INVESTIMENTI NEL GOLFO

Expo Dubai, la porta del futuro
Progetti per 30 miliardi di euro
Centinaia di aziende italiane in fila

Pino Di Blasio
DUBAI

PREPARATEVI a sbarcare nella città di Aladino, in tre gigantesche lampade che ospiteranno case e centri commerciali adagiati sull’acqua. Oppure a vivere nella città del sole, altrimenti detta Masdar city, il primo posto al mondo a emissioni zero, con 400 progetti a energia verde, che però sembra già tramontata. A viaggiare sul treno Hyperloop, capsule a levitazione magnetica che si muovono a 800 chilometri all’ora; a scalare la torre di Calatrava, la Creek Harbour Tower che l’emiro vorrebbe toccasse quota 1.300 metri, facendo sembrare il Burj Khalifa (oggi il grattacielo più alto del mondo con i suoi 828 metri), una torretta da avvistamenti. Tra fiabe attualizzate, sogni di grandezza, progetti avveniristici e cantieri immensi, comincia a prendere forma il faraonico progetto di Expo 2020, in una Dubai che è costretta dal suo codice genetico ad alzare continuamente la posta, a bluffare anche quando i miliardi mancano, ad alimentare con fantasie sempre più azzardate il suo spirito di emirato delle grandezze.

L’EXPO movimenterà una montagna di denaro, progetti per 30 miliardi di dollari in infrastrutture, 5 miliardi solo per costruire il sito dell’Esposizione. Oltre a un numero di miliardi imprecisati per il nuovo aeroporto internazionale Al Maktoum, per farne uno scalo da 120 milioni di passeggeri l’anno, inizialmente, puntando a quota 240 milioni. L’Expo 2020 si aprirà a Dubai il 20 ottobre e chiuderà i battenti il 10 aprile del 2021. L’Emirato fa i conti su 25 milioni di visitatori in sei mesi, quasi cinque volte il numero raggiunto da Milano, e vuole chiudere i cantieri, anche quelli più grandi, almeno sei mesi prima del taglio del nastro. Per le imprese italiane, a cominciare da Salini Impregilo che si è già aggiudicata una piccola commessa, l’Expo dubaina sarà un’occasione formidabile. Sarebbero già 800, in gran parte piccole e medie imprese, quelle che hanno provato a sondare le stazioni appaltanti dell’evento. Un’impresa che parte in vantaggio è sicuramente il gruppo Preatoni. Soprattutto perché ha indicato, ai dipartimenti governativi di Dubai, la ricetta per cercare di recuperare mille progetti immobiliari, tra cui 300 torri e grattacieli, lasciati a metà per il crac del mattone del 2008. Una bolla esplosa fragorosamente, che ha lasciato nell’Emirato una lunga parata di moncherini di cemento e acciaio, scheletri brutti a vedersi quanto costosi per chi ha investito in quei progetti. Salvandola Dubai Star, una torre di 45 piani con 554 appartamenti e uffici oggi ribattezzata Preatoni Tower, Ernesto Preatoni ha recuperato un progetto lasciato a metà e tutelato gli investimenti di centinaia di persone. Lo schema della Preatoni Tower, curato dal figlio Edoardo, ha funzionato talmente bene che la famiglia vuole replicarlo per un’altra decina di torri. Aggiungendoci un progetto di nuova finanza, basato sulle criptovalute. A spiegarlo è un altro dei figli di Preatoni, Roberto. «Vorremmo lanciare una Ico (Initial coin offering) entro ottobre, da 200 milioni di euro in moneta virtuale. Sarà un’offerta di criptovalute security, omologabili ai certificati azionari, strettamente regolamentari dalle autorità di vigilanza sia italiane sia di Dubai, ma con tempi di emissione molto più rapidi. Entro luglio definiremo i partner finanziari e le modalità di emissione, a settembre partirà la ricerca di grandi e piccoli investitori, che comprando le Preatoni Tower coin, avranno il diritto di partecipare agli utili, in base alle quote investite». Con quei 200 milioni il gruppo Preatoni vorrebbe rivitalizzare 10 grattacieli a Dubai, lasciati a metà, cominciando da una delle torri su cui hanno investito anche imprenditori umbri . «La percentuale che rende l’investimento redditizio si aggira tra il 35 e il 50% del completamento – rivela Ernesto Preatoni – abbiamo già un elenco di torri da acquistare. Tra le quali un progetto davvero eclatante. Che farebbe rumore anche in Italia».

Sace Linee di credito agevolate e aiuti alle imprese per lavorare negli Emirati

MILANO

UNA DELLE PRIME GARE per Expo 2020 è stata vinta da un’impresa italiana: a novembre la Rimond-Cimolai si è aggiudicata la commessa per costruire la mega cupola della Al Wasl Plaza, destinata a diventare l’icona del nuovo Dubai. Un affare da 60 milioni di euro, non molto considerando gli standard degli Emirati. Ma ha il merito di essere stato il primo contratto firmato da imprese italiane. Sace, la società che fa parte del gruppo Cdp, sta presidiando l’area del Golfo ed è focalizzata proprio sui grandi affari di Expo. Durante l’evento a Milano del 2015, la società presieduta da Beniamino Quintieri ha firmato un accordo con le autorità emiratine, mettendo a disposizione una linea di credito da 1 miliardo per l’acquisto di beni e servizi italiani destinati alla Dubai South, area che ospiterà il nuovo aeroporto internazionale Al Maktoum e il sito di Expo. Nel 2016 Sace ha aperto un ufficio a Dubai, hub di riferimento per il business in Medio Oriente e Nord Africa. Da allora, il portafoglio di transazioni concluse nell’area in favore di esportatori italiani è passato da 4,4 a 12 miliardi di euro nel solo 2017. Sono allo studio oltre 15 miliardi di dollari di nuovi progetti, soprattutto nei settori oil&gas e infrastrutture e costruzioni, oltre a quei settori interessati dalla strategia di diversificazione industriale che piace a molti governi locali: dai macchinari per l’industria al lusso, dalle energie rinnovabili al turismo.

«QUESTA REGIONE – spiega il presidente Quintieri in un convegno dedicato a Expo 2020, organizzato dallo studio legale Pavia e Ansaldo e dall’avvocato Daniele Carminati – va presidiata con uno sforzo di sistema per garantire all’export e agli investimenti italiani un posizionamento adeguato al potenziale. Sace è stata, insieme alla sua omologa inglese UKef, una delle prime ad aprire un ufficio a Dubai». È uno dei Paesi target della push strategy, il programma tramite cui Sace punta a fare da apripista per l’export italiano in mercati dove il made in Italy ha quote di mercato inferiori al potenziale. Offrendo a grandi aziende di Dubai linee di credito a medio-lungo termine a tasso competitivo, per favorire l’acquisto di beni e servizi italiani e rafforzare i rapporti commerciali.

EXPO DUBAI si è posta l’obiettivo di incoraggiare la partecipazione al processo di procurement da parte delle pmi, a cui ha riservato il 20% delle gare. Nell’ambito dei lavori per Expo 2020, inoltre, Sace sta lavorando a un intervento da 150 milioni di dollari per garantire le subforniture italiane nel progetto Metro Route, che prevede l’ampliamento della metropolitana di Dubai per connetterla con il sito di Expo. Durante un roadshow a Dubai, il presidente Beniamino Quintieri ha firmato un accordo con il commissario italiano per Expo Dubai, Paolo Glisenti, per supportare le imprese italiane coinvolte nei lavori del padiglione Italia e di altri appalti.

Di | 2018-06-18T16:22:20+00:00 18/06/2018|Imprese|