i primi pandori dopo la sospensione dell’attività e il fallimento dell’azienda dolciaria veronese. Dopo l’accordo siglato ieri sera tra i rappresentanti dei sindacati e la Sominor, l’azienda nell’orbita del gruppo vicentino Forgital legato alla famiglia Spezzapria che ha rilevato Melegatti all’asta in Tribunale, sembra confermato che la ripresa dell’attività non avverrà nello stabilimento veronese, che necessita di interventi per la messa a norma degli impianti e, considerati i tempi molto ristretti per la mini-campagna natalizia, non potrà riavviare la confezione dei primi pandori e panettoni che torneranno sul mercato dopo un anno. Intanto però Melegatti riparte con la riassunzione da parte della newco di 26 lavoratori, 16 impegnati nella produzione e 10 negli uffici amministrativi e commerciali, ai quali si aggiungeranno altri nove lavoratori, i cui profili non erano più presenti fra i disponibili, per lo più ex dipendenti Melegatti, che così rientrano in azienda.

LA NUOVA proprietà ha precisato che coloro che non rientrano in questa prima tornata di assunzione potranno essere coinvolti nei prossimi mesi. «Esprimiamo grandissima soddisfazione – ha detto il sindaco di San Giovanni Lupatoto, Attilio Gastaldello – per come la procedura si è risolta positivamente. Non avevo mai nascosto la preoccupazione che il fallimento dovesse portare alla frammentazione delle aziende e magari alle vendita separata del marchio. Invece possiamo dire che tutto si è risolto bene. Abbiamo un interlocutore serio e affermato, che ha dato dimostrazione di essere ‘multitasking’, impegnandosi con successo in attività diverse». L’esternalizzazione si presenta dunque come un passo obbligato nella ripartenza di Melegatti, dichiarata fallita lo scorso 29 maggio e rilevata dal gruppo Forgital, che ha messo sul tavolo 13,5 milioni di euro. L’intesa raggiunta dopo una lunga giornata di trattative è stata siglata dal nuovo presidente di Melegatti, Giacomo Spezzapria (nella foto), con i rappresentanti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e i curatori, Bruno Piazzolla e Lorenzo Miollo, che in questa fase transitoria rappresentano legalmente Melegatti, ancora sotto procedura fallimentare

Di |2018-10-22T12:16:42+00:0022/10/2018|Imprese|