INVESTIRE SUL VERDE FA BENE

La Patata di Bologna fa boom
Vendite raddoppiate in due anni
per l’unica Dop coltivata in Italia

Paola Benedetta Manca
BOLOGNA

E’STATA la prima patata italiana ad essere insignita della Denominazione d’origine protetta, ottenendo il riconoscimento europeo nel 2012, ed è tutelata da un intero Consorzio a lei dedicato. Si tratta della Patata di Bologna che ha ricevuto, unica patata in Italia, il prestigioso riconoscimento della Comunità Europea che certifica un prodotto coltivato, lavorato e confezionato esclusivamente nella provincia di Bologna. Le sue peculiarità derivano dall’ambiente geografico dove germoglia e cresce, al riparo di un salutare microclima. Il Consorzio di Tutela Patata di Bologna Dop riunisce i produttori agricoli, rappresentati quasi totalmente dall’organizzazione di produttori ‘Assopa’, da tre cooperative agricole associate e da sei aziende commerciali private. I produttori e i confezionatori iscritti al piano dei controlli si sono uniti per tutelare la qualità, la storicità e l’appartenenza della patata di Bologna a un territorio con una grande tradizione agricola e caratterizzato da un’innovazione costante.

LA PATATA di Bologna, varietà Primura, è coltivata e lavorata con sapienza da oltre 60 anni, grazie a un territorio particolarmente vocato, un ambiente ottimale e il lavoro di agricoltori che rispettano stringenti discipline produttive, tutti requisiti verificati in modo puntuale dal Consorzio. Ecco l’identikit della Patata di Bologna: forma allungata, con ‘occhi’ pronunciati; colore della buccia chiaro e tendente al dorato; polpa di media consistenza e di colore giallo paglierino. Il suo gusto è caratterizzato da un sapore appena accennato di dolce che ricorda la castagna e che si sposa bene con sapori sapidi e salati. Estremamente versatile, in cucina dà il suo meglio bollita in insalata, schiacciata per farne un ottimo purè o gnocchi gustosi, oppure al forno. La varietà Primura inizia ad affermarsi nel territorio bolognese dal 1955. Per tutelare la sua unicità, nel 2002, nasce il Consorzio Patata di Bologna Dop. Alla sua guida c’è Alberto Zambon, 53 anni, produttore lui stesso. «La varietà Primura mantiene inalterate caratteristiche e qualità dal momento del raccolto, a giugno-luglio, fino alla fine della commercializzazione, a marzoaprile – spiega –. Ormai la si può trovare in quasi tutte le catene di distribuzione». La Patata di Bologna, infatti, in questi ultimi anni ha avuto molto successo.

«QUANDO siamo diventati consorzio di tutela, alla fine del 2016 – racconta Zambon –, ci eravamo dati l’obiettivo di arrivare ai 90.000 quintali di prodotto venduto, certificato, entro il 2020: l’abbiamo raggiunto a maggio 2018. Abbiamo bruciato le tappe: nel 2016 ne vendevamo 50-55.000 quintali, abbiamo quasi raddoppiato le vendite. Inoltre c’è stato un importante incremento degli ettari investiti: erano 130 nel 2017, ora sono quasi 170». Dietro l’ottima riuscita della Patata di Bologna, ci sono diversi fattori.

«VIVIAMO in un momento – spiega Zambon – in cui i prodotti Dop e Igp hanno un discreto appeal e, anche il fatto che, dentro la nostra confezione, ci sia solo e sempre la stessa varietà di patata, la Primura, ci premia, perché, chi inizia ad usarla, se la trova buona, sa che la ritroverà sempre con le medesime caratteristiche. Abbiamo raggiunto ormai la diffusione nazionale – sottolinea Zambon –, conquistata con fatica, grazie anche a una buona campagna pubblicitaria e ai Piani di sviluppo della Regione Emilia- Romagna. Per il futuro – conclude – abbiamo diversi progetti: c’è già in corso una nuova campagna pubblicitaria a 360 gradi e stiamo lavorando per migliorare ancora lo standard qualitativo e sui nostri partner che ci forniscono la materia prima, cioè il seme, che vogliamo sempre più qualificato e sano ».

Conto salato Nel 2018 spesi 85 miliardi per mangiare fuori casa

ROMA

BATTE ogni record la spesa 2018 degli italiani al ristorante: per mangiare fuori il conto è stato di 85 miliardi di euro, il 35% del totale dei consumi alimentari. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Censis, divulgata in occasione della firma a Roma dell’accordo sottoscritto con la Federazione Italiana Cuochi (Fic), che prevede una serie di iniziative congiunte per promuovere i prodotti alimentari e la tracciabilità della cucina 100% Made in Italy. Quasi un italiano su quattro (22,3%) nel 2018 ha mangiato fuori almeno una volta a settimana; i giovani e i laureati sono i più assidui clienti (33,8%), rispetto al 25,6% degli italiani tra i 35 e i 64 anni e il 6,7% degli over 65. I requisiti più richiesti sono l’italianità del prodotto (44%) e la tracciabilità (35,2%) che consente di verificare sicurezza, genuinità e salubrità.

ASPETTI che non a caso sono al centro del protocollo d’intesa, che punta innanzitutto a promuovere l’indicazione dell’origine dei prodotti agricoli nei menù dei ristoranti italiani e delle mense pubbliche. Tra gli altri obiettivi si vuole spingere nelle mense scolastiche e ospedaliere l’utilizzo di prodotti del territorio e del vero made in Italy agroalimentare; e poi promuovere l’educazione alimentare delle famiglie attraverso una campagna nazionale da realizzare nelle scuole. Specifiche iniziative saranno rivolte ad incentivare l’imprenditoria giovanile nella filiera agroalimentare e enogastronomica italiana, settori capaci di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale. Non ultimo sarà quello di promuovere iniziative utili a diffondere l’informazione, l’identificazione, l’origine e la conoscenza dei prodotti agroalimentari, con particolare riguardo all’offerta di quelli tipici e locali.

Di |2019-01-21T10:07:25+00:0021/01/2019|Focus Agroalimentare|