IL RISIKO ENERGETICO

Petrolio, asse Arabia-Russia
Ma l’Opec ha perso forza
La domanda di oro nero cala
I tagli rinviano il declino

Elena Comelli
MILANO

L’ALLEANZA energetica fra Arabia Saudita e Russia si rafforza, dopo il taglio all’offerta di petrolio concordato venerdì. La centralità dell’Opec nel mercato petrolifero si riduce, dopo lo sgarbo del Qatar, che ha deciso di uscire da quella che ha definito «un’organizzazione inutile». L’ombra lunga proiettata sul cartello dagli Stati Uniti, dall’anno scorso ufficialmente primi produttori mondiali di oro nero, si fa più sbiadita. Nonostante le interferenze della Casa Bianca, che vuole mantenere i prezzi bassi per contrastare i venti di crisi, Riad e Mosca venerdì hanno messo una pezza al nuovo declino del prezzo del petrolio, che negli ultimi due mesi è crollato del 30%. L’OPEC Plus ha concordato un taglio all’offerta da 1,2 milioni di barili al giorno, spingendo subito le quotazioni del Brent da 60 a 63 dollari al barile e quelle del greggio americano da 51 a 54 dollari. Al tavolo dei tre grandi contendenti, però, siede un convitato di pietra ormai impossibile da ignorare: la domanda. Nel mercato del petrolio l’attenzione è da sempre concentrata sull’offerta, nella convinzione che il mercato avrà sete di greggio all’infinito. Non è così.

ALLA FINE anche l’Opec si è unita al coro degli scettici e nel suo ultimo studio di ampio respiro sul futuro dell’oro nero ha ammesso che la domanda di petrolio raggiungerà il suo picco attorno al 2030. E’ la prima volta che il cartello riconosce ufficialmente la prospettiva di un rapido declino del fabbisogno mondiale di greggio, fonte principale di ricavi dei suoi 14 membri, mettendo in evidenza la minaccia posta dalle fonti rinnovabili e dalla mobilità sostenibile su un settore che ha goduto di una crescita quasi ininterrotta fin dalla prima perforazione di un pozzo commerciale in Pennsylvania nel 1859.

ANCHE se l’Opec non è la prima a sostenere che la domanda di petrolio raggiungerà il suo picco relativamente presto, questa stima è particolarmente rilevante, provenendo da un gruppo di produttori che pompa più di un terzo delle forniture mondiali di petrolio. La previsione Opec, del resto, non è fra le più restrittive. Simon Henry, direttore finanziario di Royal Dutch Shell e una delle figure più rispettate del settore, ha detto recentemente agli analisti che «la domanda di petrolio raggiungerà il suo picco prima dell’offerta e questo picco arriverà fra 5-15 anni». Altri, come Nick Butler, professore al Kings College di Londra, sono convinti che il declino comincerà ancora prima, entro il 2020.

«I SEGNALI sono già evidenti nei dati», sostiene Butler. La domanda di petrolio nell’area Ocse ha già raggiunto il suo picco nel 2005 e da allora è calata del 9%. In Europa, addirittura del 17%. In Cina, dopo un forte aumento della domanda negli anni di rapida crescita, oggi si è già appiattita. Una parte delle importazioni di petrolio negli ultimi due anni sono state riesportate e un’altra è andata a riempire le scorte, una misura prudente, che però non può continuare. La domanda è ancora in crescita in India e in Turchia, ma i volumi in gioco sono relativamente modesti.

I CONSUMI di petrolio ormai sono fortemente concentrati nel settore dei trasporti. Qui i veicoli elettrici hanno ancora una quota minimale del mercato, ma i numeri sono in crescita di mese in mese, non solo in Occidente. Le analisi più prudenti del settore stimano che entro il 2040 un quarto del parco auto mondiale sarà elettrico, il che eliminerebbe dal mercato 13 milioni di barili al giorno petrolio, il 14% della domanda attuale. Tutti i segnali indicano dunque che aveva ragione lo sceicco Ahmed Zaki Yamani, voce ufficiale dell’Opec al tempo dei due shock petroliferi degli anni Settanta, quando sosteneva che l’età del petrolio non finirà per mancanza di petrolio, così come l’età della pietra non finì per mancanza di pietre.

Di |2018-12-10T13:57:52+00:0010/12/2018|Primo piano|