Il robot promuove
le criptovalute
Le obbligazioni
una scelta sicura

ROMA

SELFIEWEALTH ha iniziato l’anno con l’80% delle strategie positive su tutte le linee di portafogli a basso, medio e alto rischio. La chiave di successo passa per il bilanciamento ottimale del portafoglio che, al momento attuale, l’intelligenza artificiale ottimizza dedicando il 33,81% del capitale al settore obbligazionario (sia corporate che titoli di Stato), il 15,61% ai fondi comuni di investimento, il 29,76% al comparto azionario, il 6,99% agli Etf – soluzione alternativa e low cost rispetto ai fondi comuni – e il 6,5% suddiviso in valute estere. Il robot formula previsioni, per gli investitori più innovativi, anche sulle criptovalute che, nonostante i recenti attacchi dei finanziari Warren Buffett e George Soros, continuano a capitalizzare circa 550 miliardi di dollari complessivi consolidandosi come una asset class alternativa a quelle tradizionali, soprattutto per gli investitori in tecnologia come l’annunciato Ico, Initial coin offering, per 2 miliardi di dollari, di Telegram. SelfieWealth e i suoi algoritmi rimangono positivi sulle tendenze di prezzo delle criptomonete.

LA VOLATILITÀ dei mercati, spesso indice della frenesia degli operatori, rimane nella media pur con una tendenza a crescere, con il SelfieWealth volatility index intorno a quota 9%. In termini di asset allocation geografica, il robot punta molto sull’Europa, in primis su Germania, Irlanda, Regno Unito e Austria, mentre sul resto del globo svetta l’Australia. Bene congiunturalmente anche la Grecia. La strategia del RoboAdvisor, nel corso del 2017, ha visto diverse fasi durante le quali l’intelligenza artificiale ha cambiato la diversificazione geografica, alternando Asia, America e Europa; è stata poi aggressiva per quanto concerne l’asset allocation, tenendo elevata la quota di investimenti azionari nei portafogli per circa 10 mesi, puntando quasi sempre su singole azioni pescate tra le migliori presenti nel paniere globale, facendo dunque quello che si chiama stock picking puro, utilizzando dove possibile Etf e raramente allocando fondi comuni di investimenti. Un punto saliente dell’anno appena trascorso, è che il robot ha trascurato il mondo del risparmio gestito, preferendo in buona sostanza una scelta di prodotti e di strumenti di investimento puntuale, senza rivolgersi a strumenti collettivi. Tutto ciò ha permesso ai portafogli sintetici di essere profittevoli per oltre l’83% dei casi (8 portafogli su 10 hanno portato profitto) con lo stock picking che ha funzionato in circa il 73% dei casi (7 titoli su 10 consigliati hanno effettivamente guadagnato). Infine un altro dato di interesse viene dal mondo criptovalute: Selfiewealth.com ha iniziato a monitorare il mercato già a inizio 2017. Solo da ultimo in Italia è scoppiata la Bitcoin mania, ma i sistemi hanno rilevato un’esplosione degli scambi già ad aprile, dove il rapporto tra il totale degli scambi quotidiani e il totale della valuta emessa ha fatto un balzo enorme, passando da una media dell’1% a una media del 3%, con picchi quasi al 5%. Ecco perché il robot rimane positivo sulle tendenze delle criptovalute per il 2018.

A cura di SelfieWealth


Sconti fiscali per Piazza Affari
L’approdo in Borsa costa meno
«Così cresceranno le matricole»

Giuseppe Catapano

MILANO

LA NOVITÀ è contenuta nella Legge di Bilancio 2018: credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza che le Pmi sostengono per quotarsi in Borsa fino al 31 dicembre 2020, per un importo massimo di 500mila euro ad azienda. Conseguenza: «C’è la concreta possibilità – dice Andrea Caraceni, amministratore delegato di Cfo Sim – Corporate Family Office, intermediario finanziario indipendente – che nei prossimi mesi si assista a un aumento delle società che decideranno di quotarsi: la misura prevista dalla Legge di Bilancio si aggiunge ad altri fattori favorevoli non solo fiscali, ma anche normativo-regolamentari e strategici. Si tratta comunque di un sostegno molto importante».

CFO SIM, attraverso la divisione di investment banking, assiste le aziende nel cammino che porta all’approdo in Borsa (Dba Group e Orsero, attraverso la spac Glenalta Food, sono alcune delle realtà clienti che hanno terminato il percorso con successo). Caraceni è un professionista da trent’anni nel settore. «Nello scenario degli ultimi anni – spiega – le banche tendono a erogare credito per finanziare il capitale circolante o investimenti in impianti, mentre sono meno disponibili per operazioni straordinarie. E allora la quotazione diventa un’opportunità anche per reperire quelle risorse che possono servire, ad esempio, per progetti di internazionalizzazione».

GIÀ, ma quanto costa andare in Borsa? «Ipotizzando un collocamento in Borsa di circa 20 milioni di euro, la quotazione costa circa il 5-6% del totale, quindi attorno al milione di euro, compresi i costi per i consulenti esterni». Gli step da affrontare sono diversi: occorre coinvolgere uno studio legale, un global coordinator che agevoli l’individuazione degli investitori e che si interfacci con le autorità competenti, infine il nomad in caso di quotazione all’Aim. Non manca di certo la burocrazia. «Ma c’è una parte di burocrazia buona – avverte Caraceni – perché è quella che obbliga gli imprenditori a gestire la società in modo trasparente e strutturato, impegnandosi anche a programmare le attività indicando obiettivi e strategie. La variabile del tempo dipende dal mercato scelto perché, ad esempio, i requisiti dell’Aim sono meno stringenti rispetto a quelli del mercato tradizionale. Ipotizzando che un’azienda sia già a un livello avanzato di governance, sono necessari circa quattro mesi per l’Aim, dove l’organo controllore non è la Consob ma una società specializzata indicata dalla Borsa (Nomad), e dai sei ai nove mesi per mercato ufficiale Mta o Star». Il vantaggio è che la quotazione «consente a un’azienda di compiere un autentico salto di qualità, perché le risorse finanziarie arrivano non dalle banche ma da investitori diversi, istituzionali, fondi di investimento o risparmiatori. Si va in Borsa per crescere e per avere un nuovo orizzonte di business, per risolvere un problema generazionale di gestione oppure semplicemente per ottenere liquidità. È un’opportunità».

I SETTORI più in salute – e di conseguenza quelli dai quali potrebbe arrivare la maggior parte delle richieste di quotazione – «sono quelli in cui l’Italia storicamente eccelle: l’agroalimentare, il comparto del lusso e del fashion, quello dei macchinari e software per industria e del software per le infrastrutture. A medio termine prevedo una crescita anche nella catena del turismo».


La mappa Calano i rischi di mancato pagamento

ROMA

LO SCENARIO globale descrive una ripresa: calano i rischi di mancato pagamento. Lo testimonia la nuova edizione della ‘Mappa dei rischi’ di Sace (Gruppo Cdp). Sui 198 Paesi analizzati, sono 32 quelli che hanno migliorato la loro categoria di rischio e 156 quelli che sono rimasti stabili (in totale rappresentano circa il 91% dell’export italiano, ovvero circa 380 miliardi di euro). Le economie che hanno peggiorato la propria categoria di rischio sono 10 e rappresentano 38,5 miliardi di euro di export e pesano per il 9%. Portogallo, Islanda, Slovenia mostrano una variazione positiva superiore alla media, tra i Paesi emergenti buoni i miglioramenti di Egitto, Russia, Brasile, India e Argentina (quest’ultima su livelli di rischio comunque elevati). Peggiorano invece la Cina, che sconta le preoccupazioni sull’elevato livello di indebitamento, e il Sudafrica, caratterizzato da un’economia ancora stagnante e su cui pesa l’incertezza politica legata alla nomina del nuovo presidente.

IL QUADRO delineato dal nuovo studio è quello di un miglioramento complessivo dei livelli di rischiosità, con effetti positivi sull’andamento degli scambi internazionali e sull’economia italiana, in particolare sull’export che nel 2017 ha segnato un balzo inaspettato. Ma restano alcuni elementi di instabilità: elevati livelli di indebitamento e incertezza sulla ripresa del ciclo delle commodity pesano soprattutto sugli emergenti, mentre instabilità e fenomeni di violenza politica si diffondono in aree nuove del globo. Le imprese italiane si troveranno quindi a operare in un contesto in miglioramento, che però resta fragile. «Il 2017 è stato un anno positivo per l’economia globale che ha spinto anche la ripresa del commercio internazionale – spiega Beniamino Quintieri, presidente di Sace –. Prevediamo un 2018 ancora in crescita, ma non privo di rischi». Nello scenario per il 2018 evidenziato dalla mappa, anche i rischi di natura politica registrano un miglioramento a livello globale. Il rischio di violenza politica è invece l’unica fattispecie che riporta un lieve peggioramento a livello globale, passando da 44 a 45. Non mancano zone più circoscritte dove questi rischi restano ancora critici (Afghanistan, Libia, Pakistan, Venezuela). Medio Oriente e Nord Africa (Mena) e Africa subsahariana restano le aree più instabili con una media di rischio rispettivamente pari a 58/100 e 56/100.