LA CAPITALE DEI CONFETTI

Da Sulmona alla vetrina di Fico
L’ascesa dei bon bon Di Carlo
«Obiettivo: il mercato globale»

SULMONA (L’Aquila)

DALLE mandorle tostate e ricoperte di cioccolato bianco al rum ai chicchi di caffè con cioccolato fondente, dai confetti al liquore a quelli alla frutta, passando per confezioni regalo e torroni. La William Di Carlo sa unire tradizione e innovazione. Tradizione, perché la storia dell’azienda di Sulmona ha radici antichissime: è il 1833 quando nasce una piccola realtà frutto dell’unione di due famiglie di noti confettieri e pasticcieri, i Marcone (1833) e i La Civita-DiCarlo (1860). Innovazione, perché la William Di Carlo ha saputo «interpretare le tendenze e i gusti dei consumatori, riuscendo a essere protagonista in un mercato in continua evoluzione». La sintesi è di William Di Carlo, oggi amministratore unico dell’azienda. Un manager che ha saputo sviluppare una realtà «conosciuta tanto nel territorio nazionale quanto all’estero, dagli Stati Uniti al Giappone passando per l’Europa», senza mai recidere il legame con il territorio in cui tutto è cominciato. Non a caso la William Di Carlo è promotore della pratica istruita all’Ue per assegnare al confetto di Sulmona il marchio di qualità Igp.

SE SULMONA è una città simbolo nella produzione di confetti, la William Di Carlo è un’azienda protagonista di quel contesto. La presenza a Fico Eataly World, il grande parco agroalimentare di Bologna, è stata una delle ultime scelte finalizzate allo sviluppo dell’azienda. «Fico è un progetto innovativo e di rilevanza internazionale, qualcosa per il quale sono state investite notevoli risorse economiche e che punta a diventare un’eccellenza. Ecco, noi volevamo essere parte di quel progetto – spiega Di Carlo – e dare il nostro contributo. Non potevamo non esserci, per noi si è presentata quest’opportunità e abbiamo deciso di coglierla. Una sfida, insomma». I feedback sono già positivi. «Siamo soddisfatti dei risultati che stiamo ottenendo, c’è tanto interesse per noi a Fico. Oltre all’attività di vendita, cerchiamo di mostrare come avviene la produzione di confetti. I bolognesi, ad esempio, sono abituati a vedere la lavorazione di altri prodotti come i salumi, non dei confetti. E notiamo che questo attira molto il pubblico».

ATTUALMENTE la William Di Carlo dedica il 40% della sua produzione all’export in tutto il mondo attraverso negozi specializzati ed alcuni centri di grande distribuzione, con accordi su specifiche linee di prodotto. Il fatturato è di circa 1,5 milioni di euro, con una decina di dipendenti in organico. «In Italia la clientela è costituita, oltre che dai consumatori che acquistano i prodotti dal nostro negozio di Sulmona, da catene medio-grandi di fascia alta come Eataly, la Rinascente, diverse enoteche e locali. All’estero, la William Di Carlo è presente nei negozi Carluccio’s in Inghilterra, in quelli Wine Food Market in Repubblica Ceca, siamo forti in Giappone, Paese in cui sono molto appassionati di specialità italiane. Molti lo sono a tal punto da parlare anche la nostra lingua, che è quasi più diffusa dell’inglese». In prospettiva futura, «una delle strategie è il consolidamento della partnership con Eataly all’estero: saremo in altri negozi in giro per il mondo…». Fuori dai confini italiani, «l’obiettivo – conferma Di Carlo – è il rafforzamento in diversi Paesi, provando ad arrivare in qualche contesto nuovo. Un buyer vuole portare i nostri prodotti in Russia,la Germania dà soddisfazioni. Il made in Italy è una componente importante. Noi siamo un’azienda storica e italiana, è un punto di forza».

IL MERCATO dei confetti è profondamente cambiato. «I gusti sono cambiati, negli anni scorsi i confetti si consumavano solo durantele cerimonie. Oggi la lavorazione è rivolta ad altri prodotti che rientrano nel consumo quotidiano di dolci. Il nostro fiore all’occhiello – chiude Di Carlo – è il cubano, mandorla con cioccolato, rum e cannella. Piacciono l’amarena confettata, le nocciole, il cubetto di arancia con cioccolato allo zafferano…».

Le imprese. Qualità artigianale lungo lo Stivale

ROMA

IN ITALIA la produzione dei confetti propriamente detti è appannaggio di un tessuto di imprese dall’anima artigianale, sparse un po’ in tutto il Paese. Ad Andria, in Puglia, c’è il Museo del confetto ‘Giovanni Mucci’: si tratta del fondatore di un marchio antico di confetteria, nato nel 1894. Nelle sale di questa struttura, si fa un tuffo nella storia del dolciume – sono esposti macchinari e attrezzi per lavorare lo zucchero, le mandorle e la cioccolata – e si può guardare da vicino il processo produttivo delle specialità dell’azienda, tra cui i famosi ‘Tenerelli’. Sempre in Meridione, il più che centenario napoletano Prisco propone confetti particolari, al gusto di babà, pastiera napoletana, sfogliatella e torta caprese. Al centro tra i nomi storici c’è sicuramente Pelino, fabbrica di Sulmona nata nel 1783. La stessa “Società Perugina per la fabbricazione dei confetti”, nata nel 1907, aveva come uno dei prodotti principali proprio i confetti. In Toscana, a Pistoia, c’è Corsini (dal 1918), che ha inventato i confetti ‘ricci’, e in Liguria spicca Pietro Romanego di Genova (dal 1780) con dolciumi legati alle feste natalizie e le spezie confettate.

INFINE, al Nord, si segnalano la confetteria Ernesto Brusa di Varese, con una produzione partita nel lontano 1930 e che comprende anche l’alta pralineria, e Rossetti di Milano, attiva dal 1936. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta, anche se l’ingrediente principale resta la mandorla, meglio d’Avola, più tenera e gustosa di quella americana usata negli snack. Con una avvertenza: il confetto non si morde ma si lascia sciogliere delicatamente in bocca, per assaporare i vari strati di cui è composta questa dolcezza.

Di | 2018-05-14T13:14:13+00:00 12/02/2018|Focus Agroalimentare|