IL SALONE PARTE DOMANI

Dal fintech al boom dei fondi
A Milano il risparmio in vetrina
In Italia gestiti 2.100 miliardi

Alessia Gozzi

MILANO

GLOBALIZZAZIONE, investimenti sostenibili, fintech e nuove regole. La nona edizione del Salone del Risparmio, che domani apre i battenti al Centro Congressi di Milano, punta i riflettori sui processi in atto su scala mondiale e su come l’integrazione economica abbia ampliato le opportunità di produzione e consumo e, quindi, di investimento. «Con un patrimonio di quasi 2.100 miliardi, l’industria della gestione del risparmio è in prima linea nel valorizzare questa risorsa a beneficio del sistema-Paese assieme alle istituzioni nazionali e comunitarie», sottolinea Assogestioni, l’associazione italiana dei gestori del risparmio che rappresenta oltre 300 tra società di gestione, sim, gestori esteri, banche e assicurazioni, organizzatrice della kermesse.

FONDAMENTALE, in tal senso, sarà la messa a punto del Mercato unico dei capitali (Capital markets union), che si propone di affrontare problemi come la carenza di investimenti nell’Ue, aumentando e diversificando le fonti di finanziamento per le imprese europee e i progetti infrastrutturali a lungo termine. Nonostante gli affanni a uscire dalla crisi post-2008, secondo l’ultima relazione annuale della Banca d’Italia la ricchezza finanziaria delle famiglie è passata dai 4.117 miliardi di fine 2015 ai 4.168 miliardi di fine 2016 mentre lo scorso anno ha segnato un ritorno alla crescita del risparmio degli italiani. Per il 2018, sottolinea Assogestioni, «non è facile fare previsioni in termini assoluti, ma è possibile ipotizzare un ulteriore aumento delle masse in gestione». Oltre ai Pir, «che rappresentano senza dubbio una grande opportunità», l’altro driver è rappresentato dai Pepps: i prodotti pensionistici paneuropei che potrebbero favorire una nuova accelerazione dell’industria, grazie allo sviluppo ulteriore di investitori istituzionali come i fondi pensione. Senza dimenticare «l’investimento socialmente responsabile, che ha ormai raggiunto dimensioni sempre più rilevanti nel contesto finanziario globale, diventando una parte fondamentale del processo di asset allocation dei maggiori investitori istituzionali».

DOPO i rialzi del 2017, quest’anno si apre all’insegna delle guerre commerciali e della volatilità dei mercati. Un anno ricco di variabili politiche e macroeconomiche, a partire dalla normalizzazione delle politiche monetarie da parte delle principali banche centrali mondiali, che influenzeranno l’andamento dei mercati creando uno scenario di incertezza tra i risparmiatori. Tanto che il consenso degli analisti, mai così polarizzato, si divide tra quanti puntano sulla sostenibilità dell’attuale scenario espansivo e quanti mettono in guardia dai rischi di un surriscaldamento dell’economia. Al Salone del Risparmio, i fund manager aggiorneranno gli operatori sul mix di strategia e tattica con cui intendono affrontare le sfide che impongono oggi i mercati. Non potrà mancare un focus sulle nuove norme entrate in vigore. La Mifid II che, secondo Assogestioni, rappresenta «una sfida e una grande opportunità, per la crescente trasparenza in termini di costi, per la più frequente condivisione di responsabilità da parte del gestore, per i consulenti finanziari, ancora più in prima linea, per offrire al cliente un servizio efficiente e personalizzato». E la direttiva europea Psd2 che, invece, apre le ‘frontiere’ a nuovi player provenienti da settori tecnologici come Facebook, Amazon e Google e a nuovi sistemi di pagamento (vedi PayPal, Apple Wallet), che hanno trovato nella Rete e nel digitale il loro terreno naturale di sviluppo, creando, in particolare nei segmenti di popolazione più giovane, le premesse per l’estensione nella proposta e vendita di servizi e prodotti. È il mondo Fintech, quello che va dai big data all’intelligenza artificiale fino alla blockchain, quello che sta rivoluzionando i paradigmi tradizionali dell’intermediazione finanziaria.

RESTANO sullo sfondo alcuni temi centrali per il mercato del credito e del risparmio, come la riduzione del peso dei crediti deteriorati e la vigilanza sui mercati finanziari e sulle banche, questione tecnica che chiama in causa Consob e Banca D’Italia. Proprio la ripartenza del sistema Italia all’interno del progetto di integrazione comunitaria sarà al centro della prima giornata del Salone: si parlerà del mix di politica monetaria e fiscale e di leve strategiche per cavalcare la crescita nel medio-lungo termine.

 

Contro corrente
di ERNESTO PREATONI

L’EUROTASSA CONTRO L’ITALIA

UNA nuova eurotassa dello 0,35%. Servirà a finanziare il fondo europeo anticrisi. Un progetto che vale almeno 400 miliardi per i Paesi dell’eurozona. Più di cinque solo all’ Italia. La proposta certamente non aiuterà la popolarità della Ue. Né cambia molto il fatto che a lanciare la proposta non sia stata Bruxelles ma il Fondo Monetario Internazionale Il direttore generale Christine Lagarde (foto) esprime una posizione di sicuro moto gradita all’amministrazione Trump. Gli Usa sono il principale finanziatore del Fondo e quindi è difficile ignorare gli orientamenti espressi dalla Casa Bianca. Il ragionamento è il seguente: l’Eurozona è l’area più ricca del mondo. Quindi se ci sono problemi può sbrigarsela da sola, senza bisogno del Fmi (e quindi dei soldi Usa). Ed è proprio da qui che parte la Lagarde perché il fondo anticrisi di cui parla non è altro che l’evoluzione dell’ Esf (il fondo salva stati intervenuto in Grecia) Una trasformazione che non è inedita nelle stanze della Ue. Anzi è un punto centrale della nuova governance cui stanno lavorando Francia e Germania. Inutile dire il testo viene scritto pensando ad una cosa sola: il possibile inciampo dell’Italia. Soprattutto ora che Palazzo Chigi potrebbe essere occupato dai barbari populisti. Il problema più ancora che finanziario è infatti, politico. Il Paese che dovesse chiedere l’intervento del fondo anticrisi perderebbe la sovranità nazionale. Verrebbe infatti sottoposto a una serie di vincoli talmente stretti da azzerare ogni possibilità di politica economica e fiscale autonoma. La prima versione dello statuto di questo fondo (che piaceva molto all’ex ministro delle Finanze tedesco Schauble) stabiliva che a fissare i paletti dovessero essere gli stessi gestori del fondo. Nell’ultima stesura la palla viene girata. Ma il risultato non cambia: il sorvegliato speciale è l’Italia ed è per questo che la Lagarde chiede di far presto. «Il tetto va costruito quando c’è il sole. Con la pioggia è impossibile». Un ombrello che, vista la situazione dell’Italia potrebbe aprirsi molto rapidamente.

 

Di | 2018-05-14T13:14:05+00:00 09/04/2018|Dossier Economia & Finanza|