ITALIA – I PROGETTI IN ATTO

Da Spid a PagoPA, tutti i passi avanti
L’obiettivo: un’unica app per i servizi

MILANO

QUANDO TUTTO è iniziato, nell’estate 2016, eravamo più o meno all’anno zero. Il Team Digitale guidato da Diego Piacentini, che ha scommesso sul progetto prendendosi un’aspettativa da Amazon, si è trovato alle prese con ingorghi burocratici, immobilismo e mancanza di competenze. L’esempio più eclatante è l’Anagrafe nazionale unica: istituita con una legge del 2012, quando partì il team (quattro anni più tardi) nel sistema era entrato un solo Comune. Adesso siamo a un quarto dei Comuni subentrati e oltre 7,5 milioni di persone registrate e altri 10,5 milioni in pre-subentro. Oltre a questo progetto ci sono altre aree di intervento come la carta d’identità elettronica (ne sono state emesse 4 milioni, con una copertura della popolazione di oltre il 91%), i pagamenti digitali, il sistema pubblico di identità digitale (2.769.978 Spid rilasciate), la cittadinanza digitale (con l’obiettivo di semplificare il rapporto tra cittadino e Pa) e il Data & analytics framework, che punta a migliorare lo scambio dei dati pubblici tra PA, standardizzare e promuovere la diffusione degli Open data. Il settore dei pagamenti digitali con Pago Pa, è forse quello che registra i passi avanti più concreti: 12.787.078 transazioni e una crescita del 219% nel 2018 rispetto al 2017. Poi ci sono le community dei designer e degli sviluppatori (developer) che lavorano sul fronte dei servizi al cittadino, con tanto di hackathon (maratone di codici) organizzate in 25 città. Tradotto: 900 ragazzi venuti a ‘smanettare’ per creare app e strumenti digitali per la Pa. L’obiettivo ambizioso è creare un’app unica dei servizi pubblici (Progetto IO) con la quale il cittadino possa gestire ogni aspetto della sua relazione con la Pubblica amministrazione: bollo auto, tasse, multe, certificati, ma anche ricevere allerte meteo e molto altro. Siamo ancora in una fase embrionale (in gergo, ‘closed beta’) ma l’idea è di arrivare a regime nel 2022. In sostanza, è la Pa che diventa a portata di smartphone. L’anteprima del prototipo e i dettagli del progetto sono disponibili su io.italia.it.

INNOVARE è il chiodo fisso dei 29 del dream team digitale, una rivoluzione silenziosa che va avanti nonostante tutto, un mattoncino alla volta. Informatici, creativi, amministrativi, comunicatori, giovani da poco sul mercato del lavoro e professionisti formati. Tutti con un unico desiderio: contribuire a scrivere il futuro del Paese. Tutti passati attraverso l’invio di un curriculum e i colloqui con Diego Piacentini. C’è Carlo Contavalli, il classico cervello fuggito all’estero, in California, dove ha messo su famiglia e da sei anni sviluppa le architetture software per Google. Ha fatto le valigie e si è trasferito per un po’ a Roma: «Mi sono convinto che difficilmente ci sarebbe stata un’occasione migliore o una squadra migliore per portare cambiamento». Oppure, Fabiana Lanotte, giovane dottoranda esperta di big data e software, cofondatrice di una startup innovativa. O ancora, Gianluca Varisco, l’uomo della cyber security che, per partecipare al progetto, ha messo in stand-by la sua esperienza berlinese a Rocket Internet. Viene quasi da pensare che l’Italia possa diventare un Paese per giovani.

IL 15 SETTEMBRE è scaduto il mandato di Piacentini ed è partita la prorogatio di 45 giorni, ma i segnali dal mondo politico sono positivi. Il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Mattia Fantinati, ha infatti annunciato che il team per la trasformazione digitale continuerà il suo lavoro per un altro anno. Piacentini resterà per il periodo di proroga, poi tornerà in America e, dunque, servirà un nuovo commissario. Il Team è in grado di camminare sulle proprie gambe ma per raggiungere le 67 azioni e i 108 obiettivi del piano triennale serve un salto quantitativo. Il percorso è appena iniziato.

Alessia Gozzi

IL DENARO NON DORME MAI di GIUSEPPE TURANI
SI È CHIUSA LA STAGIONE DEI BITCOIN

C’È ANCORA chi mi manda delle mail per spiegarmi che, con un investimento in criptovalute, posso diventare milionario in pochi giorni, ma la maggior parte di questi imbonitori si è ormai data alla fuga. Il crollo di questo mercato ha pochi precedenti. Se ne parla poco perché riguarda una ristretta cerchia di maniaci (un po’ come i fan della democrazia diretta). Ma il botto è impressionante. All’inizio dell’anno la capitalizzazione complessiva delle oltre 200 criptovalute inventate da trafficoni valeva circa 800 miliardi di dollari. Oggi tutta questa roba arriva a stento ai 200 miliardi di dollari: in 9 mesi sono stati bruciati 600 miliardi di dollari. E i più onesti fra i big di questo mercato sostengono che sarà impossibile vedere una ripresa. Chi ha perso, ha perso, insomma. Persino la Sec (la Consob di Wall Street) ha sospeso dagli scambi alcune società che avevano come sottostante delle valute virtuali.

A CONTI FATTI, si può dire che una stagione e una moda son finite. All’inizio c’è stato chi ha gridato di gioia per l’invenzione delle criptovalute, monete senza gestori, senza banche centrali, senza Stati alle spalle, figlie dirette e meravigliose della nuova tecnologia informatica. Monete del popolo per il popolo, si è persino scritto. Basta banchieri, basta controlli, viva la libertà. Invece, era solo una delle tante truffe che ogni tanto spuntano sui mercati finanziari. Versando buoni dollari, si potevano avere conti in criptovalute, cioè in aria fritta: nessun macellaio o rivenditore d’auto ha mai ceduto un filetto o una Porsche in cambio di Bitcoin. Le valute virtuali potevano solo essere scambiate con altre valute virtuali. E sono sempre stati mercati speculativi. Erano niente, ma potevano servire come specchietto per massaie e pensionati in cerca di fortuna. Ma anche qualche uomo d’affari c’è cascato. Sembrava l’aprirsi di un nuovo mondo, era solo speculazione raffinata. Capitolo chiuso. Anche perché ormai l’intero mondo delle criptovalute vale un quinto della capitalizzazione della Apple o di Amazon. Da domani ci si può dimenticare di Bitcoin e di altre stramberie per tornare a ragionare su dollari, euro, yen e simili. A volte queste monete vere deludono, ma dietro comunque c’è sempre qualcosa e, soprattutto, in cambio di un foglio verde o di un euro, un gelato ce lo possiamo comprare.

Di |2018-10-02T09:24:17+00:0017/09/2018|Primo piano|