IL PATRON DI TESLA

Musk, il nerd che ha fatto i miliardi
Tra bolidi elettrici e viaggi spaziali
ha lanciato la sfida all’impossibile

di GI– USEPPE TURANI

PALO ALTO (California)

SE DENTRO la Silicon Valley c’è un visionario (anche troppo), questo è di sicuro Elon Musk. Per i suoi ammiratori forse è Gesù, o comunque un suo cugino dai poteri sovrannaturali. Nasce a Pretoria nel 1971, ma ormai è naturalizzato americano e vive in California. Che sia un genio è del tutto evidente. A dieci anni impara a programmare un computer, scrive un codice, che poi vende a una ditta informatica. Grosso modo alla stessa età finisce in ospedale perché i compagni di scuola lo buttano giù dalle scale, troppo secchione e indisponente. Con gli anni non è migliorato. Il carattere è rimasto spaventoso. Ma ormai sembra che abbia un patrimonio di 12 miliardi di dollari e nessuno lo getta più dalle scale. Però telefona sempre anche alle tre di notte ai suoi collaboratori per lamentarsi di qualcosa. E si è esibito spesso in passato in scene quasi da film comico, tipo portare la sua scrivania dirigenziale in mezzo alla fabbrica per spingere tutti a lavorare di più.

O DORMIRE in fabbrica dentro un poltrona a sacco, facendosi svegliare alla mattina con un calcio da un dipendente. E correndo poi a lavarsi in una palestra vicina: andare fino a casa avrebbe richiesto troppo tempo. I suoi soldi derivano dall’essere stato uno dei fondatori di Paypal, un sistema di pagamento noto a chi sta in rete, e poi venduto in cambio di miliardi di dollari. È stato sposato un paio di volte. Ha due lauree (economia e ingegneria). Ne avrebbe anche una terza, in scienza dei materiali, ma ha lasciato Stanford dopo appena due giorni.

IN REALTÀ vive in una specie di iperspazio tutto suo, in non-luoghi che inventa lui stesso. E ha due chiodi fissi: mandarci a vivere su Marte e farci viaggiare solo con auto elettriche. Di recente ha unito queste sue due passioni, spedendo una delle sue creature preferite, l’auto sportiva elettrica Roadster, su Marte con un razzo. Probabilmente è là, in qualche valle desolata, che prende polvere: non esistono su Marte colonnine per la ricarica e nemmeno qualcuno che possa ammirarla o guidarla (ma lui è per la guida autonoma). Ma il colpo di spettacolo è stato grande. Giornali pieni di foto di Marte visto dal cruscotto di una Roadster. Come a dire: domani anche voi potrete andare su Marte con una decapottabile elettrica. Un pazzo totale e incurabile? No. Probabilmente perderà tutte queste sue battaglie, ma intanto le sue auto elettriche sono bellissime, anche se per qualche misteriosa ragione non riesce a produrle (appena 50mila sulle 400mila che gli hanno ordinato, dice). Nel settore, poi, stanno entrando i cinesi (che sono pieni di energia elettrica) e saranno loro, non Musk, a metterci sull’auto elettrica. Lui, però, è quello che ha fatto le Ferrari della categoria (perdendoci una montagna di soldi). E che sta disperatamente provando la guida autonoma: non vuole il motore a scoppio, ma nemmeno l’autista. L’auto del futuro deve solo ricevere ordini: portami dalla zia, e quella va. Per ora, ogni tanto finisce sotto un camion mentre la zia aspetta con il tè e i pasticcini. Ma si migliora.

INSOMMA, Musk è un tipo così. Se gli regalate una Rolls Royce, lui comincia a pensare che come minimo bisogna farla volare, se no che gusto c’è? È praticamente certo che non porterà nessuno di noi a vivere su Marte (e perché mai?), ma intanto ha imparato molto bene come si fanno i razzi e in effetti oggi fa il pony expressspaziale anche per conto della Nasa. È diventato più bravo, molto più bravo di loro. Se mai la Nasa decidesse di tornare nello spazio, dovrà farlo con i suoi razzi, con i razzi del bambino che buttavano già dalle scale perché era un secchione. È anche il proprietario di Solar City, il più grande venditore di pannelli solari degli Usa. Ma non esiste attività umana che Musk non abbia cercato di superare. Ha inventato anche un sistema rivoluzionario di trasporto che dovrebbe portarci da Los Angeles a Roma in pochi minuti (un tubo più aria compressa). Ha fatto anche un esperimento in un deserto americano, che però è stato bloccato da un mucchio di sabbia. Poi, ovviamente, vuole collegare le nostre povere teste con l’intelligenza artificiale, dando vita a qualcosa che non si saprebbe definire oggi.

DI MUSK diremmo che è un creativo. Lui si diverte solo a immaginare ciò che sembra impossibile. Molti anni fa, proprio nella Silicon Valley, chiesi a alcuni giovani ricercatori del Jpl (dove disegnano l’architettura delle missioni spaziali) cosa facessero tutto il giorno. Risposta: «Cerchiamo di fare quello che la fisica dice che non si può fare». Ecco, Musk è così: vuole fare quello che sembra non si possa fare. Se qui c’è un mondo, lui lo trovi cinque passi più avanti. Lavora, dice, anche 23 ore al giorno. Però è anche umano, molto. A un suo biografo (cacciato via, naturalmente) avrebbe confidato: mi piace il mio lavoro, mi piacciono i miei bambini, ma vorrei più vita sentimentale, quante ore alla settimana richiede una ragazza? Sei, otto, dieci? Esiste un minimo sindacale?

Di | 2018-05-14T13:14:08+00:00 12/03/2018|Imprese|