INCONTRO A MILANO

Unicredit riunisce imprese e capitali
«L’Italia delle infrastrutture corre»
Il Paese ha bisogno di 250 miliardi

Achille Perego

MILANO

I MERCATI (con il calo della Borsa e la risalita dello spread oltre i 160 punti) hanno mostrato nei giorni scorsi segnali di tensione di fronte alle incertezze sulla nascita del nuovo governo e alle preoccupazioni che il ‘contratto’ tra Lega e M5S possa mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici e i patti con l’Europa. Ma seppure in un contesto non privo di incognite, i grandi investitori istituzionali continuano a mostrare un «forte interesse» sull’Italia. È quello che è emerso la scorsa settimana dall’ultima edizione della Italian Investment Conference organizzata da Unicredit, con la collaborazione di Kepler Chevreux. Un meeting, tenuto nella sede di Unicredit in piazza Gae Aulenti a Milano, al quale quest’anno hanno partecipato 60 investitori, per due terzi stranieri provenienti da ben 15 Paesi, che hanno incontrato 53 società italiane. Pari a «quasi il 60% della capitalizzazione delle società non finanziarie quotate in Borsa», ha commentato il responsabile Corporate investment banking di Unicredit, Olivier Khayat. «Anno dopo anno – ha aggiunto – l’Italian investment conference registra un crescendo di partecipazione».

IL NOSTRO PAESE, del resto, si sta mostrando vivace e lo dimostra, secondo gli analisti di Dealogic, l’emissione di strumenti di capitale (principalmente azioni, ma anche obbligazioni convertibili) dei primi quattro mesi dell’anno, che ha raggiunto quota 2,8 miliardi di euro contro i 2 dell’analogo periodo precedente, escludendo l’aumento di capitale di Unicredit, che da solo valeva 13 miliardi, mentre in Europa, nello stesso periodo, l’emissione di azioni è scesa da 68 a 46 miliardi. E in questo scenario Unicredit si conferma tra i bookrunner più attivi nell’emissione di azioni in Italia nei primi quattro mesi del 2018. Anche l’attività di M&A (merger and acquisition) ha registrato un forte aumento in Italia con un volume di transazioni pari a 50 miliardi rispetto ai 36 dello stesso periodo del 2017 e con una crescita del 39% (dati Mergermarket).

L’ATTENZIONE degli investitori internazionali si è concentrata in particolare sulle infrastrutture, uno dei temi caldi anche dell’agenda del prossimo governo, un settore che, negli ultimi mesi, è stato protagonista di diverse operazioni di fusioni e acquisizioni che si sono concluse «a multipli molto alti». Un settore che richiede, ha spiegato Alfredo De Falco, responsabile Cib di UniCredit, una «mole di investimenti di 250 miliardi» per colmare il fabbisogno del Paese con «un utilizzo più efficiente dei fondi pubblici europei e nazionali, l’individuazione di un numero limitato di progetti prioritari, un maggior utilizzo del sistema delle garanzie e infine un maggior coinvolgimento di capitali privati». Le infrastrutture, ha aggiunto De Falco, «stanno diventando una componente importante nel portafoglio degli investitori globali, con risorse a disposizione dei gestori dei fondi pari a 160 miliardi di dollari a fine 2017. Le banche come la nostra possono supportare le imprese sia per le necessità di finanziamento che con attività di advisory, aiutandole nella scelta della migliore struttura finanziaria della singola operazione e nell’accesso al mercato dei capitali con strumenti come i project bond, particolarmente adatti alle fasi successive alla realizzazione».

NON È UN CASO che sulla possibilità di investire in questo settore durante il meeting si siano confrontati gruppi come Erg, EI Towers e Iren, e investitori come Macquarie, Pan European Investment Fund II e Psp Investments, con un occhio di riguardo all’energia, alle telecomunicazioni e all’Ict con l’Italia che deve colmare il gap digitale con i Paesi più avanzati e, proprio grazie a questi settori, può costruire un importante percorso di crescita. Al futuro governo si è invece rivolto l’ad di Iren, Massimiliano Bianco, esprimendo, a nome del settore delle multiutility, «l’auspicio di poter continuare a lavorare». «Credo – ha sottolineato – che tutte le aziende del settore dei servizi stiano facendo un lavoro importante per rafforzare il sistema infrastrutturale dei servizi pubblici locali per migliorare la qualità del servizio. Tutti siamo concentrati su quello e speriamo che ci possa essere solo supporto in quella direzione»

 

BNP Mini certificate su valute e materie prime

PARIGI

BNP Paribas ha lanciato per la prima volta i Mini future certificate su valute e materie prime. I Mini future certificate, negoziabili sul mercato Sedex di Borsa Italiana, sono adatti a strategie di potenziamento e di copertura dei portafogli. Questo tipo di prodotto offre la possibilità di investire a leva sia al rialzo (Mini future long) che al ribasso (Mini future short), con un minor impiego di capitale e un impatto marginale della volatilità sul prezzo. La novità dell’emissione comprende l’aumento della gamma di valute, le quali spaziano dal dollaro statunitense alla lira turca. «I Mini future certificate – spiega BNP Paribas –, inoltre, consentono di amplificare i movimenti del sottostante grazie all’utilizzo della leva finanziaria. La leva dei Mini future varia in funzione delle variazioni del sottostante, mentre per i leva fissa rimane costante. Pertanto, grazie alla leva variabile, i Mini future permettono di implementare strategie di più ampio respiro, senza dover ribilanciare la posizione ogni giorno per correggere il compounding effect».

IL PREZZO del Mini future long riflette la differenza tra la quotazione del sottostante e il suo valore stabilito all’inizio della vita del prodotto che determina l’effetto leva, diviso per parità ed eventuale tasso di cambio. «La perdita massima di un investimento in Mini future – assicura la banca – non potrà comunque mai essere superiore al capitale investito».

 

Di |2018-10-02T09:24:32+00:0022/05/2018|Dossier Investimenti|