«Adesso il negozio siamo noi. Non è una guerra di prezzi con la grande distribuzione. Basta con gli schemi territoriali stiamo aprendo in tutta Italia»

L’ad: «Abbiamo calcolato benefici tra il 13 e il 15%
Solo la scorsa settimana sono stati inaugurati 10 punti»

TREIA (Macerata)

«Prima gli acquirenti li aspettavi, ora devi andarli a catturare. Prima il mio negoziante era un cliente, ora diventa un imprenditore, un partner della Lube. Prima eravamo dentro un contenitore, ora il negozio siamo noi. Per sfidare la grande distribuzione non ci interessa una guerra di prezzi: la convenienza non è data solo dal costo di un prodotto, ma anche dalla sua qualità. Ed è combinando questi due aspetti che abbiamo lanciato la nostra sfida alle grandi realtà del mondo delle cucine e dell’arredamento». Fabio Giulianelli ha tracciato una nuova rotta per l’azienda di cui è amministratore delegato. Dopo mezzo secolo di crescita, serviva una svolta, che è stata inaugurata circa due anni fa e che sta aprendo nuovi scenari di sviluppo.
Giulianelli, come è cambiato l’approccio del Gruppo Lube?
«Dopo tanti anni era necessario ridiscutere alcuni aspetti e abbiamo voluto reinventarci: non essere più soltanto dei fornitori di cucine, ma dei partner dei nostri clienti. Loro stessi stanno cambiando, perché non porteranno più il loro nome, ma veicoleranno i marchi Lube e Creo. Loro sono i proprietari degli store, ma seguendo la nostra impostazione. Tutto ciò garantisce la possibilità per loro di non fermarsi a un negozio, ma di aprire diversi store con vantaggi in termini di pubblicità, di magazzini. Abbiamo calcolato benefici tra il 13 e il 15%. Solo la scorsa settimana abbiamo inaugurato dieci negozi in tutta Italia».
Qui si inserisce anche la distinzione tra i marchi Lube e Creo…
«Sì, il primo è il negozio tradizionale, mentre il secondo si pone in alternativa alla grande distribuzione non puntando solo sul prezzo, ma anche sulla qualità. Abbiamo richieste di nuove aperture da tutta Italia e nei prossimi due o tre anni Creo sarà una realtà ancora più importante».
Come spiegherebbe a un cliente la differenza tra Lube e Creo?
«Per usare una metafora automobilistica, vai da Creo per comprare una Volkswagen, mentre alla Lube trovi un’Audi. La cucina Creo è alla portata di tutti, ma con la qualità Lube».
Quali sono le aree di diffusione in Italia?
«Il nord è partito in anticipo: Lombardia, Veneto e Piemonte sono realtà consolidate. Ma ora ci stiamo diffondendo anche al sud. Le massime potenzialità di sviluppo sono in Emilia Romagna: abbiamo aperto a Sassuolo, Rimini, Parma. E andremo a Bologna».
Come hanno accolto la novità i vostri interlocutori? Ci sono delle resistenze di fronte al nuovo approccio?
«La difficoltà è solo nel far cambiare certi schemi ancorati a tradizioni ormai fuori tempo. Non si può competere con le grandi realtà di oggi rimanendo attaccati a una mentalità superata. Certi schemi familiari o territoriali vanno cambiati».

Giancarlo Falcioni


«Diventate antipatici»
L’ordine del manager riportò i trionfi

Stop alle sconfitte: la Lube è ancora la regina del volley

CIVITANOVA

«In azienda come nel volley, la nostra scelta è essere protagonisti. Al mondo Lube non interessa partecipare». Chi conosce Fabio Giulianelli sa bene che anche in campo sportivo la sua filosofia non si avvicina molto a quella del barone Pierre de Coubertin. Per il patron della Lube Volley Civitanova, campione d’Italia e d’Europa in carica nel volley maschile, l’importante non è partecipare ma essere protagonisti e ambiziosi. «Poi – concede l’ad della Lube –, ci può stare che perdi. Ma se mi svegliassi la mattina con l’obiettivo di accontentarmi e, nello sport, di vivacchiare a metà classifica, allora sarebbe meglio smettere». Non a caso alla vigilia della stagione 2018-2019, dopo un’annata punteggiata da cinque finali perse in altrettante competizioni italiane e internazionali, Giulianelli chiese ai suoi di essere più «ignoranti». Voleva una squadra antipatica. E i suoi campioni – leggende della pallavolo come Osmany Juantorena e Bruninho – l’hanno preso in parola, mettendo in bacheca lo scorso maggio sia lo scudetto (il quinto dal 2006) che la Champions League (bissando il successo del 2002). «Per noi – spiega Giulianelli – la pallavolo è un’esperienza esaltante, che ci permette di trasferire all’esterno la nostra filosofia di vita. E cioè che i successi li puoi raggiungere solo lavorando sodo e facendo tante rinunce. Sono queste le condizioni indispensabili per ottenere risultati. Quando fai dei sacrifici ti poni nella condizione di ambire al successo, che è l’unico modo per ripagarti di quello che fai. Senza lavoro e passione i risultati non si ottengono. Vale per le cucine come per il volley: non vinci se non fai meglio dell’avversario, se non lotti per conquistare quel famoso centimetro in più».

g. fal.

Industria e sport
Una vittoria tira l’altra

655 dipendenti e un palmares da campioni

La Lube conta oggi quattro stabilimenti produttivi e 655 dipendenti. Allo storico marchio, per una precisa scelta di strategia aziendale, è stato affiancato Creo. I negozi aprono in continuazione, spiega l’ad Fabio Giulianelli. Una decina solo nell’ultima settimana. «Le maggiori potenzialità di sviluppo – rivela l’ad – sono in Emilia Romagna. Abbiamo aperto a Sassuolo, Rimini e Parma. E andremo a Bologna». Il marchio Lube è sinomino di vittorie anche nel volley maschile. La squadra biancorossa ha vinto cinque scudetti (2006, 2012, 2014, 2017 e 2019), due Champions League (2002, 2019), cinque Coppe Italia (2001, 2003, 2008, 2009 e 2017) e tre Coppe Cev (2001, 2005 e 2006).