ITTICA E AMBIENTE

Taglie minime, recupero biologico,
rispetto delle zone di riproduzione
«La pesca etica è nel nostro Dna»

BOLOGNA

UN vero e proprio colosso del settore che, in quasi ogni angolo del mondo, fa del mare il centro di un progetto industriale votato a imbandire sulle nostre tavole prodotti sempre freschi, nel rispetto dell’ambiente. Parliamo di Pescanova, la multinazionale leader nel settore della pesca, dell’allevamento, della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti ittici che a Bologna possiede un efficiente ufficio commerciale, dove la responsabile Marketing e Gdo di Pescanova Italia, Silvia Bergamini, promuove quotidianamente un progetto che lega storia e innovazione.

Bergamini, in quali acque affonda le proprie radici un’azienda come Pescanova?

«Siamo un gruppo internazionale nato ormai 70 anni fa, che fa capo alla storica casa madre galiziana di Vigo e che è fra i pochi a possedere, accanto alle flotte, agli allevamenti e agli uffici sparsi per buona parte del pianeta, complesse strutture di elaborazione e trasformazione della materia prima di proprietà, diversificate secondo l’area geografica e il tipo di prodotto trattato».

Quale vantaggio comporta la gestione, parallelamente alla pesca, di questi impianti?

«Ci garantisce la possibilità di avere un controllo verticale sull’intera filiera di produzione, con il pesce, i molluschi e i crostacei a marchio Pescanova che, in tutti i continenti ad esclusione di un’Asia nella quale ancora non siamo presenti, viene tendenzialmente allevato (o trasformato, dopo la cattura) all’interno di strutture che fanno riferimento a noi. La più precisa conoscenza della materia, così, si unisce a una garanzia qualitativa che resta costante nel tempo e alla possibilità di definire, contesto per contesto, a quali specie dedicarci e in quale misura farlo».

Una biodiversità, quella degli oceani, pressocché infinita, ma i punti di forza quali sono?

«I core business di Pescanova, con i suoi oltre 11mila addetti e le sue 72 navi fattoria, sono sostanzialmente tre. Il primo è il merluzzo/ nasello pescato e confezionato direttamente tra le acque della Namibia e pronto per essere spedito sui banchi della grande distribuzione e del retail, fra gli altri, di Europa, Cina e Stati Uniti. Poi, c’è il pregiato gambero argentino, surgelato a bordo e disponibile sul mercato in formati buoni tanto per la casa quanto per la ristorazione, per finire con il mondo dei prodotto lavorati, panati o pastellati ».

Un ruolo nevralgico, nel vostro modello, lo gioca la specializzazione.

«Ogni fabbrica e ogni impianto che gestiamo nel mondo sono completamente specializzati, con siti interamente dedicati al surimi, al baccalà o alle ricette più elaborate, e addirittura con stabilimenti dedicati alla produzione delle spezie con le quali condiamo il nostro pesce, perché nulla sia lasciato al caso e perché siano solo specialisti di un settore a trattare la materia che gli pertiene».

Sette decenni di attenzione e impegno a servizio del consumatore, senza smettere di innovare.

«Siamo nati innovatori, se è vero che il procedimento per surgelare il pescato a bordo delle imbarcazioni è stato perfezionato, nel lontano 1961, proprio da noi. Oggi, invece, l’innovazione passa in particolare per la garanzia di tracciabilità dei nostri prodotti e per la ricerca di soluzioni che ottimizzino le nostre prestazioni e ne minimizzino l’impatto ambientale».

Una pesca etica, dunque?

«Sì, portata avanti in sinergia con le Ong e rispettosa dei principi dettati dalla FAO sul tema dei requisiti legali e delle misure internazionali, come le taglie minime, le restrizioni, i periodi di recupero biologico e gli attrezzi da pesca più idonei a garantire la conservazione delle zone di riproduzione».

Lorenzo Pedrini

Findus Certificati di sostenibilità per tonno e salmone

ROMA

DUE NUOVI prodotti certificati ‘Msc Pesca Sostenibile’ e ‘Asc Acquacoltura responsabile’: tonno e salmone. Un percorso avviato da diversi anni, ha portato Findus ad avere 57 referenze di pesce certificate, circa il 90% della propria produzione complessiva, con l’obiettivo di arrivare al 100% entro il 2025. Non solo in un’ottica di approvvigionamento responsabile di materie prime e di riduzione dell’impatto ambientale, ma anche di produzione di alimenti che favoriscano scelte alimentari corrette. È quanto emerge dalle linee strategiche definite a livello europeo dal gruppo Nomad Foods, di cui Findus fa parte, in occasione della pubblicazione della Relazione sulla Sostenibilità 2018. «A livello di Gruppo siamo già i maggiori utilizzatori di pesce certificato Msc al mondo, con oltre il 90% del nostro portfolio certificato, e continueremo a lavorare fianco a fianco con organizzazioni come Msc e Asc per aumentare la quantità di pesce approvvigionato in modo responsabile”, commenta Renato Roca (nella foto), direttore marketing Findus.

A LIVELLO di Gruppo, Nomad Foods ha stabilito degli obiettivi da raggiungere entro il 2025 allineati all’Agenda Onu. Per quanto concerne le materie prime l’impegno è avere entro il 2025 il 100% del pesce e dei frutti di mare utilizzati da pesca sostenibile e allevamento responsabile così come il 100% delle verdure coltivate mediante pratiche di agricoltura sostenibile, oltre alla promozione di stili di vita più sani. Nomad Foods è inoltre impegnata in una progressiva riduzione del proprio impatto ambientale attraverso una migliore gestione delle risorse idriche, dell’energia e dei rifiuti. Miglioramenti significativi anche per quanto concerne il packaging: se oggi il 70% dei pack è riciclabile, entro il 2022 si arriverà al 100%.

Di |2019-07-15T10:19:44+00:0015/07/2019|Focus Agroalimentare|