Aerei e alberghi di proprietà per costruire viaggi su misura. È la sfida al mondo delle low cost
«Fidelizziamo i nostri clienti anticipando le loro richieste»

Il futuro è nella strategia della personalizzazione
In catalogo anche formule per giovani squattrinati

MILANO

Il viaggio su misura. Come se fosse un abito, ritagliato secondo le esigenze del cliente. La vacanza personalizzata: è questa la grande sfida di Alpitour e degli altri tour operator per rispondere all’offensiva degli operatori low cost che hanno invaso il settore.
Offrire al cliente quello che gli altri non riescono a offrire? È questa la strada per battere la concorrenza?
«Sì – risponde Gabriele Burgio, numero uno di Alpitour –, in tutti i settori i più grossi investimenti in tecnologia vengono fatti proprio per capire cosa vuole il cliente in modo da anticiparlo nelle sue richieste. Per esempio, se noi sappiamo che un certo cliente ha due bambini, che ama i posti di mare con una bella spiaggia, gli proporremo soluzioni che siano in linea con quello che è stato il suo modello di acquisto di un pacchetto vacanza le volte precedenti. In questo modo si crea una fedeltà al brand molto importante perché è talmente caro conquistare un cliente che è molto meno caro mantenerlo se si opera in modo intelligente per tenerselo stretto».
Voi siete il tour operator delle famiglie, ma agli studenti, ai giovani single e un po’ squattrinati ci pensate?
«Certamente. Per loro grazie ai nostri ragazzi di UTravel, la start up interna al gruppo, offriamo ai nostri clienti con meno di 30 anni la possibilità di stabilire un certo budget per la loro vacanza e in base a quello noi, appena cinque giorni prima della partenza, gli comunichiamo la destinazione. Una formula di viaggio all inclusive a sorpresa che ha avuto molto successo, è piaciuta tantissimo. È un segmento di mercato ancora piccolo ma molto promettente ».
I viaggi che comportano un volo vengono fatti con la vostra flotta aerea, la Neos. Quanto è importante per voi?
«Moltissimo. Il 25 per cento del nostro fatturato viene da qui, tenendo conto anche dei clienti esterni. Abbiamo 13 Boeing 737 e 787 che portano i clienti in vacanza con voli diretti che atterrano a poche decine di minuti dal villaggio. Questo è molto apprezzato».
Quali sono le mete che stanno avendo più successo?
«C’è molto interesse per l’Oman. Un’altra destinazione che sta crescendo molto è il Myanmar, l’ex Birmania. Poi continua ad andar bene il Vietnam, abbiamo un nuovo albergo a Zanzibar e un nuovo resort alle Maldive».
Anche la vostra divisione alberghiera è una voce importante del fatturato?
«Sì, la proprietà o la gestione di hotel e resort per noi è fondamentale. Possiamo crescere avendo nostri aerei e nostri alberghi. Ogni giorno di più stiamo interpretando il ruolo di tour operator cercando di avere prodotti di proprietà. È così che la nostra offerta può diventare ancora più forte».

Giuliano Molossi

Infrastrutture, formazione e meno leggi
Linfa al settore in tre mosse

«Ecco cosa farei se fossi ministro»

MILANO

Immaginiamo, solo per gioco s’intende, che il presidente di un grande gruppo dell’industria delle vacanze venga nominato ministro del turismo. Immaginiamo che la scelta cada su Gabriele Burgio, amministratore delegato e presidente di Alpitour. Ecco le sue proposte e i passi per dar linfa al settore. «C’è una galassia di normative che bloccano o rendono difficile l’attività turistica. Queste dovrebbero essere semplificate il più possibile ma bisognerebbe fare uno sforzo complessivo, sia a livello locale che a livello centrale. Prendiamo le concessioni delle spiagge: c’è un procedimento lento e complesso che frena l’attività. Poi serve maggior flessibilità su tutto il mondo di chi lavora nell’industria delle vacanze, perché sono attività stagionali. A tutti noi piacerebbe che in Sicilia o in Sardegna ci fosse il sole dodici mesi all’anno ma purtroppo non è così. Un’altra cosa che bisognerebbe fare è la formazione che in altri Paesi ha benefici fiscali importanti. Formare ad esempio il personale di cucina degli alberghi sulla sostenibilità, sulle diete vegane o gluten free. Le esigenze dei consumatori stanno cambiando in fretta e non possiamo farci trovare impreparati. Se poi parliamo di politica industriale ci sarebbe da fare molto per migliorare l’accoglienza negli aeroporti, e poi lavorare sulle infrastrutture, che però non sono di competenza del ministro del turismo, penso ad esempio alle autostrade incompiute in Sicilia. I posti vanno raggiunti comodamente. Non possiamo pensare che uno prenda un aereo a Duesseldorf, ci metta due ore per arrivare in un qualunque aeroporto del Sud Italia e poi impieghi altre due ore per raggiungere il suo albergo».

g. m.