INVESTIMENTI RESPONSABILI

Più competitività, innovazione
e imprese con bilanci migliori
Il futuro dell’economia è green

Elena Comelli
MILANO

IL FUTURO dell’industria è nella creazione di prodotti verdi, nel riutilizzo dei materiali già usati, nel taglio dei consumi di materie prime vergini, nella riduzione dei rifiuti e dello spreco energetico. Ce lo dice l’Europa, che ha appena varato quattro direttive sull’economia circolare, ma ce lo dicono anche i bilanci delle imprese impegnate nella Green Economy, che corrono più delle altre, sono più competitive e innovano di più, come emerge dall’ultimo rapporto GreenItaly, firmato da Fondazione Symbola e da Unioncamere. Il sistema produttivo italiano, da sempre povero di risorse, è ben piazzato per tener testa alla pressione competitiva globale, grazie a un’importante tradizione di frugalità. Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato, fino alla carta da macero di Lucca, in Italia si pratica da secoli l’attenzione all’efficienza e il controllo dei consumi. Questa sintonia fra le origini e le nuove istanze di sostenibilità si è tradotta in una reazione di sistema alla crisi, praticata da una quota rilevante delle imprese italiane, circa un quarto del totale in base ai calcoli di Unioncamere, che identifica quasi 350mila imprese come green. Il vantaggio di questa frugalità non si limita al risparmio energetico e alla conseguente riduzione dell’impronta ambientale.

«LA MAGGIORE efficienza si traduce in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le materie prime e maggiore innovazione », rileva Domenico Sturabotti, direttore di Fondazione Symbola, punto di riferimento per le imprese verdi. Ancora più interessanti sono le ricadute sul fronte della competitività: «Le imprese manifatturiere che hanno investito in eco-innovazione hanno registrato performance superiori a quelle non investitrici», rileva Sturabotti. Ai migliori risultati di bilancio vanno ad affiancarsi quelli sull’export: le imprese eco-investitrici hanno segnato una crescita dell’export nel 49% dei casi, contro il 33% delle altre. E sull’occupazione: il 41% delle imprese impagnate nell’eco-innovazione hanno registrato una crescita degli occupati, contro il 31% delle altre. Nel 2018 la domanda di green jobs è arrivata a quasi 474.000 contratti attivati, il 10% del totale delle figure professionali richieste l’anno scorso, che si tratti di ingegneri energetici o esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici ad altissima efficienza. Complessivamente, alla green economy si devono 3 milioni di green jobs: il 13% dell’occupazione nazionale. Il settore più impegnato nella transizione alla sostenibilità è quello delle utilities, dove la missione verde impegna quasi 5.000 imprese, il 45% del totale, mentre zoppicano le costruzioni, dove solo il 21% delle imprese (quasi 35mila) è definito green. In mezzo ci sono gli altri settori non agricoli, fra cui emerge il manifatturiero con il 31% di imprese verdi (quasi 74mila).

TRA I COMPARTI più verdi spiccano l’elettronica, gli apparecchi elettrici e la meccanica, ma eccellenze verdi si trovano anche in altri settori classici del made in Italy, come l’arredamento, dove siamo leader europei nell’impiego di legno riciclato per la produzione di pannelli truciolari, con una quota del 90% di materia da riciclo, o la moda, dove sono italiane ben 60 delle 80 imprese che hanno aderito alla campagna Detox di Greenpeace a livello mondiale. L’Italia è anche il primo esportatore europeo di biciclette: nel 2017 ne abbiamo vendute all’estero 1.758.768, con un’incidenza del 15,2% sul totale dell’export europeo.

Di |2019-05-20T10:11:48+00:0020/05/2019|Dossier Sostenibilità|