I gioielli di Bologna in vetrina
«Nuova veste dei padiglioni
Il mondo vuole i nostri eventi»

Simone Arminio

BOLOGNA

«È STATO un periodo di risultati importanti». Si concede un certo orgoglio Antonio Bruzzone, il genovese direttore generale di BolognaFiere da maggio 2015, dopo un inizio di carriera da queste parti, intervallato da due parentesi a capo delle expo di Roma e Genova. A Bologna ha trovato molti progetti e altrettante diatribe societarie, ma non entra nel merito. «Io faccio il maggiordomo – si schermisce –. I soci mi avevano chiamato con tre richieste: rinsaldare il rapporto con le fiere indirette, spingere sull’internazionalizzazione e far finalmente partire un progetto di rinnovo del quartiere. Tre cose che ho cercato di fare al meglio. Spero di esserci riuscito».

Bruzzone, partiamo dal primo punto: Eima, il salone internazionale delle macchine agricole, da anni non entra più nei padiglioni e minacciava di andarsene, e invece rimarrà fino al 2030.

«È stato un grande risultato, ottenuto grazie al lavoro con il presidente Franco Boni e gli amici di Federunacoma.Ma non è il solo. Quest’anno abbiamo rinnovato i contratti con Cersaie e Autopromotec. Tutti contratti che travalicano il progetto di revamping».

Tradotto?

«Gli organizzatori di questi eventi hanno deciso di dare fiducia a BolognaFiere accettando di rinnovare i contratti anche per gli anni in cui i cantieri per il restyling creeranno inevitabili disagi».

Ecco, il restyling. Se n’è parlato molto. Cosa succederà?

«Quello che sta per partire è un progetto ambizioso, che punta a rendere la nostra fiera più appetibile grazie a un rinnovamento dei padiglioni esistenti, all’ampliamento degli spazi, l’aumento del verde e il miglioramento degli ingressi».

Quando si parte?

«Alcuni lavori sono già iniziati. Il grosso partirà a fine settembre, dopo la fine del Cersaie, su due padiglioni, il 29 e il 30 e con l’obiettivo di riaverli pronti per l’anno successivo. Nel 2019 partirà la costruzione del nuovo padiglione 35 nell’Area 48. Nel 2022 sarà il turno di un altro padiglione che sorgerà al posto del Palazzo degli Affari della Camera di Commercio».

Un immobile che non verrà più conferito, per il niet di alcuni soci,ma andrà all’asta. E se non l’avrete voi?

«Eventualità prevista: in quel caso il nuovo padiglione sarà solo lievemente più corto».

Come stanno le vostre fiere di proprietà?

«Il nostro gioiello è il Cosmoprof, noto in tutto il mondo. Poi c’è Marca, secondo evento internazionale dopo Amsterdam, Artefiera, riferimento nazionale con Milano, Zoomark che ha guadagnato un padiglione in più, Saie, leader nazionale in anni alterni con Milano, il Sana, secondo in Europa, Interzoo primo con Norimberga. E poi c’è Il salone del libro per ragazzi…».

Che l’anno prossimo sbarcherà a New York.

«È un grande orgoglio. Inaugureremo il nostro primo appuntamento Usa, grazie a un accordo siglato con la casa editrice Publisher Weekly».

Il Motor Show vivrà?

«Siamo ripartiti l’anno scorso, dopo note vicissitudini, con un grande sforzo. Quest’anno contiamo di chiudere il grosso degli accordi en- tro questo mese. È una sfida che contiamo di vincere».

Anche se intanto smantellerete la mitica Area 48. E le gare?

«La sposteremo: abbiamo già identificato una nuova Area 48 al di là della linea ferroviaria e di fianco al parcheggio Michelino. Zona a cui il corpo centrale della fiera sarà collegato da dal nuovo ingresso nord».

Dicevamo: Cosmoprof.

«Un gioiello davvero, in grado di superare da solo i 50 milioni di euro. E puntiamo ad arrivare a 80 nei prossimi tre anni».

Come farete?

«Quest’anno abbiamo lavorato molto e con ottimi risultati: oltre alle tre edizioni ormai storiche, di Bologna, Hong Kong e Las Vegas, abbiamo stretto un accordo con i nostri partner cinesi per realizzare un’edizione indiana. E grazie con altri accordi stretti con nostri partner per il mondo, arriveranno a partire dall’anno prossimo anche una serie di edizioni ‘Beauty’, eventi più piccoli ma non meno agguerriti, a Teheran, Giakarta, Kuala Lumpur, Bogotà, Manila, Ho Chi Min, Bankok…».

Il futuro?

«Ci sono partite aperte in Germania e a Shanghai che speriamo di poter chiudere positivamente. Non ci fermiamo di certo. Vedrà».


Il bilancio Fatturato a 133 milioni, secondo in Italia

BOLOGNA

GIÀ PASSATO al vaglio del Cda, il bilancio 2016 di BolognaFiere aspetta il placet di un’assemblea dei soci fissata per il 24 luglio. Con un nuovo presidente da eleggere, non saranno di certo i conti il tema caldo. Anche perché i numeri sorridono: 133 milioni di euro il fatturato, più dei 120 dell’anno scorso, che piazza il quartiere emiliano al secondo posto subito dietro Milano (173 milioni), con le parti invertite per ciò che riguarda gli utili: 4,8 milioni dopo le imposte a Bologna (più del doppio dell’anno prima) contro i 25 milioni di perdite dell’expò meneghina. L’ebitda, infine, come ha orgogliosamente sbandierato il presidente uscente Franco Boni prima di andare via, è cresciuto quest’anno del 50% sull’anno prima. Molto, nelle cifre bolognesi, conta in realtà ciò che avviene nel resto del mondo, soprattutto grazie a BolognaFiere China.

A FARE i grandi numeri ci pensa poi Cosmoprof, pria fiera della cosmesi al mondo: un ‘giochino’ da 51 milioni di fatturato destinati a diventare 80 nel giro di tre anni, grazie ai recenti accordi siglati per una nuova edizione in India e una serie di edizioni minori a Teheran, Giakarta, Bogotà, Ho Chi Min, Kuala Lumpur e Bankok in aggiunta alle edizioni senior di Bologna (oltre 250mila visitatori nell’ultima edizione, provenientii da 150 Paesi e quasi 2.700 aziende espositrici), Hong Kong e Las Vegas.

SUL FUTURO c’è un piano di restyling da 94 milioni in partenza entro fine anno, che prevede la nascita di tre nuovi padiglioni, il revamping di quelli esistenti e il riammodernamento degli ingressi, per portarli a pari dignità. Sullo sfondo le questioni societarie, con un aumento di capitale partito in modo totale e e ridottosi poi ai soli soci pubblici, compreso un conferimento. Sembra che possa bastare; nel frattempo il braccio di ferro continua.