Alpitour viaggia verso i due miliardi di fatturato
«La crescita del turismo non fa soste»

Il tour operator guidato da Gabriele Burgio conferma il suo primato in Italia

«Tutte le aziende del gruppo hanno registrato il miglior risultato della loro storia
Vacanze via web? Con la nostra area informatica teniamo il passo»

di Giuliano Molossi
MILANO

Un fatturato che sfiora i 2 miliardi di euro, 17 alberghi, 13 aerei, un gruppo che comprende marchi dell’industria delle vacanze come Francorosso, Viaggidea, Turisanda e Bravo Club, una quota di mercato del 25 per cento. Alpitour si avvia alla chiusura dell’anno forte di risultati che confermano il suo primato fra i tour operator italiani. Il turismo non conosce crisi, cambiano le mete ma i clienti aumentano, il web la fa da padrone nelle semplici prenotazioni di treni e voli, ma chi deve organizzare una vacanza, soprattutto all’estero, continua a mettersi nelle mani di brand noti, credibili e affidabili. Per avere assistenza e per viaggiare senza pensieri. La società, detenuta al 70% dalla Tip di Giovanni Tamburi, holding del lifestyle italiano, da sette anni è guidata da Gabriele Burgio, 65 anni, che ne è presidente e amministratore delegato.
Presidente Burgio, come va il mercato del turismo? Continua la crescita?
«Secondo il World travel tourist council, l’organizzazione privata che segue l’andamento del turismo a livello mondiale, la percentuale sul prodotto interno lordo mondiale nel 2018 era del 10,4 ma fra dieci anni si prevede che arrivi all’11,5 con la conseguente creazione di 100 milioni di nuovi posti di lavoro. È una crescita che sembra non conoscere soste ».
Anche in Italia?
«Distinguiamo fra gli stranieri che vengono in Italia e gli italiani che vanno all’estero. I primi continuano ad aumentare, anche se spesso è un turismo povero, come si dice in gergo, cioè tanta gente che spende poco. I croceristi, ad esempio, alterano i flussi perché sono visitatori di un giorno. Gli italiani che vanno in vacanza, in Italia come all’estero, sono in crescita. Quest’anno hanno sofferto un po’ le località di mare italiane più tradizionali». Prezzi troppo alti? «La vacanza in Italia è diventata cara se la paragoniamo a una vacanza, ad esempio in Egitto comprensiva del viaggio aereo».
E per Alpitour com’è andato l’anno?
«Bene, abbiamo avuto un incremento del 10 per cento dei clienti complessivi, consolidiamo la nostra leadership crescendo più del mercato. Un calo lo abbiamo registrato solo alle Canarie, in Spagna e Grecia, come un po’ tutti peraltro, mentre abbiamo fatto ottimi risultati in Egitto, Oceano Indiano e Oriente, in particolare Vietnam e Myanmar. Tutte le aziende che compongono il nostro gruppo hanno registrato quest’anno il miglior risultato della loro storia».
A un tour operator come il vostro non ha provocato danni, quantomeno di immagine, il disastroso fallimento di un colosso come Thomas Cook?
«Thomas Cook è fallito a causa di scelte aziendali sbagliate come quella dell’acquisizione di My Travel, costata la perdita di un miliardo di sterline. Non è il modello di business che viene messo in discussione, in Europa ci sono tanti tour operator che funzionano».
Il turismo via web vi metterà alle corde? Internet ha tolto molti clienti alle agenzie di viaggi.
«Questo è vero solo in parte, perché più il viaggio è lontano, più la famiglia è numerosa e più la gente sceglie il tour operator. Noi siamo sempre presenti per qualsiasi esigenza, rispondiamo al telefono 24 ore su 24, diamo tranquillità al turista».
La crescita dei volumi del turismo consente a tutti di ritagliarsi uno spazio. O no?
«Esattamente».
La rivoluzione digitale ha cambiato anche voi?
«Certo. Oggi in Alpitour abbiamo 90 persone che lavorano nell’area informatica. Questo ci rende più veloci e più efficienti. I turisti ormai scelgono il viaggio davanti allo schermo del computer, non sfogliando un catalogo».

L’espansione dal 1947

Tutto cominciò con brevi tragitti in bus e in treno

Alpitour nasce sulle macerie della seconda guerra mondiale, nel 1947, come piccola agenzia di viaggi specializzata in brevi trasferimenti, a bordo di treni e bus, in occasione di eventi speciali. Oggi il gruppo conta cinque divisioni e ha aggiunto marchi noti nel mondo delle vacanze: Francorosso, Viaggidea, Turisanda, Bravo club, Karambola, Swantour e Presstour. Negli ultimi anni l’espansione ha avuto un’accelerazione, grazie anche all’ingresso nell’azionariato di Tamburi Investment Partners che ha portato nuova liquidità e una maggiore compattezza nell’azienda: questo ha permesso di finalizzare ulteriori acquisizioni per accorciare la distanza con i big del turismo mondiale.