IL PIANETA CHE CAMBIA

Il Pil pagherà il conto
dei cambiamenti climatici
Bombe d’acqua e siccità:
l’agricoltura cerca soluzioni

Alessandro Farruggia
ROMA

«SE IL riscaldamento aumenterà di oltre due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e non verranno attuate adeguate misure di adattamento, l’Europa rischia di essere esposta a condizioni meteorologiche estreme più frequenti e intense, con conseguenze economiche significative». Così lo studio Peseta III sull’impatto dei cambiamenti climatici sull’economia, la società e l’ambiente in Europa, realizzata Joint Research Centre (Jrc), l’hub scientifico della Commissione Ue. Che il costo dei cambiamenti climatici sarà salato lo dicono tutti i più qualificati centri di ricerca. L’impatto globale è stato stimato dall’Ocse tra l’1 e il 3.3% del Pil globale al 2060 e tra il 2 e il 10% al 2100.

LO STUDIO Peseta II del 2014 aveva stimato il totale i danni causati dal cambiamento climatico nell’Ue a 190 miliardi di euro all’anno al 2080 per uno scenario di aumento medio della temperatura di circa 3°C entro la fine del secolo), pari a un calo dell’1,8% del Pil attuale. Il danno scenderebbe a 120 miliardi in uno scenario a 2°C e comunque sarebbe più forte nell’Europa meridionale. Gli impatti saranno pesanti sulle zone costiere, sul rischio alluvioni, le infrastrutture, la produzione idroelettrica, la salute, il turismo, le foreste, la biodiversità, le assicurazioni, i dissesti idrogeologici e soprattutto l’agricoltura. Settore che già oggi paga il prezzo dei cambiamenti climatici.

COLDIRETTI stima in 14 miliardi i danni già causati dai cambiamenti climatici all’agricoltura italiana, cifra che potrebbe raddoppiare al 2030. Solo nel 2018 i danni sono stimati in 1.5 miliardi di euro. «L’agricoltura – spiega Coldiretti in una nota – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli. I cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio ». Gli impatti sono sull’intera filiera.

«IL CAMBIAMENTO climatico – osserva il responsabile ambiente di Coldiretti, Stefano Masini – ha provocato enormi danni danni a causa della siccità, di fenomeni estremi come le bombe d’acqua e le trombe d’aria ma anche per la comparsa di nuove patologie vegetali, basti pensare alla xilella. L’episodio che nel 2018 fa segnare una svolta è la tempesta di vento senza precedenti per estensione e per intensità che la colpito le nostre Alpi facendo danni incalcolabili alla silvicultura. Probabilmente è uno dei primi segnali plateali alle nostre latitudini di un cambiamento del clima rispetto al quale occorrerà svolgere una analisi sulla necessità di cambiamenti strutturali nel come si fa agricoltura, a partire dalle varietà coltivate perchè con le temperature più alte si spostano le zone climatiche».

MA GLI IMPATTI risulteranno elevati in molti ambiti, soprattutto se il riscaldamento sarà superiore ai 2 gradi. «L’aumento delle temperature e l’aumento dei periodi caldi – osserva lo studio Peseta III – potrebbero comportare ulteriori 132.000 vittime annue da ondate di caldo, mentre in alcuni Paesi dell’Europa meridionale la produttività del lavoro potrebbe diminuire del 10-15%; i cambiamenti nella fioritura dei fiori/piante, nella stagione di crescita e i cambiamenti nel contenuto idrico del suolo influenzeranno la produttività dell’agricoltura e l’idoneità degli habitat, con un potenziale raddoppio della zona climatica arida; i livelli del mare aumenteranno lungo le coste europee, con un conseguente aumento di 5 volte dei danni provocati dalle alluvioni costiere ».

«TRE VOLTE più persone – prosegue la ricerca finanziata dalla Commissione Ue – saranno esposte alle inondazioni fluviali, mentre i danni provocati dalle inondazioni potrebbero aumentare da 5,3 miliardi di euro/anno a 17,5 miliardi di euro/anno. La richiesta di energia per il riscaldamento diminuirà, ma il fabbisogno energetico per il raffreddamento degli spazi aumenterà rapidamente. Le regioni meridionali dell’Europa potrebbero dover affrontare crescenti carenze idriche e maggiori siccità».

A FRONTE di tutto questo l’esito della recente conferenza (COP24) sul clima di Katowice è largamente inadeguato. E’ vero che è stato in larga parte approvato il ‘libro delle regole’ che consentirà di rendere operativo l’accordo globale sul clima di Parigi del 2015, ma i tempi restano troppo lunghi e comunque gli impegni di riduzione delle emissioni sono assolutamente volontari e per ora (la prima revisione sarà al 2020) totalmente inadeguati.

Di |2018-12-24T11:46:48+00:0024/12/2018|Primo piano|