Il Paese delle formichine
Più denaro e investimenti

Salgono all’8,9% i risparmi degli italiani

Ma restano basse le conoscenze finanziarie: appena il 50% della popolazione conosce il significato di nozioni come inflazione, mutuo e interessi

di Achille Perego
MILANO

Siamo un Paese di formichine. Anche se la propensione al risparmio degli italiani non è più come un tempo a doppia cifra, gli anni di crisi hanno colpito molto di più i consumi rispetto alla capacità degli italiani di mettere in cassaforte una parte del reddito. Anzi, nel secondo trimestre di quest’anno, secondo l’Istat, la percentuale di risparmio sul reddito disponibile è addirittura cresciuta di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente risalendo all’8,9%.
Del resto, come ha spiegato il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro presentando le iniziative della prima banca italiana per l’annuale Giornata mondiale del risparmio del 31 ottobre, con 9.743 miliardi di euro di ricchezza cumulata «gli italiani si confermano un popolo che l’arte del risparmio ce l’ha nel Dna». Quasi la metà di questa ricchezza, 4.300 miliardi, è investita in attività finanziarie. Dopo la crisi degli anni scorsi, negli ultimi tre anni i bilanci delle famiglie, secondo i dati del Centro Einaudi, hanno riacquistato parte dei risparmi perduti.
Dopo aver toccato il minimo storico del 39% nel 2013, infatti, i risparmiatori hanno superato di nuovo i non risparmiatori (sono il 52% contro il 48%) e la loro ricchezza finanziaria nel 2019 ha recuperato le perdite del 2018. A fronte di questo consistente patrimonio, però, gli italiani hanno una scarsa conoscenza delle opportunità, dei rischi e degli strumenti finanziari d’investimento rispetto a quella dei cittadini degli altri Paesi europei e più in generale del G20. Nel 2018, secondo Bankitalia, fatto 7 il punteggio pieno, il livello di educazione finanziaria medio di un italiano adulto era pari alla metà rispetto alla media di 4,3 punti dei Paesi del G20. Solo il 23% inoltre è in grado di calcolare un tasso d’interesse e solo il 37% è cosciente del fatto che il rischio si riduce diversificando gli investimenti. E anche secondo il Rapporto Consob 2018 sulle scelte di investimento delle famiglie, le conoscenze finanziarie degli italiani rimangono basse con appena il 50% che mostra conoscenze di base come inflazione, mutuo, interesse composto, relazione rischio- rendimento.
Se il mattone rappresenta ancora un grande amore per gli italiani negli anni ha perso peso – scendendo dal 54% del 2012 al 49%- rispetto agli investimenti finanziari. Dove non esistono più i Bot people nella stagione dei tassi zero, o addirittura negativi, di un tempo tanto che, sempre in base ai rilievi di Bankitalia, il possesso di titoli di Stato è ai minimi dal 1950 mentre è aumentato, forse per l’incertezza e la ricerca di sicurezza, il parcheggio della liquidità con una forte ripresa dei conti deposito apprezzati per essere un investimento con interessi certi e capitale garantito con un rendimento netto medio che viaggia attorno all’1% secondo l’Osservatorio ConfrontaConti.it. Depositi bancari e liquidità rappresentano così la maggior componente della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane con ben 1300 miliardi pari al 33% del totale.
I titoli pubblici sono scesi invece a circa il 20% del portafogli di investimenti superati dall’investimento azionario (24%) scelto per la ricerca di una maggiore redditività pur aumentando la dose di rischio. Pur in ripresa, rileva il rapporto Aipb-Censis, la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie italiane non è ancora tornata ai livelli pre-crisi con una differenza dello 0,4% in termini reali rispetto al 2008 sebbene il forte recupero dei mercati quest’anno abbia cancellato le minusvalenze accusate su tutti gli strumenti (dai bond alle azioni alle materie prime) nel 2018. E il buon andamento dei mercati, con quasi tutte le Borse ai massimi, hanno premiato soprattutto chi dispone di maggiori patrimoni con investimenti gestiti e diversificati per tipologia di titolo, scadenze e aree geografiche, come le 500mila famiglie che in Italia hanno una disponibilità finanziaria superiore al mezzo milione di euro.

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