INNOVAZIONE NELLE IMPRESE

I robot che sfornano le merendine
Barilla, dentro la fabbrica hi-tech
dove l’uomo resta quasi a guardare

Pier Giorgio Ruggeri

CREMONA

QUANDO SI PARLA di merendine, la mente deve correre a un numero 1,072. Sono i miliardi di euro di fatturato che lo scorso anno questo mercato ha fatto registrare. Un mercato «presente solo in Italia, ma molto considerato all’esterno – ricorda Paolo Barilla nella giornata organizzata da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta) –: le merendine muovono un giro d’affari di oltre un miliardo di euro su un fatturato totale di 5,3 miliardi». I numeri incutono rispetto: cinque i pasti al giorno suggeriti dalla moderna dietologia e, in tre di questi, possono esserci le merendine. Per la colazione, a metà mattina e a metà pomeriggio. «È necessario sfatare molti luoghi comuni – spiega Rowena Leardini, responsabile marketing cakes & minicakes di Barilla –. Solo il 22% degli italiani, ad esempio, sa che le merende fatte in casa contengono più calorie di quelle confezionate. Il 75% pensa che l’obesità infantile sia causata dalle merendine, mentre non è assolutamente vero».

LA RICERCA su questo tipo di prodotti è all’avanguardia: «Vi investiamo 20 milioni di euro – ha ricordato il direttore Aidepi –: ogni anno ci sono 100 progetti di ricerca che richiedono uno sviluppo fino a cinque anni per poter lanciare un nuovo prodotto. Tuttavia, nonostante il periodo non brillante per l’economia, il mercato ha conosciuto un balzo del 25% nel 2015 e del 12% l’anno successivo». Il marchio Barilla, ricorda Mario Zanetti, direttore dello stabilimento, conta 6 fabbriche in Italia, in particolare quella di Cremona si sviluppa su 225mila metri quadrati (di cui 68mila coperti), sforna 58mila tonnellate di prodotto finito l’anno con 31 tipologie diverse (tra cui Pan di stelle e cornetti Mulino Bianco) e impiega 282 persone. Il livello di tecnologia è molto avanzato e mette in relazione un macchinario giapponese con i prodotti della Fantini di Cremona che, assemblati, producono a ritmo continuo il Pan di stelle e i cornetti. Si tratta di un procedimento fortemente automatizzato: per il Pan di stelle la presenza dell’uomo è quasi esclusivamente limitata al solo controllo esterno. La macchina prende l’impasto, forma una coppetta, la riempie con la crema, la copre, ci sovrappone una stella di glassa e confeziona il prodotto finito. In tutto questo, la mano dell’uomo entra in azione solo per togliere il prodotto che si presenta con qualche imperfezione.

«LO 0.1% CIRCA dei prodotti – afferma la guida della Barilla – non arriva al confezionamento. Vengono ritirati e destinati ad aziende zootecniche. C’è da dire che l’ultimo controllo riguarda il peso: qualora l’involucro non arrivi a 210 grammi, il prodotto viene tolto. Sarà regalato alla Caritas e ai frati Cappuccini di Cremona che, a loro volta, li destinano ad altre associazioni di assistenza». Tecnologia 4.0 fatta di robotica che confeziona il prodotto. Ma prima di arrivare all’imballo, in pochi metri, il Pan di stelle passa da cento gradi a 40°, poi a 9° e infine a 4°. Queste diverse temperature sono necessarie per lavorare prima la crema, poi per saldare il Pan di stelle e infine per confezionarlo. Più lunga la lavorazione dei cornetti, che prevede oltre 9 ore di preparazione, con un mastro pasticcere attento alla più piccola variazione che rischia di far buttare un’intera lavorazione, con i relativi danni economici. L’operazione più difficile è inserire la marmellata nell’impasto: anche qui la tecnologia fa la sua parte, portando a temperatura sia la pasta sia la marmellata. L’ultimo robot preleva i cornetti per prepararli al viaggio fino ad approdare sulle tavole degli italiani.


I corsi. Food designer e agro broker: nuove professioni sostenibili

CREMONA

L’ACRONIMO per i giovani del futuro che vogliono trovare un lavoro è Mooc, e significa Massive open online course. È un corso online diviso in dieci moduli che la Fondazione Barilla ha sviluppato in collaborazione con l’università di Siena e che prepara i giovani a professioni sin qui poco immaginate. Partiamo dal concetto che solo l’11% dei giovani da 15 a 24 anni è impegnato nel settore agricolo. Eppure, dar da mangiare al mondo è una professione che richiede menti e braccia. E che è va incontro a molte novità, a partire dal cambiamento climatico: per riuscire nell’impresa di rispondere alla domanda di cibo di un numero sempre più alto di persone ci vorranno professionalità nuove, diverse. L’artigiano del cibo di oggi, e ancor più quello di domani, deve saper affiancare i metodi tradizionali alle moderne tecnologie. Stampanti 3d invaderanno i laboratori, l’esperto di acqua saprà di chimica, biologia, sistemi olistici; serviranno ingegneri ambientali, pianificatori urbani, esperti di genetica e agronomi per le esigenze di un futuro che è già qui. Di qui la necessità di un approccio con l’università per preparare i giovani alle nuove professioni.

IL MOOC, dunque. Diviso in 10 moduli interattivi tenuti da docenti di alto profilo nel mondo dell’ambiente e della sostenibilità, ad esempio il professor Jeffrey Sachs, che si occupa della direzione scientifica del progetto, o Riccardo Valentini dell’Ipcc Group, premio Nobel per la pace nel 2007, il Mooc presenterà anche un modulo dedicato alle nuove professionalità per il settore agroalimentare. Il Mooc è indirizzato a studenti di varie discipline, ad esempio business & management, beni culturali, agricoltura, geografia e sostenibilità, ma anche a professionisti del settore e decisori politici. I diversi moduli contengono una serie di lezioni pre-registrate, conferenze, quiz, discussioni, forum e altre attività. Esempi di impiego di queste nuove professioni arrivano da tutto il mondo.

IN FLORIDA un food designer ha creato un nuovo anello di plastica per il confezionamento delle lattine fatto di materiale biodegradabile che si decompone al contatto con l’acqua, trasformandosi in cibo per pesci che, sin qui, gli anelli di plastica tradizionale hanno avvelenato e soffocato. Vogliamo parlare dell’innovator broker? In agricoltura è la persona che cerca o trova i fondi per finanziare progetti innovativi. È il tramite tra agricoltori e studiosi. E che dire dell’agente di viaggio sostenibile? È quella figura che propone un soggiorno in cui i turisti si spostino in bicicletta o aiutino, attraverso una quota solidale, a finanziare asili o ad aiutare le famiglie più in difficoltà del Paese che si sta visitando. p. g. r.

Di |2018-10-02T09:24:40+00:0027/03/2018|Dossier Economia & Finanza|