Doppi dividendi o crolli in Borsa
L’immobiliare sull’ottovolante
L’estero ricomincia a comprare

Luca Zorloni

MILANO

IL PRIMO dividendo è stato pagato già quest’anno, con dodici mesi di anticipo rispetto al traguardo. Coima Res viaggia in Borsa, anche se l’azione ha subito le scosse rispetto alla quotazione (con un calo in un anno del 12,25%) e recuperato con un balzo in avanti a maggio, che porta l’andamento degli ultimi sei mesi a 14,07%. La società immobiliare di Manfredi Catella ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un portafoglio di investimenti di 577 milioni di euro, in cui è entrato un complesso di uffici in via Deruta a Milano per 47 milioni di euro, e ha stabilito che i dividendi saranno distribuiti due volte all’anno. Quindi entro la fine del 2017 Catella e i suoi hanno assicurato di voler staccare un’altra cedola agli azionisti. Il mattone in Borsa registra ottovolanti da brivido.

RISANAMENTO ha perso in un anno il 58% del valore e solo pochi giorni fa è riuscita a chiudere un accordo tra la sua controllata Santa Giulia e Lendlease Italy srl per sviluppare 33mila metri quadri di terreno a sud di Milano, nell’area, appunto, di Santa Giulia. Da allora il titolo ha visto qualche spiraglio di luce. In sei mesi Aedes è tornata in quota del 3,35%, così come Beni stabili, altra società di intermediazione immobiliare quotata (siiq), che da dicembre ha imboccato una via in salita e in Borsa ha incassato la fiducia degli operatori, guadagnando il 22,82%. Di recente il gruppo ha chiuso a Milano un’acquisizione di un portafoglio da 118 milioni di euro. Un andamento simile per Prelios. Secondo l’istituto di studi del mercato del mattone Scenari immobiliari, «il miglioramento delle prospettive economiche, i bassi livelli dei rendimenti obbligazionari e una liquidità consistente» hanno migliorato il travaso di denaro verso la finanza che pratica con il mattone. Il centro guidato da Mario Breglia ha calcolato che «il patrimonio (nav) dei fondi operativi in Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Svizzera e Italia (che insieme rappresentano circa l’85% dell’industria europea dei fondi immobiliari) ha ricominciato a crescere a un ritmo medio del 7,3% annuo nel periodo 2010-2013, per accelerare negli ultimi anni, con una crescita del 9,8% nel 2014, del 10,8% nel 2015 e del 12,4% nel 2016».

ANCHE IN ITALIA la situazione è migliorata. «Il patrimonio dei fondi ha toccato i 46 miliardi di euro a fine 2016 e per il 2017 c’è un realistico obiettivo di 50 miliardi di euro con oltre 400 fondi immobiliari. Dall’inizio del secolo il settore è cresciuto di diciotto volte», si legge nel rapporto di Scenari immobiliari. E per l’Italia questo potrebbe essere l’anno di un rinato interesse da parte dell’estero per gli investimenti lungo lo stivale. «Più che nel passato – osserva Mario Breglia – a fianco degli operatori italiani sono attese Sgr di proprietà internazionale che utilizzano questo strumento per operare, anche in modo intenso, sul mercato nazionale. Investire nel mattone anche se con le forti altalene degli ultimi anni, con i dati forniti da Scenari immobiliari, continua ad essere appetibile: il calcolo sul secolo dovrebbe essere comunque confortante. Quindi le prospettive potrebbero essere migliori rispetto a quanto previsto. Il costo del denaro si è mantenuto molto basso nel 2016 e, nonostante minimi segnali di incremento, il dato sommato alle operazioni di ristrutturazione del debito, ha permesso una ulteriore riduzione dell’indebitamento del sistema che in cinque anni è sceso da 30miliardi di euro a 25,5 miliardi. Il numero di fondi operativi è aumentato e appare in crescita anche nel 2017, anche al netto delle liquidazioni di molti fondi «familiari».

MA DOVE investono i fondi? Gli uffici restano in cima ai loro interessi insieme alle superfici commerciali. Ma in Europa si fa largo l’investimento sul residenziale, che già oggi vale un 10% del bouquet degli asset. E anche le residenze per anziani entrano nel mirino dei fondi immobiliari.


Fondi sovrani Porta Nuova e Costa Smeralda, il Qatar è padrone

MILANO

A MILANO si sono mossi come falchi. Hanno fiutato l’affare e vi si sono precipitati sopra, spalancando portafogli colmi di petroldollari. Ma ora gli emiri del Qatar si comportano più come alberi, come quelli del Bosco Verticale, il palazzo icona dell’archistar Stefano Boeri di cui sono diventati proprietari al 100% insieme a tutto il resto del quartiere dei grattacieli di Milano, Porta Nuova. Hanno messo radici, i qatarioti, all’ombra della Madonnina. «Hanno prese le cose migliori dell’Italia. Le hanno comprate per restare per sempre», commenta Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, istituto di ricerche nel settore del mattone. L’isolazionismo a cui le Nazioni unite del mondo arabo sembrano aver condannato il Qatar a causa del mai smentito sospetto che il regno finanzi il terrorismo islamico non compromette gli investimenti in Italia. Anche perché non ci sono i titoli perché un’azione possa toccare il patrimonio degli emiri. «Non credo ci saranno ripercussioni – prosegue Breglia -. L’unico rischio, ma è improbabile, è che gli Usa blocchino i beni dell’emiro come fecero con Gheddafi. Ma è uno scenario improbabile». I qatarioti con la loro Qatar Holding Lcc sono il primo azionista di Coima Res, la società immobiliare che il fondatore Manfredi Catella è riuscito a portare in Borsa dopo aver spezzato l’incantesimo che per anni aveva tenuto le società di investimento del mattone fuori dai cancelli di Piazza Affari.

HANNO IL 40,1% della società e, come recita il sito del gruppo, la holding è stata «il primo sponsor dell’operazione». La stessa società finanziaria, che ha il compito di far fruttare i denari degli emiri reinvestendo i guadagni dalla vendita di materia prima, ha il controllo di Porta Nuova. La famiglia reale di Doha, gli Al-Thani, con la sua Qatar Investment Authority, ha sfruttato la crisi delle banche europee per entrare in Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank. A Milano lo storico hotel Gallia è stato rinnovato dai qatarioti in pochi anni. Il Qatar è in Costa Smeralda, ha il 49% di Meridiana, siede in Inalca, la holding che controlla il colosso alimentare Cremonini, possiede palazzi di prestigio a Firenze. E sempre gli emiri tengono le fila del fondo che ha messo sul tavolo 700 milioni di euro per diventare proprietario della maison Valentino. Per la sola Lombardia l’interscambio con il Qatar vale mezzo miliardo di euro.

Luca Zorloni