INTERVISTA A RENZO PIRACCINI

Macfrut a vocazione internazionale
Cesena Fiere fa spazio all’Africa
«Sarà la scommessa del futuro»

Simone Arminio
CESENA

ANDARE continuamente all’estero se si vuole che i visitatori stranieri arrivino in Italia. Detta così potrebbe sembrare una pratica eclettica o controproducente. Eppure promuoversi all’estero è la regola aurea per le fiere a vocazione internazionale. Lo sa bene Cesena Fiera Spa, che nel 2014 ha avviato un imponente processo di sviluppo del suo Macfrut – salone internazionale dell’ortofrutta – basato proprio su questa missione: girare il mondo, per convincere il mondo ad arrivare in Italia. Non più a Cesena, ma a Rimini, dove il salone cesenate è arrivato dopo una vita in casa propria. «Ma questo – chiarisce Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera – era un prezzo che tutti in città e nel settore erano consapevoli di dover pagare». Poco male, visto che i risultati hanno bissato le attese: «In questi quattro anni di nuovo corso – si inorgoglisce il presidente, un passato alla guida di Almaverde Bio – il fatturato di Macfrut è cresciuto del 130%».

Piraccini, e al quartiere fieristico di Cesena cosa ne è venuto?

«Un aumento considerevole di fatturato, con il bilancio di Cesena Fiera, proprietaria e organizzatrice di Macfrut, passato dai 2,8 milioni del 2014 ai 6 milioni di oggi. Questo ha consentito al quartiere di crescere a sua volta, grazie a un piano di investimenti i che ha reso gli spazi fieristici più moderni e attrattivi e che non è finito».

Partito Macfrut, chi li userà?

«Macfrut doveva crescere, tornare alle sue origini, quando era un’autentica fiera a dimensione internazionale. Per farlo aveva bisogno di spazi e servizi che un quartiere fieristico medio-piccolo come quello di Cesena non poteva offrire. In compenso, però, i proventi del Macfrut hanno permesso a Cesena Fiera di dotarsi di un quartiere che nuovo, rinnovato, vicinissimo ad autostrada ed E 45 e oggi sempre più richiesto per la convegnistica e i piccoli eventi».

Torniamo a Macfrut. La sfida dell’internazionalizzazione è stata vinta?

«Lo dimostrano i fatti. Oggi Macfrut è una fiera ben piantata in Italia e in Romagna, terra a vocazione ortofrutticola, con ciò che comporta per l’indotto, ma guarda a tutto il mondo. E lo dimostrano, più che i visitatori provenienti da tutti i continenti, soprattutto gli espositori».

Le novità del 2019?

«Dopo Cina e Sud America, il partner della prossima edizione, in programma a dall’8 a l0 maggio a Rimini, sarà l’Africa Sub-Sahariana, vera scommessa agroalimentare del futuro e anche per noi, visto che partimmo con i primi visitatori e siammo arrivati oggi a ospitare venti imprese espositrici ».

Trentasei missioni all’estero per una fiera di due giorni. A proposito, dove la stiamo chiamando?

«(ride, ndr) Siamo nel dipartimento di Piura, nel nord del Perù, che avremo dal 16 al 18 ottobre anche agli International Asparagus Days, visto che sono i secondi produttori mondiali».

E a noi, invece, come va?

«Abbiamo filiere che vanno molto bene, penso a quella del kiwi, delle albicocche o delle mele pink lady. Soffrono le pesche nettarine e in generale le produzioni che non hanno saputo innovarsi a sufficienza nel tempo».

Cosa c’è da innovare, scusi, nella coltivazione di un albero?

«Tutto. Continuamente. Quello dell’agroalimentare e dell’ortofrutta in particolare è un mercato aperto e in perenne evoluzione, dove nascono grandi opportunità e altrettanti rischi. Per affrontarli, pensare al proprio campo e al mercato locale non basta più. Serve globalizzarsi e ragionare in ottica di filiere. È poi la stessa sfida lanciata negli ultimi anni dal Macfrut, con sviluppi sempre nuovi».

Obiettivi di quest’anno?

«Ci concentreremo su quattro macro-temi: la gestione efficiente dell’acqua, le frontiere dell’orticoltura, le tecnologie per le aziende agricole e i piccoli impianti per la trasformazione industriale».

E se passerà la moda del cibo, il mercato come reagirà?

«Le mode sono passeggere, ma un’attenzione nei confronti della nostra salute, cresciuta sempre di più negli ultimi anni, non potrà mai venir meno. Vede, mangiare si dovrà sempre, e mangiare nel modo più sano è ormai una necessità per fette sempre più crescenti di popolazione mondiale.

La ricerca Oltre 10 milioni di italiani ai fornelli per conserve e sottaceti fai da te

ROMA

SONO OLTRE 10 MILIONI gli italiani che, al rientro dalle vacanze, si mettono al lavoro tra pentole e vasetti nella preparazione di conserve fatte in casa, per garantirsi un’alimentazione più genuina e naturale, ridurre gli sprechi e risparmiare nel tempo della crisi. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè presentata al Mercato di Campagna Amica al Circo Massimo di Roma con dimostrazioni pratiche, consigli e suggerimenti per valorizzare la frutta e verdura italiana nei vasetti, dalla passata di pomodoro alle marmellata di frutta fino ai sottolio e ai sottaceto. «La preparazione delle conserve in casa secondo una tradizione del passato – precisa la Coldiretti – sembrava destinata a perdersi ed è invece tornata di grande attualità di fronte ai ripetuti scandali alimentari e all’esigenza di garantire la qualità e la naturalità dell’alimentazione. Il risultato – continua la Coldiretti – è il ritorno di comportamenti virtuosi che si esprimono anche nei riti settembrini della preparazione delle conserve fai da te, con intere giornate trascorse per recuperare il prodotto, pulirlo, lavorarlo, cucinarlo e metterlo in vaso». Più attenzione rispetto al passato viene riservata alla scelta delle materie prime che, spesso, vengono acquistate direttamente dai produttori agricoli in azienda, nelle botteghe o nei mercati degli agricoltori a chilometro zero di Campagna Amica.

LA PREPARAZIONE più radicata nella tradizione è quella della trasformazione del pomodoro che prevede semplici ma importanti operazioni come la selezione e il lavaggio accurato dei pomodori, l’asciugatura, la cottura in acqua bollente per favorire il distacco della buccia dalla polpa e infine la spremitura, l’imbottigliamento e la sterilizzazione delle bottiglie. Non meno diffusi sono i sott’oli con ortaggi di stagione come zucchine e melanzane. Immancabili poi tra le conserve fatte in casa sono le marmellate. Ma occhio alle regole di sicurezza alimentare, in particolare quelle sulla sterilizzazione.

Di |2018-09-10T12:20:45+00:0010/09/2018|Focus Agroalimentare|