La magia di Thun, una startup da quasi 70 anni

Da bottega artigianale è diventata una realtà internazionale

Il segreto? L’azienda non ha mai smesso di innovare
Donne e millennial sono il cuore dell’impresa

BOLZANO

Un laboratorio di ceramica, a Bolzano. Era il 1950, in un’Italia che provava a rialzarsi e lentamente si lasciava alle spalle gli strascichi della guerra. Ne ha fatta di strada, quel laboratorio: ha dato le radici a Thun, azienda che realizza prodotti ceramici e regali di qualità con un fatturato annuo di oltre 110 milioni di euro. Da bottega artigianale a realtà internazionale, grazie a un cammino lungo quasi settant’anni. «La nostra – premette il Ceo Francesco Pandolfi (nella foto) – è una storia fatta di continua ricerca dell’innovazione sotto tutti i punti di vista: nel rinnovamento della collezione, negli aspetti distributivi, nella comunicazione e nel rapporto con il consumatore. Siamo nati come piccola impresa artigianale per poi diventare una realtà industriale. Si può dire che siamo una startup da quasi settant’anni ». Oggi Thun è leader in Italia nel suo settore ed è in continua crescita. Aumentano i ricavi, ma anche i dipendenti: ai circa 860 impegnati finora, se ne aggiungeranno altri 17 entro fine anno nella sede centrale di Bolzano. Profili professionali specializzati «che apporteranno – fa sapere la società – know how in aree strategiche ». Questo perché l’azienda punta a svilupparsi «attraverso l’introduzione di creazioni artigianali esclusive, il perfezionamento di accordi commerciali legati al lancio di nuove collezioni, il rafforzamento della distribuzione e il miglioramento delle performance dei punti vendita dedicati a ‘business gift’ e caffè». Risorse ed energie saranno dedicate «a valutare la possibilità di un’espansione in Europa e a costruire un’omnicanalità vera, sostenibile, capace di connettere negozi e consumatori. I due obiettivi – continua Pandolfi – sono in realtà legati e rappresentano la sintesi del nostro piano di crescita. Alla radice c’è una questione di dimensione dell’azienda, ma anche di visione del mercato: il concetto di confine geografico è ormai obsoleto. Nel giro di tre anni puntiamo ad avere un certo peso in Europa, con un’omnicanalità piena». Dal web al negozio fisico, col cliente sempre al centro. Ha sempre puntato sul ‘designed’ in Italy, Thun. «Ogni pezzo è ideato e disegnato nel nostro Paese, con passione artigianale» Negli anni l’assortimento si è allargato dalla ceramica ai servizi tavola, dall’arredo casa agli accessori donna e bimbo. Notevole spazio è dedicato anche alla porcellana, con la linea ‘Caffè al volo’. La ricerca di innovazione si traduce anche nell’inserimento «di nuovi materiali naturali ed ecosostenibili come il vetro, il legno e il bamboo. Per quanto riguarda l’ulteriore sviluppo nel mercato interno, «puntiamo – continua il ceo – a un miglioramento qualitativo del posizionamento, strategia che riguarda tanto la collezione quanto la rete distributiva». Recente è l’avvio della collaborazione con il gruppo Coin «che ci permette di presidiare l’area dei department store». Stare al passo coi tempi significa anche avere la capacità di riorganizzare il lavoro. I piani di welfare aziendale hanno in tal senso una valenza duplice: favoriscono il benessere del lavoratore e rendono un’azienda attrattiva. «Da oltre due anni abbiamo scelto lo smart working. Questo permette all’organizzazione di essere più veloce, flessibile e dinamica, nel rispetto dei valori etici e dell’impegno per l’ambiente. Oggi circa il 50% dei dipendenti che svolge attività di ufficio beneficia di questa modalità di lavoro». Tra le iniziative spiccano la palestra interna e il servizio di babysitting aziendale. «Siamo un’azienda dal dna ‘rosa’, in cui circa l’85% delle risorse è donna: non deve stupire – osserva Pandolfi – che si mostri una sensibilità particolare sui temi forti del mondo femminile e della famiglia. Non solo: il 75% del personale appartiene alla generazione dei millennial. Vogliamo che in Thun si viva bene, ma anche che si valorizzino le idee di chi è con noi».

Giuseppe Catapano

Welbilt, la cucina 3.0 arriva sotto le Due Torri

Inaugurata la nuova sede italiana a Bologna

BOLOGNA

«Non esiste una tattica ’taglia unica’ per ogni ristorante, ogni approccio è personalizzato». Tutta la filosofia di Welbilt, azienda nata nel 1929 negli States, e ora leader mondiale nel settore del food service è arrivata anche in Italia. Il colosso a stelle e strisce ha infatti inaugurato da pochi giorni una nuova sede nel nostro paese, all’ombra delle Due torri bolognesi (via Caduti di Amola 11/2). Da precursore del food service, ad azienda al passo con i tempi, Welbilt è attento alle esigenze delle cucine professionali, a quelle della clientela (sempre più salutistiche), e a quelle dei cuochi. L’azienda infatti dispone di uno dei portfolio più ampi di attrezzature nel settore del food service sia calde sia fredde: forni, friggitrici, macchine di caffè, griglie, piani cottura a induzione fino alle macchine per ghiaccio. In più c’è la sostenibilità, da sempre un valore fondamentale per l’azienda, «da perseguire operando su più fronti». Le cucine digitali e integrate di Welbilt vengono incontro a tutte le esigenze 3.0, permettendo di fare fronte alla grande rotazione di personale del settore gastronomico e ottimizzare il food cost, sprecando meno energia possibile. Maggiore durata del prodotto, utilizzo di materiali più ecosotenibili, focalizzazione sul risparmio di energia e acqua (tramite l’introduzione di EnerLogic). Per questo a Welbilt è stato riconosciuto con il premio Energy Star Partner of the Year – Sustained Excellence Award per nove anni consecutivi.