Il porto di Ancona

La ferrovia fino alle banchine
Porto, la rinascita di Ancona

ANCONA

SI VA DALLE STELLE alle stalle guardando il sistema dei trasporti delle Marche. Nel mezzo ci stanno anche gli ibridi. Un caso per tutti? L’Interporto di Jesi, infrastruttura nata negli anni Novanta per diventare una base per lo scambio delle merci su gomma. Una storia politica, perché tutti i grandi industriali della Regione avevano inizialmente storto la bocca su questa opera e sulla sua utilità. Le stelle riguardano soprattutto il porto di Ancona, il terzo per importanza dell’Adriatico dopo Trieste e Bari. Entro la fine del prossimo anno, per sollevare la viabilità della città, arriverà la ferrovia sulle banchine: un’opera da 2 milioni e mezzo di euro (progetto fatto e solo da appaltare), ma fondamentale anche sotto il profilo dell’inquinamento dell’aria perché su una movimentazione di 200.000 container, il 30 per cento circa prenderà poi il ‘cammino’ attraverso i vagoni. E come dice Rodolfo Giampieri alla guida dell’autorità portuale del medio Adriatico «qui stiamo parlando di una banchina che è lunga 220 chilometri perché va da Pesaro fino ad Ortona in Abruzzo». Vi lavorano nello scalo regionale 5400 persone: un sistema complesso e articolato, perché nel contenitore c’è di tutto: dalla Fincantieri che ha garantito lavoro fino al 2022, la cantieristica legata agli yacht di gran lusso fino al trasporto passeggeri: 1 milione di persone in un anno che si imbarcano da Ancona e che potrebbero aumentare a dismisura perché la MSC crociere è intenzionata ad usare lo scalo dorico per la partenza delle sue navi passeggeri.

IL PORTO è una delle poche cose in forte espansione e all’altezza dei tempi all’interno di una regione che invece mostra tantissime lacune ed è alle prese con infrastrutture, tipo aeroporto, che hanno visto passare più manager che passeggeri, senza però riuscire a venire a capo di una gestione che ha prodotto solamente debiti fino a raggiungere i 40 milioni. Ma lo scalo di Falconara non si può chiudere anche perché viaggia in stretta correlazione con il porto. Aeroporto che ha poi una carenza non secondaria: non ha voli diretti per Milano per una normativa legata al vecchio governo Bersani, che poneva paletti sulle lunghezza delle tratte.

IL PETTINE rovesciato, e cioè quello della viabilità stradale, regge esclusivamente sull’asse statale Adriatica e autostrada A-14. Tutte le strade di penetrazione verso l’interno e soprattutto verso il Tirreno mostrano carenze anche se qualche tratto ha preso vita come la Civitanova-Foligno, uno dei ‘bracci’ della Quadrilatero. Il resto mostra crepe e disfunzioni. Come il sistema ferroviario che corre parallelo a quello stradale: lungo la costa. L’unico binario che vive e sopravvive, tranne la domenica, è quello che va da Ascoli Piceno a Porto d’Ascoli, sulla costa, che ha resistito a tutte le crisi ed a tutte le revisioni, per il trasporto dei pendolari. L’unico vero collegamento con il Tirreno resta il tratto Ancona-Roma che è ad un solo binario. Da anni si parla di un raddoppio della linea, ma di concreto ancora non si è visto nulla. E adesso, sopra a questi problemi antichi e moderni occorre metterci tutti i grandi danni creati dal terremoto in tutta l’area sud della Regione.

m.g.

Di | 2018-04-09T10:26:32+00:00 01/03/2017|Focus Logistica|