Fineco alla conquista
dei grandi patrimoni
«Gestiamo 25 miliardi»

MILANO

«SIAMO diventati un riferimento anche per la clientela di fascia alta». Lo dice Carlo Giausa, direttore investimenti e private banking FinecoBank. Che analizza i dati del presente e del recente passato per guardare al futuro. Fineco ha da inaugurato a inizio 2017 il Progetto private, con prodotti e servizi per la clientela di fascia alta. A quasi un anno di distanza, è ormai tempo di bilanci… «Possiamo dirlo: Fineco è ormai diventata un punto di riferimento anche per la clientela di fascia alta e i numeri confermano l’ottimo lavoro che stiamo facendo in questo segmento. Abbiamo infatti registrato una crescita estremamente positiva in questo settore, in cui siamo diventati uno dei primi operatori grazie a un patrimonio di oltre 25 miliardi di euro, cresciuto solo nell’ultimo anno del 20%, e con 275 private banker. Questa accelerazione avviene in uno scenario che vede una crescente richiesta di consulenza specializzata da parte dei risparmiatori, che sempre di più vogliono una gestione efficiente del proprio patrimonio. Uno dei più alti al mondo, se si pensa che lo stock di risparmio del private in Italia è di circa 1.000 miliardi di euro, circa 300 dei quali non assistiti da una struttura specializzata».

Quali sono i driver di questo percorso di crescita nel private?

«Siamo profondamente convinti che una crescita sana e sostenibile in questo segmento possa essere raggiunta solo creando un rapporto di fiducia con il cliente, che altrimenti non affiderà mai il proprio patrimonio e i propri risparmi a un consulente. Non a caso ci siamo confermati grazie a un modello basato su qualità dei servizi, trasparenza e un pricing corretto. E naturalmente anche grazie a un’offerta di strumenti e servizi a tutto tondo».

Che cosa cercano i clienti più facoltosi in questa fase?

«Cercano innanzitutto un servizio di consulenza a 360 gradi, che non significa solo il raggiungimento di determinate performance in base ai propri obiettivi. Significa anche coinvolgere il cliente nelle varie tappe della pianificazione e creare un rapporto di piena fiducia. Scendendo più nel dettaglio dei servizi, questa particolare tipologia di clientela chiede soluzioni di investimento personalizzabili, costruite su modelli di investimento solidi e rigorosi. Sulla base di questo approccio, notiamo una forte domanda di consulenza non solo finanziaria, ma anche sui temi di pianificazione previdenziale, fiscale, successoria e su tutti gli strumenti che riguardano l’asset protection e la family governance. A questi si aggiungono servizi più specifici per i clienti imprenditori, come l’affiancamento sui temi di corporate advisory e M&A, o gli investimenti alternativi o soluzioni personalizzate nell’ambito insurance».

Che cosa farete per i vostri private banker?

«Per i nostri private banker abbiamo previsto percorsi formativi di alto livello; siamo infatti convinti che una gestione qualificata dei clienti con portafogli elevati comporti la necessità da un lato di migliorare le loro competenze in ambito finanziario, focus della loro attività, ma anche di svilupparne di nuove in servizi complementari alla pianificazione finanziaria».


Fintech «Ora servono linee guida nazionali»

ROMA

È INDISPENSABILE una policy nazionale in materia di fintech, ovvero tecnologia applicata alla finanza, «tenendo conto che gli intermediari finanziari, in particolare le banche, sono in una fase in cui si stanno ristrutturando, come si vede ora sugli Npl e che dovrebbero cercare un modello di informatizzazione molto spinto per far fronte ai rischi e alle opportunità del futuro». Così il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sentito in commissione Finanza alla Camera in merito all’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario. «Questo – ha indicato Vegas – comporta investimenti in una fase in cui in conseguenza della crisi ci sono costi. Ci sono difficoltà – ha ammesso il numero uno della Consob – ma è un settore in cui è indispensabile iniziare a guardare avanti». Vegas ha anche sottolineato l’importanza a livello europeo di un «capital market union molto forte, che diversifichi i criteri e ne controlli l’implementazione potrebbe essere consono a questo bisogno». Tuttavia, ha eccepito, «il progetto europeo su questo lato mi sembra debole anche perché non conferisce all’Autorità dei mercati europei gli stessi poteri della Bce. Certo, sono due entità diverse ma un irrobustimento sarebbe stato migliore».