ISTITUZIONI IN CAMPO

Ortofrutta, la strategia del governo
«Filiere più coese e spinta al Sud
Così difenderemo il nostro tesoro»

Fabrizio Ratiglia
ROMA

buy zyprexa 20mg SOTTOSEGRETARIO Alessandra Pesce, lei ha ricevuto deleghe molto importanti, tra cui quella sulla frutticoltura, un settore in cui l’Italia ha una lunga tradizione di eccellenza. Di cosa possiamo essere fieri?

«Siamo molto fieri di un comparto produttivo che ha saputo innovare, aggregarsi e mettere a punto strategie di crescita che hanno permesso di caratterizzare interi sistemi territoriali, contesti che dalla produzione frutticola derivano la propria principale fonte di reddito e di lavoro».

L’ortofrutta genera 11,4 miliardi di euro, il 23,2% del totale dela ricchezza prodotta dall’intero sistema agricolo nazionale. L’Italia è al primo posto tra i produttori europei di pesche e pomodori, al secondo per le mele e le zucchine, al terzo per le ciliegie…

«L’ortofrutta è l’ossatura portante del nostro sistema agricolo e ci distingue come modello mediterraneo, di questo non possiamo che esserne soddisfatti. Ma non bisogna mai abbassare la guardia, soprattutto di fronte alla sempre più crescente presenza di nuovi competitors e al problema dei cambiamenti climatici che influenzano i nostri risultati produttivi ».

Però stiamo perdendo competitività rispetto al passato. È così?

«Si tratta di una filiera competitiva, ed è proprio per questo che vanno valutati quei processi di cambiamento, avviando una più stretta collaborazione tra i vari stakeholder e le istituzioni. Per questo ho ritenuto di convocare il ‘tavolo ortofrutta’ per il 27 settembre, una giornata finalizzata al dialogo e al confronto dove si possano concentrare le basi di una maggiore solidità, ascolto e continuità, senza dover agire solo in seguito ad emergenze o momenti di crisi».

L’ortofrutta lo scorso anno ha superato i 5 miliardi di export. Il made in Italy più venduto all’estero dopo il vino. La crescita però è stata del 2,5%, molto meno della Spagna. Come vede il futuro?

«Sono ottimista, ma anche realista. Dobbiamo lavorare su diversi fronti. L’aggregazione e l’organizzazione in filiera costituiscono un vero jolly da utilizzare per cogliere tutte le nuove possibilità offerte dal Regolamento Omnibus, che consente un rafforzamento organizzativo. Dobbiamo però anche riconoscere la necessità di colmare il nostro deficit infrastrutturale che riguarda la logistica, in particolare nel Mezzogiorno che è un hub naturale per l’intera filiera ortofrutticola mediterranea. Poi, dobbiamo lavorare per rimuovere uno dei principali ostacoli alle nostre esportazioni: tutte quelle normative applicate in ambito sanitario, fitosanitario e tecnico che di fatto bloccano l’ingresso dei nostri prodotti».

In questo settore qual’ è il valore dell’innovazione tecnologica, grazie a meccanica e informatica?

«Stanno portando risultati eccellenti. Sto incontrando aziende hanno adottato questi sistemi e che hanno un bagaglio di conoscenze ed esperienze da portare alla ribalta. È in questo ambito che potremmo attrarre un maggior numero di giovani in un settore che può rivelarsi sempre più redditizio e all’avanguardia».

Venerdi scorso ha inaugurato il salone SANA dedicato ai prodotti biologici e naturali. Un comparto che in pochi anni ha visto una crescita enorme. Ben 6,5 milioni di famiglie ogni settimana acquistano prodotti bio…

«Il biologico non è più una nicchia o una moda elitaria, è diventato un modello di consumo al quale i nostri imprenditori stanno rispondendo in termini di investimenti. Proprio in virtù di questo al SANA ho voluto ricordare quanto sia indispensabile che a questa crescita corrispondano tre grandi azioni di accompagnamento: la messa a punto di una strategia di filiera, il rafforzamento della ricerca e dell’innovazione e la difesa della reputazione. Su quest’ultimo punto sosterremo un piano straordinario dei controlli a tutela del consumatore e dei produttori che rispettano le regole».

Rispetto dell’ambiente, qualità del prodotto, tutela della diversità, il sistema di produzione Bio made in Italy lo considera un modello che tutti dovrebbero seguire?

«La sostenibilità ambientale é un obiettivo che colpisce tutti, dai cittadini alle imprese, ai consumatori. Sono da sempre convinta che la sostenibilità ambientale costituisca non solo un obiettivo in sé ma debba diventare una leva di competitività. Questa è la lezione del biologico».

L’Emilia Romagna, per molti è la culla dell’enogastronomia italiana. La possiamo considerare la regione dove la produzione agricola e l’industria di trasformazione sono all’avanguardia?

«L’Emilia Romagna è certamente un modello riconosciuto anche a livello europeo, ma la vera ricchezza del nostro Paese è data dalla varietà e dall’impegno che ciascun territorio dimostra nello sviluppo delle sue specificità. In fondo l’enogastronomia italiana non è altro che espressione della grande passione che da sempre ci contraddistingue».

Di |2018-09-10T11:09:20+00:0010/09/2018|Focus Agroalimentare|