«Metodo Montessori»
E il robot non fa più paura

Nuove competenze professionali con la rivoluzione 4.0

Originalità, iniziativa e pensiero critico: il sistema educativo che ha forgiato
Besoz e Gates sarà utile per affrontare il mercato del lavoro del futuro

di Antonio Vecchio
ROMA

La rivoluzione 4.0 comporterà una mutazione profonda delle competenze professionali. Il graduale incremento di robot e macchine dotati di intelligenza artificiale muterà non solo le linee di produzione ma soprattutto le catene del valore, insidiando un gran numero di posizioni lavorative.
Un gran numero di lavori attuali sono infatti destinati a svanire, rimpiazzati da nuove mansioni e professioni, anche se, per la prima volta nella storia, non ci è dato di conoscere i lavori che faremo nel futuro, e, di conseguenza, le competenze che serviranno per svolgerli. Uno studio dell’Università di Oxford stima che il 47% dei lavori odierni USA sono a rischio automazione entro il 2040. Il World Economic Forum va addirittura oltre, calcolando che il 59% delle attuali professioni dovranno aggiornarsi profondamente entro il 2022. Un risultato da un lato in linea con la tesi che chi nasce oggi farà un lavoro che non è stato ancora inventato, e che dall’altro, sottende il rischio che il proletariato venga progressivamente rimpiazzato da una “useless class”.
La rivoluzione 4.0 ha però qualcosa di diverso rispetto a quelle che l’hanno preceduta. In passato, ogni rivoluzione – da quella a fine XVIII secolo che ha introdotto il vapore all’ultima digitale degli anni 70 del secolo scorso –, ha sempre comportato una graduale trasformazione delle competenze, rimpiazzando i lavori non più necessari con nuove occupazioni.
Prima la manodopera abbandonò le campagne per riversarsi nelle fabbriche, e poi, quando le linee di montaggio furono completamente elettrificate e asservite all’informatica, divenne via via più specializzata.
Oggi invece, le macchine sfidano l’uomo nella sfera cognitiva e insidiano anche gli impieghi tradizionalmente al riparo dai cambiamenti del mercato del lavoro (i cosiddetti colletti bianchi). Prepararsi alla transizione assume quindi una valenza strategica per re-inventarsi professionalmente. La formazione del lavoratore si conferma come una risorsa strategica, sia quando fornita dal sistema scolastico nei suoi vari livelli e indirizzi, sia quando acquisita durante l’intera vita lavorativa (formazione continua).
Il sistema scolastico dovrà allora essere rivoluzionato. Quello attuale, figlio della cultura delle linee di montaggio e della rigida ripartizione del lavoro, predilige una formazione top-down, con il discente, il cui unico compito è quello di immagazzinare passivamente nozioni propinate da altri. Nell’era 4.0, invece, gran parte del mansioni a basso e medio livello di competenze (low-medium skill) sarà trasferito a robot autonomi e automatizzati e, pertanto, sempre meno competenze saranno chieste agli umani. Saranno allora altre le abilità richieste ai lavoratori, chiamati di continuo a reinventarsi nell’arco della vita lavorativa.
Alcune ce le suggeriscono due paper di recente realizzati dal World Economic Forum (WEF) e dalla organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), secondo cui: stabilità psicologica e intelligenza emotiva (capacità di riconoscere e gestire le emozioni) saranno in testa alle ‘skill’ più utili per guidare le transizioni da un impiego a un altro.
WEF e OECD concordano nell’indicare creatività, originalità, iniziativa, pensiero critico, come qualità utili a disimpegnarsi con profitto nel nuovo mercato del lavoro, non disgiunte da altre parimenti necessarie ai nuovi lavoratori, come l’attenzione ai dettagli, la resilienza, la flessibilità e la capacità di risolvere problemi complessi. A pensarci bene, sono tutte attitudini coltivate nelle scuole Montessori, che non a caso hanno sfornato personaggi del calibro di Jeff Bezos (Amazon), Larry Page e Sergey Brin (Google), Jimmy Wales (Wikipedia), Bill Gates (Microsoft) e Mark Zuckerberg (Facebook).

Big data, un bando da 3,2 milioni per le aziende tecnologiche

Bi-Rex premia i progetti di ricerca e sviluppo

BOLOGNA

BI-REX – Big Data Innovation & Research Excellence compie il primo passo verso la realizzazione di progetti di ricerca applicata, con la pubblicazione del bando per la preparazione delle proposte progettuali, un ampio ecosistema di progetti di ricerca collaborativa pubblico-privata, aperti ed inclusivi di intere filiere industriali e PMI. Il valore complessivo di questa prima Call è di circa 3,2 milioni di euro e saranno 7 le aree tematiche coinvolte: big data per la sostenibilità, big data per il manufacturing, ICT per macchine e linee di produzione, sistemi avanzati per la gestione dei processi di produzione, security e blockchain, additive & advanced manufacturing, robotica collaborativa warehousing e AGV. I 16 progetti che verranno selezionati dovranno essere orientati alla sperimentazione, prototipazione e adozione di soluzioni tecnologiche e organizzative basate sulle tecnologie abilitanti di Industria 4.0. «Premieremo progetti che perseguano almeno uno dei seguenti obiettivi: miglioramento e innovazione dei processi produttivi; miglioramento e innovazione di prodotto; miglioramento e innovazione dei modelli di business e organizzativi a favore della competitività aziendale», afferma Domenico Bambi (nella foto), presidente del comitato esecutivo di BI-REX. Tutta la documentazione relativa è consultabile nella sezione ’progetti Innovativi’ del nuovo sito: www.bi-rex.it.