IMPRESE ALL’AVANGUARDIA

«Ci facciamo sentire in tutto il mondo»
Rcf, dai concerti rock ai grandi stadi
La nuova sfida è quotarsi in Borsa

Francesco Gerardi

REGGIO EMILIA

COSA NE sarebbe della reputazione di una star della musica se in un mega concerto l’acustica non fosse costantemente perfetta? E cosa accadrebbe se, in un grande stadio, non si sentisse chiaramente lo speaker che annuncia le formazioni o l’autore di un gol? Esistono situazioni in cui l’arte e il talento hanno bisogno che la tecnologia dia loro voce, e il paradosso è che il mestiere del suono passa quasi sempre…sotto silenzio. In pochi, infatti, sanno che fra i migliori al mondo c’è un’azienda tutta italiana: l’Rcf di Reggio Emilia.

«IL NOSTRO MESTIERE è l’audio professionale – racconta con orgoglio Arturo Vicari, ad del gruppo e primo artefice del successo internazionale dell’azienda –, ossia la misura più alta e più pulita dell’audio che si trova oggi sul mercato. Abbiamo pochissimi concorrenti al nostro livello e siamo una delle tre aziende in tutto il pianeta in grado di fare assolutamente ogni cosa: dall’elettronica all’altoparlante, dal progetto ai filtri e al software». I prodotti Rcf sono «destinati, ad esempio, a riprodurre il suono dei concerti di Vasco Rossi o di Ligabue – continua l’amministratore delegato –, sono tagliati su misura e il risultato finale è il massimo che ci si può aspettare». In effetti, quello guidato da Vicari è un vero gioiello del made in Italy che investe tantissimo in ricerca e sviluppo e che può vantare una reputazione internazionale solidissima, con l’85% dei suoi 150 milioni di fatturato realizzati all’estero. Gli impianti sonori progettati e costruiti da Rcf Group sono presenti ovunque sia richiesto un suono di altissima qualità. Sua è la sonorizzazione della spettacolare cupola di Fremont Street a Las Vegas, di grandi e modernissimi stadi come lo Stadium della Juventus, il Signal Iduna Park del Borussia Dortmund e il Borussia Park di Moenchengladbach in Germania, lo stadio olimpico di Baku in Azerbaigian, e ancora arene, musei, basiliche, aeroporti e stazioni, ovunque. Per non parlare dei grandi eventi come il concertone dei record di Ligabue al Campovolo. «La maggior parte dei nostri interventi, come vede, è in località estremamente prestigiose. Questo perché siamo riusciti a ottenere il miglior suono possibile», sottolinea l’ad.

«IL NOSTRO è un lavoro di ricerca e ottimizzazione continue: abbiamo 80 ingegneri che non fanno altro che cercare soluzioni nuove, collaboriamo con le università e abbiamo una nostra Academy di cui siamo fieri». Il gruppo ha due teste, Rcf e Aeb Industriale, con sedi a Reggio Emilia, Bologna e Ascoli Piceno, e circa 400 dipendenti. L’anno scorso è stato un momento chiave nel processo di crescita, con l’ingresso in società di Palladio Holding, che ha rilevato il 30% delle azioni. «Oggi il mondo industriale tende a formare grandi raggruppamenti e l’ingresso di Palladio va visto in questo senso: ci aiuterà a espanderci e a trovare nuovi partner per dare ancora più valore al nostro gruppo», spiega Vicari. «Del resto sappiamo molto bene cosa fare del nostro futuro: vogliamo acquisire nuove aziende. Non nascondo che abbiamo ricevuto negli anni miriadi di proposte e offerte. Questo è un settore che genera molti profitti, è molto sano e non ha subito alcun contraccolpo durante la crisi: è ovvio che faccia così tanta gola. Ma siamo e rimarremo italiani». L’approdo finale è chiaro e l’ad non fa nulla per nasconderlo: «L’obiettivo finale è una quotazione, ma una quotazione importante. Prima dobbiamo ingrandirci ancora, perché la Borsa premia solo se si superano certe soglie».

 

Smarthome Parla e sarai esaudito: ecco i maggiordomi virtuali

MILANO

IL 2018 è l’anno degli altoparlanti intelligenti, grazie a HomePod di Apple, Amazon Echo e Google Home. Ma, per adesso, in Italia è sbarcato solo l’ultimo. Dall’inizio di aprile l’altoparlante di Google, anche nella sua versione Google Home Mini, è disponibile nei negozi Wind e nei 3 store di Wind Tre, al prezzo di 149,90 euro per Google Home e di 59,90 euro per Google Home Mini. I due altoparlanti sono dei veri e propri maggiordomi virtuali. Con un semplice comando vocale è possibile ricevere informazioni per programmare la giornata, riprodurre brani musicali, controllare luci e interruttori o trasmettere contenuti alla tv con Chromecast. Gli altoparlanti intelligenti traducono in ambito domestico le stesse funzioni degli assistenti a comando vocale che conosciamo già sui vari sistemi operativi dello smartphone, da Alexa di Amazon ad Assistant di Google, da Siri di Apple a Cortana di Microsoft. Amazon ha aperto la strada e il suo speaker Echo «parlante e intelligente» da appartamento, con il cervello di Alexa, è diventato in breve tempo lo standard di riferimento. L’assistente di Amazon è presente anche sullo Smart Assistant di Lenovo e la compatibilità si sta allargando a tantissimi dispositivi, dalle cuffie ai telefoni, come il nuovo Motorola Moto X4, fino alle auto, con Seat. Oltre a eseguire calcoli matematici o fare compere su Amazon, si possono far imparare ad Alexa ulteriori abilità, così Echo può ordinare un caffè da Starbucks oppure chiamare Uber. Homepod, lo speaker di Apple, ha debuttato sul mercato statunitense e inglese in febbraio ed è molto più costoso: 349 dollari. Presto dovrebbe arrivare una versione a 150 dollari. Il design ricorda un gomitolo di lana e contiene 7 altoparlanti, 4 subwoofer e 6 microfoni. A soddisfare ogni richiesta c’è Siri.

GRAZIE alla compatibilità con HomeKit, da HomePod possiamo gestire tutti i dispositivi connessi in casa. Anche da Google Home si possono gestire diversi elettrodomestici connessi, dal termostato Nest alle lampade Hue di Philips, ma il suo punto di forza è l’audio. Il mercato degli altoparlanti intelligenti è destinato a raddoppiare rispetto al 2017 (stime Canalys), toccando quota 56 milioni entro la fine dell’anno.

Elena Comelli

 

 

Di |2018-04-09T16:18:07+00:0009/04/2018|Imprese|