Odio online, una startup
per difendersi dagli ‘haters’

Piattaforma legaltech denuncia le offese sui social

Le vittime potranno richiedere la rimozione degli insulti, svolgere le attività di preistruttoria, fino ad arrivare all’invio di diffide, esposti e denunce

di Andrea Ropa
MILANO

Secondo l’ultima ‘Mappa dell’intolleranza’ redatta da Vox Diritti, oltre il 70% dei 215mila tweet analizzati nel 2019 contiene messaggi di odio. Emblematici i casi di Liliana Segre, memoria storica della Shoah, che ne riceve in media duecento al giorno, o di Greta Thunberg, la giovanissima ambientalista che ha puntato il dito contro i grandi della Terra accusandoli di non fare abbastanza sui cambiamenti climatici. Su di lei è stato scritto che è una strega e «le streghe si bruciano o si ignorano». Offese, insulti sul web, fake news a sfondo sessista o razzista, messaggi che trasudano invidia sono sempre esistiti ma ora, sui social, circolano con troppa facilità. Ciò anche perché gli strumenti di tutela legale spesso non permettono di difendersi in modo altrettanto agevole e immediato.
Per questo motivo è nata ‘Chi odia paga’, la prima piattaforma legaltech italiana per difendersi dall’odio online. Grazie ad essa le vittime di simili messaggi potranno richiedere la rimozione degli insulti, svolgere le attività tecniche di preistruttoria, fino ad arrivare all’invio di diffide, esposti al questore, denunce e querele, in base alla gravità del reato commesso dagli ‘hater’. «Il progetto – spiega l’ideatore Francesco Inguscio, Ceo di Nuvolab, uno dei venture accelerator più attivi nel mondo startup italiano – è nato da un bisogno che ho visto circolare nel web da alcuni anni. Ci penso dal 2017 e non essendoci nulla che dia una mano alle persone vittime di odio online, ho pensato a una piattaforma legaltech in grado di facilitare l’accesso ai propri diritti».
La mission di ‘Chi odia paga’ è di una logica ferrea: se insultare le persone con un clic è facile, veloce e poco costoso, deve esserlo altrettanto difendersi. «Premesso che io non sono un avvocato – continua l’imprenditore – ho chiesto consiglio a Giuseppe Vaciago, uno tra i maggiori esperti di diritto applicato al digitale, il quale – anche se inizialmente mi disse che il progetto era molto complesso – mi ha appoggiato, sottolineando che meritava di essere sviluppato». La piattaforma è nata anche grazie alla vittoria, nel 2018, del bando Siavs per startup innovative a vocazione sociale della Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia ed è sostenuta dal fondo di impact investing Oltre Venture, che nella startup ha investito 200mila euro in un primo round seed. «Il nostro obiettivo è investire in aziende economicamente sostenibili che sviluppino delle soluzioni concrete ai problemi della società – racconta Luciano Balbo, presidente e co-fondatore di Oltre Venture – ‘Chi Odia Paga’, in questo senso, democratizza l’accesso ai servizi legali per tutti coloro che sono vittima di odio online». Il rilascio della piattaforma è previsto per l’inizio del 2020, «nel frattempo – aggiunge Inguscio – siamo usciti allo scoperto per coinvolgere il mondo dell’industria, delle aziende, delle associazioni, delle istituzioni, nonché i soggetti pubblici e privati. È dovere morale e responsabilità sociale di chi fa innovazione mettere dei progetti a disposizione gratuitamente. Questa è la mia scommessa».
Ma come funzionerà questa piattaforma? Inguscio spiega che «partirà tutto dal permalink della conversazione dell’insulto. Quindi, attraverso una serie di informazioni che andremo ad integrare, gestiremo tutto dall’inizio alla fine e l’idea è che tutta la procedura di difesa legale delle vittime di odio sul web avvenga proprio online». Inguscio sottolinea che tutto avverrà nel rispetto del diritto di cronaca, della libertà di opinione e di espressione: «Non vogliamo mettere in atto una censura. Il 95% delle volte non si compie un reato, ma si rientra nell’ambito dei diritti tutelati dalla Costituzione, esattamente come sono tutelati i diritti di chi viene leso».

Incubatori di imprese, I3p è il migliore al mondo

Il Politecnico di Torino ha vinto nella categoria ‘Public’

TORINO

L’incubatore d’Imprese Innovative del Politecnico di Torino, I3p, è stato riconosciuto come il Miglior Incubatore Pubblico su scala globale secondo l’UBI Global World Rankings of Business Incubators and Accelerators 2019-2020, la più importante graduatoria sui programmi di incubazione ed accelerazione stilata da UBI Global. Dal 2013 l’associazione indipendente svedese UBI Global misura le performance degli incubatori: secondo il ranking, I3P è risultato essere l’incubatore più performante nella categoria ’Public Business Incubators’ secondo alcuni importanti parametri quali l’ampiezza del portafoglio di startup accolte e business plan seguiti, le performance delle startup in termini di fund raising e il valore generato per l’ecosistema in cui l’incubatore opera. Il ranking ha preso in esame 364 programmi di incubazione in 78 Paesi del mondo, identificando i migliori incubatori e acceleratori in 6 diverse categorie.
«Seguendo un rigoroso approccio basato sui dati, abbiamo valutato e confrontato i programmi di incubazione in tutto il mondo », afferma Holger Meyer, direttore della ricerca presso UBI Global. «Il nostro World Benchmark Study 2019-2020 racconta le molteplici sfaccettature dell’ecosistema di incubazione internazionale e illustra le principali sfide e opportunità affrontate dai programmi partecipanti». Il riconoscimento è stato assegnato nel corso del Summit mondiale sull’incubazione 2019 che si è svolto a Doha, in Qatar. «Questo riconoscimento testimonia il grande lavoro fatto congiuntamente dai nostri imprenditori, partner, soci, mentor e dal personale dell’Incubatore», dichiara Giuseppe Scellato, presidente di I3P (a destra nella foto della premiazione). «La nostra forza sta anche nell’interazione continua con il Politecnico di Torino, che rappresenta il principale bacino di competenze tecniche e scientifiche per lo sviluppo delle startup incubate e permette l’accesso a risorse umane altamente qualificate. I risultati del ranking riflettono la buona performance delle imprese supportate da I3P: nei primi mesi del 2019 le startup supportate in anni recenti hanno raccolto complessivamente investimenti seed ed early per 13 milioni di Euro, raggiungendo circa 90 milioni di Euro di valore postmoney aggregato ».


Il nuovo colosso di Msc è Grandiosa
La nave extralusso che rispetta l’ambiente

Ospiterà crociere per tutte le tasche

L’abbattimento delle emissioni di Co2 del 28% e un impianto di depurazione delle acque reflue testimoniano l’impegno sostenibile del gruppo

di Maurizio Gennari
AMBURGO

Nave super ecologica la Msc Grandiosa varata nel porto di Amburgo, in Germania. Un gigante ‘buono’ «perché noi siamo in anticipo sui parametri e guardiamo al bene e alla difesa delle popolazioni e degli stati dove le nostre navi da crociera attraccano» ha detto l’ad di Msc crociere, Pierfrancesco Vago, presentando agli operatori questo gigante del mare, costruito in Francia nei cantieri di Saint Nazaire. Perché di un gigante si tratta, con le sue 181mila tonnellate di stazza ed i suoi 331 metri di lunghezza per 70 di altezza. La più grande, nel settore crociere, mai costruita in Europa. Un paese galleggiante: può ospitare 6.334 passeggeri che vanno sommati alle 1.704 persone dell’equipaggio.
Mission ecologica d’avanguardia finalizzata anche al business, soprattutto a tutti i potenziali clienti dei paesi del nod Europa, dove i partiti ecologisti stanno raccogliendo ampi consensi. Per avere un’idea dello stato di avanzamento tecnologico di Grandiosa basterà dire che il rumore dei motori è stato ridotto ai minimi termini «per non spaventare i grandi cetacei, con il rischio di fargli perdere l’orientamento», ha detto Vago nel corso della presentazione che ha avuto come madrina Sophia Loren, arrivata direttamente da Los Angeles. Con lei, in questa grande festa, anche Michelle Hunziker. Un maestoso giocattolo costato poco meno di un miliardo di euro a quest’impresa familiare che ha ancora saldamente alla guida il fondatore, Gianluigi Aponte, uomo di Sorrento. Oggi il gruppo Msc ha 70mila dipendenti in tutto il mondo: di questi, 10mila in Italia, ed un fatturato di 30 miliardi di euro. Potenza nel settore crocieristico, ma certamente un colosso nel settore del trasporto dei container con le sue 500 navi cargo: seconda potenza mondiale del settore. Oggi Aponte è un ricco signore che vive in Svizzera, paese dove ha la sede legale la società: ha due figli, Diego, che dirige il settore delle navi cargo, ed Alexa che è poi la moglie di Pierfrancesco Vago.
Il gruppo ha annunciato investimenti per 14 miliardi di euro per il raddoppio della flotta delle navi crociera che passeranno dalle attuali 17 a 29. E tutte avranno questa forte impronta ecologica: abbattimento delle emissioni, sia di zolfo che di azoto, forte riduzione delle emissioni di Co2 che sono state ridotte del 28% all’interno di questo macrocosmo galleggiante che Grandiosa. Non solo questo, perché tutti i rifiuti prodotti sono al centro di una raccolta differenziata: 20mila tonnellate; poi le acque reflue vengono trattate «e diventano come l’acqua che esce dal rubinetto. Nulla finisce in mare» assicura Pierfrancesco Vago. Che continua: «Le nostre non sono solo vacanze, ma sono anche a zero emissioni per cui quando si parla delle navi da crociera come inquinanti siamo di fronte a delle fake-news. Stiamo anche cercando di abbattere totalmente l’uso della plastica. E in quest’impegno di ricerca e miglioramento di tutte le prestazioni, soprattutto ambietali, abbiamo coinvolto anche i nostri 3.200 fornitori». Ha battuto molto Pierfrancesco Vago sul tasto ecologico: «Il concerto all’auditorium di Amburgo, città dove è stata acquistata la prima nave cargo da Gianluigi Aponte, è stato organizzato dalla Msc Fondation ed il ricavato andrà completamente a favore del risanamento del fiume Elba».
Per avere un parametro dell’ultima nave varata da questo gruppo basterà dire che al suo interno ospita un anfiteatro da mille posti a sedere, una struttura che farebbe la felicità di molte piccole e medie città. Grandiosa lascerà il porto di Amburgo per raggiungere quello di Genova, dove inizierà la sua attività con rotte sul Mediterraneo. Primo viaggio già tutto esaurito per questo gigante del mare che accontenta tutte le tasche: perché ci sono anche suite con tanto di Jacuzzi a 8mila euro. Naturalmente nel prezzo anche il cameriere personale. Cosa resta a Sorrento di quest’impero navigante? La scuola di formazione di tutto il personale. Comunque una cosa non da poco, visto che sono previste 30mila assunzioni nei prossimi anni, con il raddoppio delle navi da crociera..

La svolta del 2018

L’arrivo del Fondo e la spinta internazionale

Il colpo di acceleratore è arrivato più di un anno fa. È nell’aprile del 2018 che il 20% del capitale dell’azienda è passato a un fondo gestito dal Fondo italiano d’investimento col supporto di Cdp, che ha investito 10 milioni di euro per spingere lo sviluppo internazionale. Lo scorso anno infatti il Fondo, ha anche eletto la Seco come la punta di diamante del settore dei microcomputer.