IL SETTORE DEL BEVERAGE

Scoppiano anche le bollicine
«Tra soda tax e nozze di colossi
il mondo delle bibite cambia volto

MILANO

LA GUERRA delle bollicine. I colossi delle bibite gassate si sfidano a colpi di acquisizioni, in un quadro generale non proprio florido per il settore, che vede un aumento di consumi d’acqua minerale a livello globale ma una flessione per quanto riguarda le bevande zuccherate, colpite anche dalla soda tax – un’imposta di alcuni centesimi (da 5 a oltre 30 al litro) sulle bibite – in alcuni territori americani e in Messico, che si è fatta sentire sui fatturati. Ma andiamo con ordine. L’ultima grande acquisizione del settore è stata quella di Dr. Pepper Snapple da parte della multinazionale del caffè, Keurig Green Mountain. Un matrimonio da 18,7 miliardi di dollari (oltre 15 miliardi di euro) dal quale nasce un gigante delle bibite americano, con l’obiettivo di lanciare la sfida a Coca-Cola e Pepsi. La nuova società può contare infatti su «un ampio portafoglio di prodotti e una capacità di distribuzione per raggiungere virtualmente ogni angolo del Nord America» ed è controllata per l’87% dagli azionisti Keurig e per il 13% da quelli di Dr Pepper Snapple. Il colosso – che fatturerà complessivamente 11 miliardi di dollari – avrà marchi come la limonata 7Up (concorrente della Sprite, un tempo distribuita anche in Italia), il succo di mela Moot’s e l’aranciata Sunkist, molto famosi negli Usa. Dunque, nasce un vero terzo incomodo tra i due colossi Coca-Cola e Pepsi.

L’OPERAZIONE in contanti consente a Jab, azionista di Keurig, di ampliare la gamma di tipologie di prodotti che vende e continuare lo shopping societario, che l’ha portato di recente ad acquistare le scarpe Jimmy Choo. Jab ha acquistato Keurig (quarto distributore di caffè Oltreoceano) nel 2016 insieme al colosso degli snack Mondelez International. L’amministratore delegato di Keurig, Bob Gamgort, è alla guida della società che nascerà dalla fusione, la Keurig Dr. Pepper. Intanto, però, il quadro del comparto bibite gassate non è così rosa: il dibattito sugli effetti delle bibite zuccherate e l’introduzione della cosiddetta soda tax in diversi Paesi hanno accelerato lo spostamento su bio e salutismo, mettendo in difficoltà i giganti del beverage. In particolare, la soda tax ha inciso pesantemente sui consumi. Si tratta, di fatto, di un’imposta sul contenuto di zucchero di queste bibite.

IN MESSICO, dove è in vigore da alcuni anni, l’aumento di circa 5 centesimi di euro a litro, ha portato a una riduzione dei consumi del 10 per cento all’anno. A Seattle, dove è stata introdotto a partire da quest’anno, l’American beverage association, che riunisce i colossi del settore, ha formato un comitato per evitare che questa imposta si diffonda in altre municipalità dello Stato di Washington.

COMPLESSIVAMENTE, si calcola che il consumo di bevande gassate abbia toccato il livello più basso da trent’anni a questa parte, se si considerano i dati consolidati 2016. Coca-Cola, ad esempio, ha riportato nel 2017 un utile netto di 1,248 miliardi, in calo dell’81% rispetto ai 6,527 miliardi del 2016. Il giro d’affari è sceso del 15% a 35,41 miliardi. Una mano è arrivata da Trump che con la riforma fiscale ha abbassato la tassazione dei profitti dal 35% al 21%: una spinta che ha alzato i ricavi dell’ultimo trimestre del 2017 a 7,5 miliardi di dollari, leggermente sopra le stime. Ovviamente, la CocaCola non starà a guardare: punterà su acqua e bibite sportive, lanciando nuove tipologie di bibite a ridotto contenuto di zuccheri. Coca-Cola European Partners ha registrato un aumento del 21% del fatturato a 11,1 miliardi di euro (+3% sul 2016). L’utile operativo – a quota 1,3 miliardi – è aumentato del 10,5%. La società è nata dalla fusione delle principali società di imbottigliamento di Coca-Cola in Europa occidentale ed è il più grande imbottigliatore indipendente di Coca-Cola al mondo.


Succhi Valfrutta, Yoga e Derby
La cooperazione diventa leader
«Anticipiamo le nuove tendenze»

BOLOGNA

LA FORZA della cooperazione. Il leader italiano nel mercato dei succhi di frutta è Conserve Italia, consorzio emiliano romagnolo che raggruppa 14mila produttori agricoli. I marchi con cui è meglio conosciuto dai consumatori sono Yoga, Derby e Valfrutta, restando alle bevande di frutta. Distribuisce sia sul canale della grande distribuzione, sia sull’Horeca (hotel, bar, ristoranti). La crescita di Conserve Italia è stata costante. Nata nel 1976 (ma il processo era già in essere dieci anni prima), si è ampliata tramite acquisizioni successive, proprio come quelle delle label Yoga e Derby, avvenute tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, e Cirio De Rica (marchio storico nei passati di pomodoro), fino a fare shopping all’estero, in Germania e Francia. Gli stabilimenti produttivi sono complessivamente 12, di cui 9 in Italia, 2 in Francia e uno in Spagna. L’export, del resto, ha assunto un peso sempre più importante all’interno del fatturato del gruppo e oggi rappresenta circa il 40% del giro d’affari complessivo del consorzio, che è di 900 milioni di euro. Restando ai soli succhi di frutta, il consorzio produce 450 milioni di litri all’anno, che rappresentano circa il 40% del fatturato complessivo del gruppo (il resto è dato dalla trasformazione della verdura e da un’altra vasta gamma di prodotti).

IN UN MERCATO in movimento come quello della trasformazione della frutta, dove la gara oggi è al prodotto più salutare, Conserve Italia non è rimasto a guardare. Lo sa bene il direttore generale del consorzio, Pier Paolo Rosetti: «Stiamo proseguendo nella strategia di intercettare i trend di mercato con maggiore crescita, lanciando linee di prodotto capaci di rispondere alle mutate abitudini dei consumatori». Dunque, ecco l’introduzione delle linee di produzione biologica, «con frutta e verdura fornita dai nostri soci agricoltori e certificata dai principali organi di controllo – sottolinea Rosetti –, o della nuova gamma di succhi 100% frutta senza zuccheri aggiunti, o ancora delle nuove referenze ‘pronte al consumo’ come i frullati Veggie, che stanno incontrando un ampio successo di mercato poiché costituiscono un’ottima alternativa agli estrattori di frutta e verdura».

TRA LE ULTIME novità, infatti, spiccano, il frullato Veggie 100%, a marchio Valfrutta, un mix di frutta e verdura garantito senza conservanti né coloranti e 100% vegan. Un bicchiere di questo nettare corrisponderebbe a due porzioni di frutta e verdura. Nel canale rivolto a ristoranti, bar e hotel, poi, è stato presentato da poco all’Horeca meeting di Roma l’Arte del 100%, la prima linea a marchio yoga di succhi totalmente di frutta, senza zuccheri aggiunti, vegan e gluten free. Ma non è finita, perché quest’anno Derby Blue compie 20 anni e dunque l’azienda ha annunciato un restyling completo (e ancora top secret) della classica bottiglietta.

 

Il mercato. Crescono le vendite, il futuro è bio e senza zucchero

MILANO

IL MERCATO dei succhi di frutti è in ripresa. E sono i prodotti bio a trainare il mercato in Italia. Gli ultimi report parlano di una crescita delle vendite a valore del +2% (536 milioni di euro) e a volume dell’1,6% (385 milioni di litri) secondo i dati Iri sul totale dei canali (ipermercati, supermercati e libero servizio piccolo). Fotografia confermata anche dai dati Ismea, che registrano un incremento del 3,7 nei primi sei mesi del 2017. A far la parte del leone – a livello di crescita più che di volume – sono i succhi bio 100% frutta, aumentati (dati Nielsen a luglio 2017) del 36,2%. Una performance in linea con la nuova voglia di biologico che pervade tutto il settore del food&beverage. Ma quali sono i principali player italiani del settore? Dopo Conserve Italia, leadership nel nostro Paese, c’è il gruppo Parmalat che, con il marchio Santàl ha consolidato la propria presenza sugli scaffali: in particolare le tipologie Plus e Refresh (a ridotto contenuto di zuccheri) hanno incontrato il gusto del pubblico, trasformandosi in un vero e proprio pilastro del portafoglio dell’azienda.

TRA I MARCHI storici c’è Zuegg, multinazionale con sede a Verona specializzata nella lavorazione della frutta. La linea Skipper, nata alla fine degli anni ’80, è stato il primo succo di frutta 100% in Tetrapak a essere introdotto in Italia. Anche qui, una delle novità è l’arrivo di una linea ‘senza zuccheri aggiunti’. Il giro d’affari della Zuegg è di circa 300 milioni di euro.

ALTRO GRUPPO italiano leader del settore conserviero – non solo succhi di frutta ma anche legumi e sughi – è La Doria, società con sede ad Angri (Salerno), quotata all’Mta, segmento Star di Borsa Italiana. La Doria – che ha un fatturato globale di oltre 750 milioni – lavora nel campo delle private labels ma ha anche marchi propri come La Doria, Vivi G. e La Romanella (distribuito nei discount). Nel campo dei marchi dei supermercati c’è anche la cooperativa Fruttagel, che ogni anno lavora circa 20.000 tonnellate di frutta all’anno, principalmente conferita dai soci produttori. Molto presenti sul mercato italiano anchegli austriaci Rauch e Pfanner, oltre a Pago, comprata nel 2013 dal gruppo tedesco Eckes-Granini..

 

Di |2018-10-02T09:24:42+00:0006/03/2018|Focus Agroalimentare|