INFRASTRUTTURE E TERZIARIO

Confcommercio punta allo sviluppo
«Grandi opere, indietro non si torna
E sul lavoro la flessibilità è decisiva»

Antonio Del Prete
BOLOGNA

INFRASTRUTTURE, ambiente e futuro delle città. Temi per affrontare i quali «serve una visione», sostiene Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna.

Postacchini, partiamo dall’attualità: come inciderà il decreto dignità sul terziario?

«Abbiamo manifestato la nostra perplessità rispetto a un provvedimento che rischia di togliere flessibilità a un settore che di questo vive. Interventi restrittivi sui contratti a termine rischiano di riflettersi negativamente sull’occupazione. Ci auguriamo che, nella fase di conversione parlamentare del testo, vengano introdotti miglioramenti, come l’ampliamento dell’uso dei voucher anche nelle imprese commerciali e nei pubblici esercizi».

Di recente ha denunciato una sorta di crisi delle vocazioni. Come si possono avvicinare i giovani al mondo dell’impresa?

«Creando un ambiente ad essa favorevole. È indispensabile lavorare sulla semplificazione burocratica e fare ordine nella tassazione locale. Poi, occorre introdurre misure mirate per i giovani: servono formazione, consulenza e incentivi. Il Patto Giovani, a cui stiamo lavorando con la Regione e le altre parti sociali nell’ambito del Patto per il Lavoro mira proprio al ricambio generazionale».

Altra questione discussa in tempi di Impresa 4.0 è la formazione. Su quali strumenti bisogna far leva?

«È necessario mantenere inalterati i livelli di risorse per il sostegno agli investimenti delle imprese attraverso Fesr (Fondi europei di Sviluppo regionale, ndr) e Fse (Fondo sociale europeo, ndr), garantendo una maggiore flessibilità nell’accesso ai fondi stessi e nella gestione delle risorse».

Nel Documento di economia e finanza cui sta lavorando la Regione Emilia Romagna viene ribadita la centralità del Patto per il Lavoro. Siete soddisfatti del percorso intrapreso?

«Sinceramente sì, si tratta di un percorso molto partecipato e condiviso fin dall’inizio. Per noi è un vero e proprio contratto che impegna concretamente le parti sociali e la Regione su temi fondamentali come occupazione, welfare e mobilità».

Tra i contenuti del Patto ci sono anche le infrastrutture. Vi preoccupa l’ipotesi che alcune opere già programmate possano essere cancellate? Il Passante autostradale di Bologna, per esempio, ha un futuro incerto.

«Le grandi opere in corso di realizzazione o già programmate non solo miglioreranno la mobilità dei cittadini, ma porteranno beneficio anche alle imprese e al turismo. Un eventuale blocco significherebbe uno stallo per lo sviluppo infrastrutturale che non possiamo permetterci».

Le attività dei centri storici fanno i conti con la tendenza alla pedonalizzazione, lo stesso Piano Aria Integrato Regionale (Pair) prevede la riduzione del traffico. Come si coniugano le ragioni delle imprese con la qualità dell’aria?

«Le imprese dei centri storici oggi subiscono soluzioni tampone che non risolvono il problema dell’inquinamento, ma lo spostano in periferia. Le misure contenute nel Pair 2020 vanno affiancate da interventi infrastrutturali e di pianificazione dei trasporti che agevolino l’accessibilità. Un centro commerciale naturale quale è il centro storico di una città non si può chiudere. Servono piuttosto interventi e incentivi in grado di accompagnare la transizione verso un sistema di mobilità urbana realmente sostenibile».

La città del futuro è l’oggetto della nuova legge urbanistica regionale, che ha tra gli obiettivi la rigenerazione e la riqualificazione. Si va nella giusta direzione?

«È un ottimo segnale, ma c’è sempre il rischio che nelle pieghe della transitorietà tornino in vita vecchi progetti: il consumo zero dev’essere davvero tale. Nel ridefinire la rete distributiva del territorio è importante rispettare il concetto di equilibrio, mantenendo la pluricanalità senza però stravolgere le caratteristiche tradizionali del tessuto commerciale delle nostre città».

Oggi si parla di sviluppo anche in termini di sostenibilità e socialità. A questo proposito, che ruolo avranno le imprese commerciali nei prossimi anni?

«Il tessuto di piccole e micro imprese garantisce la tenuta sociale prima ancora che il benessere economico e l’attrattività di un territorio. Il piccolo commercio ha evidenziato negli ultimi anni delle difficoltà: in Emilia Romagna cala il numero delle imprese e si riducono le vendite. Il settore va quindi sostenuto agevolando l’innovazione e valorizzando la transizione verso nuovi modelli di servizio che consentano alle pmi di essere più competitive in un mercato reso globale dal web e dai nuovi canali digitali di acquisto».

Di | 2018-07-31T10:22:07+00:00 31/07/2018|Finanza|