JOEL BENILLOUCHE

Zucchi volta pagina dopo l’era Buffon
«Business in crescita grazie alla qualità
Ora puntiamo sui mercati europei»

Giuliano Molossi
MILANO

UN BRAND affermato, un gruppo leader nel tessile e nella biancheria per la casa che dopo aver conosciuto una profonda crisi torna oggi, terminata la ristrutturazione dell’indebitamento, a progettare la crescita con molta carne al fuoco. La Zucchi ha approvato il bilancio con un fatturato consolidato di 83 milioni di euro, in aumento del 7,7% sull’esercizio precedente e un risultato operativo positivo per 6,8 milioni (erano 5,2 nel 2017). Numeri che inducono all’ottimismo Joel Benillouche, 46 anni, presidente e ad del gruppo, l’uomo del fondo di private equity francese Astrance che tre anni fa rilevò l’azienda da Gigi Buffon, l’ex portiere della Nazionale, oggi in forza al Paris Saint Germain. La gestione di Buffon, abilissimo tra i pali ma evidentemente molto meno dietro a una scrivania, è di quelle da dimenticare. Da allora, dopo aver messo ordine nei conti, tagliato il costo del lavoro siglando un buon accordo con i sindacati con la riduzione in modo soft dell’organico fra prepensionamenti ed esodi incentivati, Benillouche e i suoi sono passati alla fase due, quella del rilancio. E quindi, fra le altre cose, investimenti nel digitale, prima trascurato, e nel retail con l’apertura di altri punti vendita e format innovativi.

Signor Benillouche, come commenta i risultati 2018? A cosa è dovuto principalmente l’aumento del fatturato?

«Sono molto soddisfatto dei risultati che mostrano indubbiamente la nostra crescita per la prima volta dopo parecchi anni. L’aumento del fatturato è dovuto anche allo sviluppo che abbiamo avuto sui mercati internazionali, in particolare in Germania e in Svizzera che per noi sono mercati di grande importanza. E questo testimonia il successo della nostra strategia di sviluppo europeo del gruppo. Allo stesso tempo abbiamo consolidato la nostra presenza in Italia, sviluppando e potenziando il retail».

Il problema principale resta quello di ridurre l’indebitamento?

«Non costituisce più un problema, perché a seguito della complessa ristrutturazione finanziaria, il debito è passato da 86 a 6 milioni. C’è stato un grande cambiamento rispetto agli ultimi quindici anni perché la società, che era nella morsa dei debiti, è oggi capace di investire nel proprio futuro».

Si può dire che la società continua la trasformazione da azienda industriale ad azienda retail? E qual è la percentuale di fatturato che viene dal retail?

«Non è più solo un’azienda industriale. C’è solo una fabbrica che è specializzata nella produzione e confezione di lenzuola. Per il resto contiamo su una vasta rete di fornitori italiani ed europei. Più del 50% del fatturato deriva dal retail e noi dobbiamo continuare a sviluppare il retail con criteri nuovi e questo riguarderà l’insieme dei marchi del nostro gruppo. I cambiamenti interesseranno i modi della distribuzione tradizionale, ma d’altra parte potenzieremo molto la parte digitale, con una revisione completa della piattaforma dell’ecommerce. Anzi, questo sarà uno dei progetti più importanti di quest’anno».

Ci sono prospettive di crescita importanti nell’online?

«Assolutamente sì. Partiamo bassi, attualmente solo una minima percentuale del fatturato, appena l’1%, arriva da lì. Ma è un aspetto molto importante per noi, aumenta in maniera considerevole le possibilità di acquisto del consumatore che deve essere agevolato e avere un’ampia varietà di scelta se decide di comprare i nostri prodotti seduto davanti al pc. E i nostri prodotti si prestano molto alla vendita on line. Dunque, perché non crederci?».

Pensate di aumentare i punti vendita? E dove?

«Sì, abbiamo in animo di lanciare un nuovo formato di negozi con concetti inediti e rinnovare quelli che già ci sono».

L’ultimo anno avete aumentato le vendite del 7% in Italia e del 10% all’estero. L’homewear italiano piace sempre più degli altri? E cos’ha più degli altri?

«E’ molto apprezzata la scelta dei materiali, la qualità, il lavoro scrupoloso che viene fatto in Italia, la cura dei dettagli, la ricerca della perfezione, la professionalità, l’esperienza».

Ci sono competitor molto agguerriti. Come si battono? Con la qualità? Con una politica dei prezzi? Con il riassortimento dei prodotti in vendita? O che altro?

«Aumentando la qualità: l’anno scorso le collezioni con le fasce di prezzo più alte sono quelle che ci hanno regalato più soddisfazioni. E aggiungendo prodotti nuovi che vanno a coprire l’intero ambiente casa».

Possiamo dire che oggi per la Zucchi è la calma dopo la tempesta?

«Se calmi vuol dire fermi, assolutamente no. Nel senso che la società è in pieno movimento, è in una fase di grande sviluppo e crescita. Dopo aver sistemato i conti, conclusa la ristrutturazione, ora ci attende un grande lavoro sui prodotti e sui negozi. Vedo oggi nella società la volontà e l’energia di andare avanti con fiducia in questo percorso »

Per concludere, perdoni una curiosita’: lei tifa Psg?

«Sono di Parigi e quindi ovviamente sì, ma a maggior ragione perché in porta c’è Buffon».

Di |2019-04-15T09:22:47+00:0015/04/2019|Imprese|