INCENTIVI FISCALI

«Incentivi fiscali e controlli sui Pos
per favorire le operazioni tracciabili»

MILANO

INCENTIVI fiscali agli esercenti, stretta all’uso del contante e controlli sull’utilizzo dei Pos. É su queste tre direttrici che secondo Maurizio Morini, direttore dell’Istituto Cattaneo, che dovrebbe muoversi la politica economica del governo per spingere l’uso dei pagamenti elettronici. perché «se è vero che l’uso di questi strumenti è aumentato, l’utilizzo prevalente riguarda ancora meno del 60% degli intervistati. Possiamo arrivare al 70-75%». Dalla ricerca del Cattaneo emerge che solo la metà delle persone pensa che i pagamenti digitali possano essere uno strumento utile di contrasto all’evasione. Tra i politici e gli economisti si evidenziano, invece, pareri sostanzialmente concordi sulla correlazione positiva tra ampliamento dell’uso del pagamento elettronico e riduzione dell’economia sommersa.

Eppure i risultati scarseggiano…

«La lettura dei consumatori è sociale, quella dei politici tecnicoeconomica. Nell’esperienza dell’utente i fattori ostativi risiedono principalmente nel rifiuto del commerciante di far pagare con il Pos. È evidente che, se tutti i pagamenti fossero elettronici, non ci sarebbe la possibilità di evadere alcunché ».

La decisione di rialzare il limite all’uso del contante da mille a tremila euro non va in questa direzione.

«Più alta è la soglia più labili sono i vincoli di tracciabilità delle transazioni. occorrerebbe fissare un tetto massimo di 250-500 euro ma, soprattutto, consentire da parte degli esercenti di pagare anche le piccole cifre con bancomat o carta di credito. Quest’ultimo è l’aspetto socioculturale che ostacola di più la diffusione dei pagamenti elettronici ».

Non sarà mica solo colpa dei commercianti…

«È un tema di psicologia economica, quello dell’incidenza delle commissioni, trattandosi di una percentuale anche per le piccole somme non cambia nulla. Certo, la gestione dell’esercente ha costi fissi che sono meglio ammortizzati con cifre superiori ma questo non può ricadere sugli utenti. In generale, sono favorevole a introdurre incentivi fiscali per chi accetta solo pagamenti elettronici. Detto questo, c’è sia una resistenza degli esercenti sia un interesse da parte di alcuni utenti ad utilizzare il contante in specifiche situazioni».

L’obbligo del Pos recentemente introdotto ha avuto effetti positivi?

«Un effetto positivo c’è stato ma, se non si controllano e sanzionano davvero le pratiche di aggiramento, non basta. Mi è capitato, recentemente, di vedere locali con cartelli ‘il Pos oggi non funziona’, alla stregua di “oggi non si fa credito”. All’estero non accade ».

Una spinta fondamentale arriva dall’e-commerce: solo il 3% ha dichiarato di non avere mai acquistato online nell’ultimo anno.

«Assolutamente sì. nel 2013 l’ecommerce in Italia valeva 13 miliardi di euro, nel 2018 sono diventati 30 miliardi ma non siamo ancora nella curva di vera espansione: da qui al 2025 possiamo superare i 100 miliardi di euro, tutti transati in modalità tracciata».

L’altro tema è quello della pubblica amministrazione: PagoPa registra 3.602 amministrazioni effettivamente attive, cioè il 14,5% degli enti in perimetro. Un dato soddisfacente secondo lei?

«È ancora poco. Bisognerebbe imporre che alcune tipologie di transazione verso la Pa venissero fatte attraverso quel canale e alle amministrazioni di entrare nel sistema. Detto questo, a livello personale io sono un utente soddisfatto di PagoPa che è una piattaforma solida, veloce e sicura. Ora, però, serve uno scatto anche in questa direzione ».

Alessia Gozzi

IL DENARO NON DORME MAI
LA FORBICE SI ALLARGA: FUGA DAL SUD

DA TEMPO ho smesso di credere alla favola del Sud in ripresa, del Sud che finalmente si muove. La mia convinzione è che il Sud sia un problema drammatico. È stato calcolato che dei nostri 2.300 miliardi di debiti, almeno mille siano andati al Sud, in cambio di quasi niente. Oggi da quelle parti non solo si sta male, ma la gente comincia ad andarsene. Al Nord o all’estero, ovunque sia immaginabile, e forse possibile, una vita migliore. La Confindustria ha appena presentato uno studio che non a caso si intitola: ‘Il Centro-Nord verso l’Europa, il Sud altrove’. Altrove, come non si sa. Negli ultimi quattro anni se ne sono andate via più di 200mila persone. E si può capire perché. Negli ultimi dieci anni (complice la crisi internazionale) il Pil pro capite del Sud è diminuito del 10 per cento, contro appena l’1,9 per cento del Nord Est. Ancora: nel Nord Est il reddito medio pro-capite è di 31.400 euro, nel Sud siamo a poco più della metà: 17.100 euro. Si potrebbe andare avanti per pagine e pagine citando i dati della ricerca, ma non serve. La realtà è già triste di suo. Semmai c’è da fare un’osservazione sui rimendi proposti dal presidente della Confindustria, che sono i soliti: infrastrutture e ancora infrastrutture.

NON CREDO che sia questa la strada percorribile. In questi anni di soldi al Sud ne sono andati moltissimi. Solo che erano soldi che cercavano voti, e quindi non sono finiti in strade, ponti e ferrovie, ma in pensioni di invalidità e sussidi vari. Il risultato è stato un Sud che è sopravvissuto, ma che non è ancora strutturato per ospitare una moderna civiltà industriale. Si può fare oggi? Non credo e per almeno due ragioni: 1- I soldi non ci sono più, sono già stati spesi. 2- L’attuale governo è più portato verso la spesa assistenziale che quella strutturale. I suoi due provvedimenti-bandiera (quota 100 e reddito di cittadinanza) sono appunto interventi assistenziali su larghissima scala. Non un metro di ferrovia è stato installato, nessun porto o aeroporto sistemato. Tutto è esattamente come prima. In più, la componente Lega del governo insiste per una maggior autonomia alle regioni. E questo, tradotto, significa meno soldi al Sud. Quindi non sono ottimista. In realtà, abbiamo mezzo paese che verrà progressivamente abbandonato a se stesso. E dal quale chi può scapperà. Verso il Nord, verso i soldi, verso il benessere.

Di |2019-07-23T08:29:59+00:0023/07/2019|Primo piano|