«Credito agli universitari
Così investiamo sul futuro»

Parla l’ad di Habacus Paolo Cuniberti

La società guida al prestito chi studia senza bisogno di garanti
L’unica condizione? Che chi li riceve sia in pari con gli esami

di Gabriele Tassi
MILANO

C’era una volta lo studente con le tasche vuote e l’ansia da esame. Se la tremarella prima delle prove resta praticamente un male incurabile, al problema delle scarsa finanze qualcuno sta provando a porre rimedio. Prestiti e istruzione si incontrano in Habacus, una startup innovativa che rende l’accesso al credito da parte degli studenti un’esperienza un po’ più semplice. L’unica garanzia? Essere in pari con il piano di studi. Ed è questa la vera componente innovativa: nessun garante e nessuna condizione particolare. «È l’universitario stesso – come spiega Paolo Cuniberti, ad e fondatore di Habacus –, ad assumersi la responsabilità del prestito, ma allo stesso tempo facilitiamo l’accesso all’istruzione investendo nel capitale umano».
Ma poi, questi soldi, come tornano indietro?
«Abbiamo pensato a un periodo ponte, quello fra la fine degli studi e l’inizio di un lavoro. Di fatto si può iniziare la restituzione due anni dopo la laurea, con la possibilità di cercare impiego senza l’assillo delle rate; è inoltre possibile restituire il credito fino a 30 anni».
E uno studente, quanto può riuscire a mettersi in tasca?
«Il prestito ha un massimale di 50mila euro (nel caso di università all’estero o master). I finanziamenti arrivano a tranche s semestrali pari a 1.500 euro se il ragazzo frequenta in sede, 2.500 se fuori sede».
Un bel gruzzoletto, le condizioni saranno rigidissime.
«In realtà no, abbiamo deciso di investire sulla persona, l’unica garanzia è che lo studente (in Italia e all’estero, anzi, persino le matricole iscritto a lauree triennali fino ai master) abbiano completato almeno l’80%dei crediti del primo semestre».
Il tasso di interesse invece?
«È molto basso, pari a circa il 2%, poi come già detto, l’ammortamento può arrivare anche a trent’anni. In questo modo, lo studente che ha scelto di investire nel proprio futuro ha tempo di formarsi al 100% anche come lavoratore ».
Come siete arrivati a pensare questo prodotto?
«Banca Intesa Sanpaolo aveva già qualcosa di simile, ma il nostro vero obiettivo è diventare un trampolino di lancio per il mondo del lavoro. Il nostro Paese purtroppo ha il triste primato di una delle frequenze di studi superiori fra le più basse d’Europa e secondo i dati Istat siamo al penultimo posto per cittadini laureati fra i 25 e i 35 anni».
Un panorama che non sembra confortante.
«Proprio così, abbiamo quindi pensato di risolvere il problema a monte con una finanza d’impatto, per dare la possibilità a chiunque di accedere agli studi. È proprio la componente economica il primo ostacolo all’istruzione. Habacus non è un intermediario finanziario, ma piuttosto un facilitatore che consente maggiore accesso alla formazione».
State provando a rivoluzionare il sistema scolastico?
«Più che aver voglia di cambiare qualcosa, puntiamo a usare la finanza come leva educativa. Il sistema già esiste, a noi non spetta altro che ’innestarvi’ sopra un miglioramento ».
E funziona?
«I numeri ci danno ragione, da febbraio abbiamo erogato oltre 2.600 certificazioni, con un picco nel solo mese di settembre del 197%. Habacus attualmente si rivolge a un pubblico di circa 3 milioni di studenti in Italia e collabora con 130 istituti tra Università, Afam, Its e scuole superiori specializzate, come la Scuola per Piloti di Alitalia, e 220 enti formativi all’estero».
Perché scegliere Habacus quindi?
«Perché è un investimento culturale: un modo per aiutare a cambiare la mentalità di tanti giovani italiani a ’uscire dal guscio’ familiare, e per rivalutare il concetto stesso di prestito: non più ’male necessario’ ma una chiave che apre le porte del futuro, e diventare i ’Bill Gates’ del domani»

Banca Etica: altri 100 milioni per le imprese sociali

Firmato un accordo di garanzia con il Fei

PADOVA

Banca Etica ha firmato un nuovo accordo di garanzia con il Fondo Europeo per gli Investimenti per erogare ulteriori 100 milioni di euro a favore di imprese sociali italiane. Il nuovo accordo, è in continuità con quello siglato nel 2017 che ha già permesso alla Banca di finanziare 300 imprese sociali per 50 milioni. La garanzia firmata con il Fei è finanziata dall’Unione Europea tramite il programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI). «Banca Etica è un partner strategico del Fei con una lunga storia di collaborazione nel supporto alle imprese sociali e alle Pmi. La prima garanzia EaSI per 50 milioni di euro a favore delle imprese sociali è stata implementata da Banca Etica con risultati molto positivi», ha commentato Per-Erik Eriksson, Head of Inclusive Finance Division del Fei. «Dato questo successo, abbiamo rafforzato a nostra cooperazione tramite una seconda garanzia ».
Anna Fasano, (nella foto) presidente di Banca Etica aggiunge: «Consideriamo questa misura un’ottima prassi di collaborazione tra istituzioni comunitarie e intermediari di finanza etica». Banca Etica ha misurato gli impatti generati dal credito erogato grazie al precedente accordo, che ha permesso di erogare fondi a favore di 300 imprese sociali creando 996 posti di lavoro in settori quali cultura, accoglienza, riciclo rifiuti, biologico. Lo studio sull’impatto ha messo in luce come tre quarti dei crediti siano stati concessi a organizzazioni non profit. Un ulteriore 14% è stato concesso a cooperative di altro tipo. Inoltre, è emerso come le micro imprese, fino a 9 addetti, rappresentino il 41% dei clienti finanziati e ad esse sono stati accordati un quarto dei crediti. Piccole e medie imprese hanno beneficiato rispettivamente di quasi un terzo dei finanziamenti garantiti. Infine, le start-up, intese come imprese costituite da meno di tre anni, rappresentano il 13% della clientela affidata nell’ambito dell’accordo tra Banca Etica e Fei e hanno beneficiato del 9% dei finanziamenti garantiti. Hanno ottenuto finanziamenti in media più contenuti, poco sotto i 100mila euro; le aree di attività dove i clienti beneficiari operano con maggior frequenza sono quelle dell’assistenza sociale e dell’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate, in virtù dell’alta componente di cooperative sociali che hanno avuto accesso ai finanziamenti garantiti.