Plasmon, la merenda che racconta l’infanzia
«Il nostro futuro? Le materie prime italiane»

Felipe Della Negra, managing director Italia di The Kraft Heinz Company

«L’obiettivo è mettere a disposizione dei genitori soluzioni semplici,
naturali e di qualità che rispondano alle specifiche esigenze dei bambini»

di Andrea Ropa
LATINA

Dieci milioni di investimenti in tre anni, 85% delle materie prime di origine italiana entro la prima metà del 2020, assoluta trasparenza sulla filiera e sull‘origine di tutte le materie prime. E poi il debutto – sempre nel 2020 – dei ‘Puff’, snack per bambini nelle versioni carota e pomodoro e zucca e pomodoro. Lasciata alle spalle la fase acuta della crisi, che ha fatto scattare la solidarietà per i 309 dipendenti dello stabilimento di Latina, Plasmon – lo storico marchio di biscotti per l‘infanzia – mette a fuoco la strategia di rilancio per il prossimo triennio. A guidarla è un manager brasiliano con mamma piemontese, Felipe Della Negra (nella foto in alto a destra), managing director Italia di The Kraft Heinz Company, l’azienda che ha in portafoglio il brand Plasmon. «Abbiamo tra le mani un gioiello dal grande valore emozionale per generazioni di italiani e allo stesso tempo siamo detentori di un know-how in termini di qualità, sicurezza e innovazione che viene da oltre cent’anni di esperienza negli alimenti per l’infanzia. Valorizzare al massimo questi asset per offrire alle mamme e ai papà il meglio per i loro bambini è il nostro impegno da sempre: da oggi ancora di più, con il progetto ‘Filiera Italiana’, sul quale stiamo investendo con l’ambizione di portare ricadute positive su tutta la categoria, sul nostro brand e di conseguenza sul nostro stabilimento di Latina.
Qual è il ruolo dell’Italia e della sua filiera agroalimentare nei piani di Plasmon?
«Quello di protagonista assoluta. Non a caso il nostro nuovo packaging porta un bollino tricolore che evidenzia i punti di forza di Plasmon. Abbiamo scelto di investire sull’Italia, sulle sue materie prime e sulla sua filiera, una delle eccellenze più riconosciute nel mondo e nel settore del baby food, con un progetto da dieci milioni di euro in tre anni, dove la trasparenza è in primo piano».
Come e dove selezionate le materie prime?
«Stiamo finalizzando un percorso che entro la prima metà del 2020 vedrà l’85% dei nostri prodotti realizzati con materie prime italiane. Il restante 15% o non sarà reperito in Italia perché le migliori si trovano in altre località per ovvi motivi geografici, ad esempio la banana e il mango».
Nei mesi scorsi si è parlato di una cessione del marchio Plasmon da parte di Kraft-Heinz: è uno scenario possibile?
«Plasmon è oggi il nostro investimento per il futuro. A inizio anno, in fase di definizione strategica globale dell’azienda, è stata considerata l’opportunità di vendere il marchio, ma a conclusione di attente riflessioni abbiamo invece scelto di metterlo al centro della nostra strategia di crescita. Perché crediamo fortemente nel suo potenziale e in quello del mercato in cui opera».
Alla luce di ciò quali opportunità di business si aprono per il marchio Plasmon?
«Quello degli alimenti per l’infanzia è un mercato che sta crescendo molto all’estero, in particolare in Cina, Russia, Canada e Libia. I dati ci dicono che il fatturato mondiale del baby food crescerà del 5% all’anno per i prossimi cinque anni. E oggi Plasmon vende all’estero circa il 10% di quello che produce: il potenziale di crescita perciò è molto ampio, senza dimenticare che l’italianità ha sempre grande appeal presso i consumatori stranieri».
E il mercato italiano?
«Qui il baby food ha registrato una decrescita negli ultimi anni, legata al fatto che si fanno sempre meno figli- Ma ritornerà a crescere grazie ai cambiamenti socio culturali in atto: flussi migratori, approccio culturale, politiche di supporto. Nell’attesa, ci muoviamo per portare sul mercato innovazioni di categoria che accompagnano i bambini più a lungo nel loro percorso della corretta alimentazione, in evoluzione con le esigenze di mamme e papà».
Quali sono i prodotti pronti per il lancio nel 2020?
«Le innovazioni principali riguardano nuovi segmenti di mercato, in particolare quello dello snacking. L’obiettivo è mettere a disposizione dei genitori soluzioni semplici, naturali e di qualità che rispondano alle specifiche esigenze dei bambini, dai neonati ai più grandicelli, tra un pasto e l’altro. Senza dimenticare le fonti alternative di proteine, i legumi, sempre più centrali nella dieta degli italiani. Si stima che in 5 anni consumeranno molti più vegetali, pesce e carni bianche a discapito di carni rosse e insaccati. Quest’anno abbiamo lanciato l’omogenizzato di lenticchie e quello di ceci. L’anno prossimo arriveranno piselli e fagioli. Innovazioni che mancavano sul mercato, considerando che i legumi sono tra le materie prime più difficili da reperire e trattare».
E la frutta?
«Nel 2020 arriveranno nuovi gusti delle pouches, le purea di sola frutta, con ricette innovative e un design pensato apposta per facilitare l’autonomia dei bambini e divertire i più grandi

Nata a Milano nel 1902

Bimbi sani, forti e plasmati nella forma migliore

Fondata a Milano nel 1902 col nome di ‘Sindacato Italiano del Plasmon’, la società nacque con lo scopo di produrre e commercializzare il Plasmon puro, un concentrato proteico in grado di integrare le esigenze nutrizionali della prima infanzia dell’epoca, nonché la ricerca di tutte le sue ulteriori applicazioni. Il nome Plasmon evoca la finalità sui potenziali consumatori: favorirne la crescita sana e forte, ‘plasmarli’ nella forma migliore. Il prodotto era il frutto di una ricerca scientifica congiunta tra Germania ed Inghilterra; proprio in questi Paesi venne inizialmente brevettato e prodotto il Plasmon che verrà poi esportato nel resto d’Europa.