INVESTIMENTI RESPONSABILI

Piano industriale green di CDP
Duecento miliardi per favorire
lo sviluppo sostenibile dell’Italia

Alberto Pieri
ROMA

SOSTENIBILITÀ, responsabilità sociale e Agenda Onu 2030. Tre dei cardini cui Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha orientato il Piano industriale 2019-2021. Singolarmente non sono una novità assoluta nella letteratura della governance d’impresa ma nessuno ancora li aveva posti insieme al centro di un piano di portata tale come quello della società guidata da Fabrizio Palermo. I numeri sono impressionanti. CDP conta di investire nel triennio 200 miliardi di euro tra risorse proprie (oltre il 50%) e di investitori privati e istituzioni nazionali e internazionali. Risorse che hanno l’obiettivo di contribuire allo sviluppo sostenibile dell’Italia sia direttamente che agendo come moltiplicatore di ulteriori impatti positivi sulla società.

IL FATTO che tale impegno provenga da chi ha il compito di gestire il risparmio postale di oltre 26 milioni di cittadini non deve apparire scontato. I progetti avviati sono lì a testimoniarlo. Il primo tassello di questo impregno è rappresentato dalla modifica allo Statuto nei primi mesi del 2019 grazie alla quale lo sviluppo sostenibile entra direttamente nei settori finanziabili da CDP. L’impegno della Cassa è a 360 gradi, a partire dalla finanza. Già nel 2017 CDP ha emesso il suo primo social bond dal valore nominale di 500 milioni di euro per la creazione di posti di lavoro attraverso il finanziamento di PMI in aree e regioni del Paese svantaggiate.

NEL 2018 è stata poi la volta del primo sustainability (Hydro) bond, con un’emissione di 500 milioni destinati al miglioramento del sistema idrico nazionale. Infine nel 2019, un altro social bond di 750 milioni è stato dedicato al supporto dell’edilizia scolastica e della riqualificazione urbana, con focus particolare sulla sicurezza degli edifici pubblici.

ANCHE sul fronte degli impieghi significativo è il contributo di CDP, soprattutto nei settori delle infrastrutture sociali. I progetti di social housing, per i quali l’impegno ha raggiunto nel 2018 i 300 milioni di euro, entro il 2020 puntano a rendere disponibili 20.000 alloggi sociali e 8.500 posti letto per studenti. CDP è poi impegnata per migliorare e mettere in sicurezza il patrimonio dell’edilizia scolastica, che ancora oggi vede oltre la metà di circa 40.000 edifici scolastici ancora privi di certificazioni di abilità e agibilità, oltre che di adeguati sistemi antincendio, con un piano pluriennale di risorse statali per complessivi 1,7 miliardi. Si tratta di iniziative di sostegno ai territori in continuità con quanto fatto a sostegno delle popolazioni colpite da eventi naturali: 12 miliardi per l’Emilia Romagna (sisma del 2012), 4 per i terremoti nel centro Italia, 1,5 per i danni al patrimonio privato e alle imprese causati da eventi calamitosi, 560 milioni di euro a disposizione dei soggetti danneggiati dagli stessi eventi sismici per il pagamento dei tributi sospesi.

C’È POI l’economia circolare, nuova frontiera per la creazione di valore d’impresa che vede l’Italia tra i paesi più attivi a livello internazionale e CDP partecipare al tavolo europeo per un impegno comune, con gli altri Istituti Nazionali di Promozione e la BEI, pari a 10 miliardi di euro per la riduzione dello sfruttamento delle materie prime e della produzione di rifiuti. L’impegno per la sostenibilità è portato avanti anche grazie ad una piena collaborazione con le società del Gruppoin un’ottica di sistema: con Eni, Fincantieri, Snam,Terna, e Ansaldo Energia, CDP sta portando avanti 5 progetti di sostenibilità, declinati su infrastrutture e trasporto marittimo, produzione di energia dal moto ondoso, efficienza energetica, decarbonizzazione ed economia circolare.

IL NUOVO corso di Cassa Depositi e Prestiti ha investito anche le strutture della società con la costituzione di un’Area Sostenibilità e l’impegno a formulare il primo Bilancio di Sostenibilità di Gruppo. La dimensione della svolta impressa da CDP è di quelle destinate a lasciare il segno e come tale rappresenta una pietra miliare che influenzerà, nei prossimi anni, le politiche di organizzazioni, economiche e non, a tutti i livelli.

Open Fiber Dodici ricorsi vinti, il piano procede

ROMA

LA FIBRA va. Il piano delle aree bianche marcia più o meno con un anno di ritardo, a causa del tempo necessario a scrivere il regolamento, dei ricorsi, della burocrazia per ottenere i permessi, le difficoltà dei collaudi, e non per colpa di Open Fiber, che ha evitato polemiche e badato al sodo. «Ci sono stati 12 ricorsi che abbiamo vinto tutti nei gradi di giudizio sinora affrontati – osserva Simone Bonannini (nella foto), direttore Marketing e Commerciale di Open Fiber – e questo ha causato qualche ritardo nell’avvio. Quanto alla burocrazia, diciamo che stiamo realizzando una rete completamente nuova e stiamo imparando tutti come realizzare una rete così capillare. Alle polemiche risponderemo con i dati di fatto. Come abbiamo già fatto in quattro comuni delle aree bianche, procederemo adesso alla sperimentazione in altri 70 comuni invitando tutti gli operatori italiani. Cominceremo a far vedere che in un numero crescente di comuni la rete esiste, la rete è pronta, il potenziale è enorme».

OPEN FIBER ha due anime, quella privata che lavora nei cluster A e B – quella ‘a rilevanza di mercato’, dove gli investimenti si fanno comunque – dove ci sono le 271 maggiori città italiane e ormai siamo oltre 5 milioni di unità immobiliari connesse. E poi ci sono le aree C e D – quelle cosiddette ‘a fallimento di mercato’, dove gli operatori non investono autonomamente – dove a fine anno Open Fiber avrà già cablato oltre 2 milioni di unità immobiliari sulle 9.3 previste dal piano del Mise. Da notare che nelle aree C e D Open Fiber a fine giugno ha presentato a Infratel i progetti definitivi per tutti i comuni oggetto di intervento. Ad oggi sono stati presentati 1.719 progetti esecutivi, dei quali 1.482 già approvati da Infratel.

Alessandro Farruggia

Di |2019-07-29T13:36:47+00:0029/07/2019|Dossier Economia & Finanza|