Il fenomeno condohotel
Comprare casa in albergo per vivere coccolati

Andrea Telara
MILANO

PER CAPIRE come potrebbe cambiare l’industria alberghiera nei prossimi decenni, conviene fare un giro a Milano, nella zona di Turro, a pochi passi dal Naviglio della Martesana. È lì che da quasi 10 anni esiste una struttura ricettiva con 167 stanze, il Ramada Plaza, marchio di punta del colosso statunitense Wyndham Hotel Group International. Il Ramada Plaza di Milano, però, non è un hotel come tutti gli altri perché, oltre alle camere d’albergo, nello stesso edificio ospita anche ben 96 appartamenti privati, una piscina e a una spa. Il Ramada Plaza di Turro, infatti, è uno dei rari condohotel esistenti in Italia, cioè una struttura che coniuga assieme le caratteristiche di un albergo con quelle di un condominio, seppur un po’ di lusso. Oltre a essere un’innovazione commerciale, il condohotel può rappresentare anche una forma d’investimento immobiliare per i privati.

GLI APPARTAMENTI inclusi nella struttura vengono infatti venduti dalla proprietà a clienti terzi, come appunto investitori attratti dall’idea di avere un alloggio di proprietà in un edificio prestigioso. Oppure, gli stessi appartamenti vengono presi in affitto o acquistati da aziende che vogliono metterli a disposizione dei propri dipendenti in trasferta o di qualche ospite in viaggio d’affari. A importare nel nostro Paese il modello del condohotel, seppur con marchio straniero, è un’azienda tutta italiana. Si chiama LHM e opera come white label company, cioè si occupa della gestione per conto terzi di strutture alberghiere di 4 e 5 stelle. Il marchio utilizzato è dunque quello di una grande catena internazionale, ma la gestione spetta a LHM, seppur all’interno dei determinati standard di servizio.

UNA STRUTTURA analoga a quella di Milano, sempre con il marchio Ramada Plaza, sorgerà nel 2020 anche a Fiesso D’Artico, nel cuore della Riviera del Brenta, a una ventina di chilometri da Venezia. Si tratterà di un 4 stelle categoria superior dotato di 150 camere di cui 50 destinate a condohotel. «Con la struttura di Milano abbiamo accumulato quasi 10 anni di esperienza nell’utilizzo di questa formula innovativa», dice Cristina Paini, Ceo e fondatrice di LHM, «che viene apprezzata da ospiti e investitori soprattutto per diverse ragioni». Chi investe in un appartamento all’interno di queste strutture, ha la possibilità di acquistare un immobile in un edificio di prestigio, di affidarlo in gestione a un operatore qualificato ma anche di sfruttarlo come alloggio personale in certi periodi dell’anno. «In questo modo – aggiunge Paini – si riesce ad abbinare l’eccellenza del servizio d’hôtellerie con la comodità di una abitazione privata nei momenti d’uso e un reddito certo nei periodi di locazione». Il che, secondo la manager, offre indubbi vantaggi anche in termini di ritorno sull’investimento, poiché i gli immobili inclusi nei condohotel hanno di solito delle quotazioni al metro quadro superiori o più resistenti ai ribassi rispetto ai prezzi medi delle zone circostanti.

PER PAINI, però, questa formula deve interessare anche gli albergatori, oltre che gli investitori. Oggi i titolari di strutture ricettive devono infatti confrontarsi con la concorrenza degli affitti brevi come quelli disponibili sul noto portale web Airbnb. Molti turisti preferiscono alloggiare in appartamenti piuttosto che in una stanza d’albergo. «Per questo l’industria alberghiera deve raccogliere la sfida con soluzioni innovative», conclude Paini.