Amundi guarda già oltre la crisi
«Bisogna salvare la classe media
Riforme contro le diseguaglianze»

PARIGI

SE FOSSE solo un fantasma ad aggirarsi per l’Europa ci sarebbe da stare tranquilli. In realtà la storia è tornata smentendo la fine annunciata oltre vent’anni fa da Fukuyama e con il ritorno della storia i fantasmi si sono moltiplicati. In parte autoctoni, in parte esterni. Tutti poco controllabili. Sono i rischi e le incertezze del mondo post crisi. Per citarne alcuni: la Brexit, gli choc della presidenza Trump, la fine della politica monetaria accomodante della Bce e della Fed, i populismi e le diseguaglianze… Fantasmi che si aggirano in un mondo che conosce però una ripresa economica migliore delle previsioni. Luci e ombre. Con l’Italia più all’ombra. Su questo mondo ha focalizzato la sua attenzione Amundi, colosso francesce dell’asset management (gestisce 1.100 miliardi di euro) che oggi chiude l’operazione di acquisizione di Pioneer Investment, ceduta da Unicredit nei mesi scorsi per 3,5 miliardi di euro.

«CON QUESTA acquisizione – spiega Yves Perrier, ceo di Amundi, al forum organizzato dal gruppo finanziario a Parigi – rafforziamo la nostra presenza in tutti i paesi europei. Siamo numero uno in Francia, saremo numero 2 in Italia e Austria e leader nell’asset management in Germania». La svolta per Amundi coincide quindi con un anno di svolta per l’Europa. Individuare che indirizzo prenderanno gli snodi critici è una mappa necessaria per orientare investimenti e gestioni. Il barometro che si registra al forum parigino – seguito da oltre 500 clienti e investitori di 50 paesi diversi – si potrebbe definire un cauto e volenteroso ottimismo, rafforzato dalla scoperta che la crescita complessiva è maggiore delle attese, e galvanizzato dal muro ai populisti alzato da Macron. Ma con un fondo di ansia legato ai rischi irrisolti. Tutto molto umano, insomma.

PER I MERCATI – è il sentimento comune che si respira al forum – la rinascita dell’asse franco-tedesco con Macron e Merkel è una garanzia. Potrà guidare l’Europa e curare le tossine lasciate dalla crisi (in primis le diseguaglianze, sottolinea il Nobel americano Angus Deaton) senza scivolare nel populismo. «Oggi l’Europa si trova in nella posizione migliore che si sia mai verificata per affrontare le sfide delle riforme», è la convinzione ad esempio di Xavier Musca, deputy ceo di Crédit Agricole. E secondo Enrico Letta, fra gli speaker del forum, siamo di fronte a una finestra di grande opportunità, un periodo che ricorda a Letta quello vissuto dal patto KohlMitterand. L’unico problema è l’Italia, destinata, dice Letta, all’«instabilità politica», perché andrà quasi sicuramente al voto «con un sistema proporzionale» che la consegnerà «a un governo di larghe intese». «E voi sapete che cosa significa», avverte l’ex premier italiano. Ma non è Roma l’unico punto interrogativo. Cresce la preoccupazione per il debito privato cinese, per le tensioni provocate dalla Corea del Nord, per la Brexit («che si farà, l’unico dubbio è se l’accordo sarà molto cattivo, cattivo o poco cattivo», sferza Simon Fraser, alla guida della diplomazia britannica fino al 2015). Paradossalmente, sfuma l’ansia su Trump. Martin Feldstein, ad esempio, professore di economia ad Harvard, già consulente di Jeff Bush, ammette di aver osservato con timore l’ascesa di The Donald, ma oggi è più sereno: «La chiave per comprendere l’amministrazione Trump è ignorare i suoi tweet e guardare solo alle sue azioni». E cita il caso Cina. Descritta come nemico in campagna elettorale, è diventata un partner ancora più forte.

COME si ripercuote questo nuovo panorama sull’economia e gli investimenti? «I rischi e l’instabilità che generano devono essere incorporati nelle politiche di investimento», è il mantra di Perrier. Serve però l’aiuto della politica.Il populismo va affrontato alla radice, nelle condizioni che lo generano, fermando «il declino della classe media e l’aggravvarsi delle ineguaglianze», provocate anche da politiche più favorevoli all’austerità che ai nodi sociali. Come è accadiuo in Italia, dove, fa notare il ceo di Amundi, «la diminuzione delle capacità di redistribuzione del reddito è dovuta alle restrizioni legate all’eccesso di debito pubblico». Perrier non ha dubbi la sfida di oggi é «una crescita economica che ridia speranza alla classe media». Servono le «riforme, qualunque esse siano», ma sapendo le riforme saranno «efficaci solo se otterranno risultati in campo sociale»


Contro corrente di ERNESTO PREATONI

NESSUNO SI FIDA PIÙ DI QUESTA EUROPA

IL CAPITALE di un imprenditore è la fiducia. Mi chiedo oggi che fiducia si possa avere nelle istituzioni italiane ed europee. Prendiamo gli ultimi avvenimenti. Governo e autorità monetarie avevano garantito che le banche italiane erano le più solide del mondo. E allora com’è potuto accadere che in due anni ne siano saltate sette? E speriamo naturalmente che non divengano otto, visto che c’è qualche altra situazione rischiosa. Ma non finisce qui: non ci avevano detto che con l’arrivo della Vigilanza della Bce i controlli sarebbero stati rigorosissimi? E allora com’è potuto accadere che la Banca Popolare di Vicenza abbia superato gli stress test dell’autunno 2014 e due anni e mezzo dopo sia fallita? Non ci avevano detto che con le nuove regole europee i contribuenti non avrebbero più pagato per salvare le banche? E allora com’è potuto accadere che lo Stato abbia dovuto mettere a disposizione 17 miliardi per le due popolari venete?

NON CI AVEVANO detto che con l’Unione bancaria le regole sarebbero state uguali per tutti? E allora com’è potuto accadere che la Nordbank di Amburgo sia stata salvata dal governo tedesco con 17 miliardi, il Banco Popular a spese del Banco di Santander (sperando che ce la faccia), Mps con un aumento di capitale precauzionale, Etruria, Marche, Carife, Carichieti dall’intero sistema bancario italiano attraverso il Fondo di garanzia dei depositi e le due popolari dallo Stato che ci ha messo i soldi ma, a differenza di Mps, non ha preso un’azione? E che dire del bond da 85 milioni di Veneto Banca? Il 21 giugno il governo con un decreto ha sospeso il rimborso. Se quei titoli fossero stati in mano alle grandi banche d’affari internazionali la notizia sarebbe finita sulla prima pagina del «Financial Times». Siccome riguardava qualche poveraccio in Veneto, a stento se n’è occupata la stampa locale. Ora mi domando: come può un imprenditore lavorare in un contesto simile? Non a caso da anni ho smesso di investire nella vecchia Europa e tanto meno in Italia. Prediligo Paesi che escono da una tragedia (per esempio il comunismo) le cui popolazioni apprezzano molto il livello di vita che hanno raggiunto.


Boom di valute virtuali
ma restano un azzardo
I bond sono più sicuri

QUELLA CHE ANNI fa era vista come una misteriosa novità, e cioè il mondo delle monete virtuali, oggi sta divenendo sempre più una realtà e non tanto dal lato tecnologico (consolidato da tempo), quanto dal punto di vista puramente finanziario: gli scambi sono in forte crescita, sempre più manager usano le cryptovalute nei portafoglio più avanzati; per il risparmiatore è giunto il tempo per considerare questa nuova realtà come un vero e proprio asset su cui posizionare parte della propria ricchezza. Il Robot di SelfieWealth.com ha iniziato a monitorare il settore, ad acquisire i dati necessari, a muovere le proprie leve tecnologiche al fine di prendere le giuste misure a questo mercato.

INTANTO qualche numero per capire di cosa stiamo parlando: i dati mostrano come, solo negli ultimi 10 giorni, il mercato del contante digitale sia salito di oltre il 10%, ma lo ha fatto con una volatilità giornaliera pari al 18%. La probabilità di rialzo che il Roboadvisor stima è ancora superiore al 50%, segno che il settore è destinato ad apprezzarsi ancora nel prossimo mese, sebbene l’Intelligenza Artificiale debba ancora terminare la propria fase di addestramento per divenire pienamente affidabile. Ha fatto notizia recentemente la fortissima oscillazione dell’Ethereum, la seconda crypto valuta per importanza dopo il BitCoin, che in pochi secondi è passata dal valore di oltre 300 dollari USA a pochi centesimi, in un movimento repentino di Flash Crash, causato dalla valanga di ordini automatici di vendita che hanno fatto crollare le quotazioni.

QUESTO EVENTO sottolinea due cose: in primis che la cryptovaluta al momento è un investimento con un rischio intrinseco sopra la media, ed in seconda istanza che essendo presenti piattaforme di ordini automatici sugli scambi delle cryptovalute, il mercato è già maturo. Tornando ai mercati finanziari tradizionali, osserviamo come la volatilità sul mercato globale, misurata dal SelfieWealth Volatility Index, chiuda il primo semestre 2017 su valori medi a quota 8,3%; questo valore indica che tra gli operatori continua il lungo periodo di sostanziale calma, senza particolari preoccupazioni. I migliori Robo-portafogli hanno tutti una forte connotazione geografica: Francia, Olanda e Germania impegnano ben il 34% dei portafogli. Da notare anche la definitiva salita della quota destinata alla Cina che si è affermata come scelta ottimale per i portafogli globali 2017, segno che le aspettative finanziarie degli operatori sono buone per la fabbrica del mondo nella seconda parte dell’anno; ma a farla da padrona tra le allocazioni sui mercati extra-europei, c’è sempre la piazza americana, con un peso ottimale per i titoli a stelle strisce che il robot stima intorno al 25%.

PER CHI INIZIASSE ora la propria Asset Allocation, entrando nel mercato a metà del 2017, il Robot consiglia portafoglimediamente prudenziali: l’Asset Allocation ideale individuata dal RoboAdvisor vede la componente azionaria pura al 15%, la componente a reddito fisso, dunque obbligazionaria sia corporate che government, che è la più imponente e arriva al 42%, quella in Fondi Comuni si attesta al 12% mentre l’alternativa in Etf è al 18% ;la componente investita in Futures su Indici e Commodities è al 7%, mentre una parte minore in valute estere, in particolare per il 6%. Liquidità: nulla.

a cura di SelfieWealth.com